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Guerra in Ucraina. Come la stiamo vivendo? Parola alla psicologa Laura Sabia

La guerra in Ucraina ci ha preso tutti alla sprovvista. Ansia, paura, continui aggiornamenti su social e media. Ne parliamo con la psicologa Laura Pia Sabia.

Guerra In Ucraina sembra un salto all’indietro di due anni. Emozioni e sentimenti simili a quelli della pandemia. Tanta preoccupazione e uno stato di ansia perenne. Ne parliamo con Laura Pia Sabia, psicologa e psicoterapeuta.

Cosa rappresenta per noi questa guerra alle porte dell’Europa?
Per noi europei la guerra è un evento anacronistico, difficile da comprendere.

Le immagini dei bombardamenti, di gente in fuga e bambini morti per noi non sono accettabili.

La prima reazione che abbiamo vissuto è quella di shock, a cui ha fatto seguito il disorientamento, la paura e l’angoscia. La guerra che di solito leggevamo dei libri, l’abbiamo trovata da un giorno all’altro vicina a noi. E se da un lato il nostro cervello acquisisce la notizia dall’altra fa fatica a contestualizzarla.

Quali sono i sintomi?
Quelli di un forte stress: insonnia intermittente, ansia, diminuzione o aumento dell’appetito, una sensazione di irrequietezza e un senso di impotenza, perché sappiamo di non poter fare nulla per risolvere questa situazione.
Viviamo un senso di burn out che ci porta a chiuderci come persone.

Cosa dobbiamo fare?
E’ importante portare fuori le angosce. Si ha paura di perdere il lavoro, gli affetti familiari, lo studio. Ci sentiamo pietrificati e abbandoniamo tutti i nostri obiettivi.

E’ importante invece  portare avanti la nostra quotidianità, cosa che abbiamo imparato a fare durante il lockdown.

 

Altro elemento importante è esporsi in modo corretto alle informazioni. Tenersi informati senza ossessionarsi con continui aggiornamenti sui media e sui social. Continuiamo a vivere la nostra vita.

Non tralasciamo le sensazioni di ansia e paura perché ci sono e dobbiamo viverle; ma proviamo a rispondere al nostro senso di impotenza cercando delle strategie.

Diamo un contributo alla situazione con un momento di preghiera per chi è religioso oppure partecipare ad una manifestazione pacifista, supportiamo con aiuti umanitari o con ore di volontariato a chi si sta impegnando nel sostenere la popolazione ucraina.

E il vostro ruolo di psicologo ora qual è?

Aiutiamo le persone ad entrare in contatto con le loro paure più profonde, le ascoltiamo e le sosteniamo a trovare le proprie risorse interne per affrontare ciò che li angoscia.

La guerra in termini di paura è paragonabile a quello che abbiamo vissuto con la pandemia?
Sicuramente, anche lì ci siamo trovati davanti ad un nemico, invisibile, che non sapevamo come affrontare. E dopo la fase iniziale di shock abbiamo attivato le nostre strategie per sopravvivere, attualmente non abbiamo fatto in tempo ad uscirne dalla pandemia che ci siamo trovati in un’altra situazione simile. A rischio sono i soggetti più fragili e vulnerabili che vivono un forte senso di instabilità.

Chi sono i soggetti più fragili?
Sicuramente adolescenti e giovani. Con la pandemia le certezze di questi ragazzi si sono fatte in mille pezzi e lo notiamo dall’aumento della tasso di abbandono scolastico nella nostra regione. I giovani sentono l’incertezza del loro futuro e si sentono minacciati da questi eventi, è quanto mai necessario sostenerli in questa fase.

E’ importante parlarne in famiglia, raccontare quello che accade realmente e provare a trovare delle soluzioni comunitarie. Parlane insieme è sicuramente il primo passo da fare.

 

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