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Il professional coach, l’esperienza di Tiziano Mele

Coach, mental coach, coaching. Una nuova figura professionale si affaccia all'orizzonte. A presentarla Tiziano Mele.

Il Coach. Una nuova figura professionale di cui si parla tanto, ma poco si conosce. A raccontarci la sua esperienza lavorativa Tiziano Mele. Anni 49 residente a Brindisi con alle spalle una attività di comunicatore per il noprofit.

Tiziano Mele è l’entusiasmo fatto persona, una cascata di buon umore.

Tiziano cos’è il coach?
Coach è un parola inglese che vuole dire letteralmente “accompagnare a cavallo”. Come il cocchiere il coach aiuta il cliente al raggiungimento di uno obiettivo che può essere lavorativo, sportivo o personale.

Ad esempio?
Abbiamo visto il grande risultato di Marcell Jacobs alle olimpiadi. L’atleta ha ringraziato pubblicamente la sua mental coach Nicoletta Romanazzi, tributandole parte del risultato.

Il compito del coach è aiutare a superare i propri limiti e paletti mentali.

Uno psicologo per caso?
Assolutamente no. Noi puntiamo al raggiungimento di un obiettivo, lo psicologo invece lavora su un problema irrisolto. Anche le metodologie di lavoro sono diverse.

Quindi cosa fate?
Lavoriamo su un obiettivo comune, mettendoci vicino al cliente. Camminiamo al suo stesso passo, identifichiamo  insieme le cose che non vanno e proviamo insieme a superare la meta. Faccio un esempio i nostri clienti arrivano da noi perché hanno difficoltà a parlare in pubblico come accade in una riunione di condominio.

Quanto durano gli incontri?
Il raggiungimento di un obiettivo comune richiede un numero limitato di incontri. Importante poi che scatti l’empatia con il cliente, senza quella non si va da nessuna parte. Il nostro è un percorso di partnership che va dai 10 ai 12 incontri.

Come è iniziato questo tuo percorso lavorativo?
Ho svolto per diversi anni attività di formatore nell’ambito della comunicazione non profit. I miei studenti erano molto entusiasti del percorso formativo e anche dopo continuavano a chiedermi consigli e pareri. Da lì l’idea di investire in questa professione.

Dove si studia?
In Italia non c’è ancora un albo dei coach. Sono diversi anche i percorsi formativi attivi, due le associazioni che rilasciano la giusta certificazione AICP e ICF.

Chi è stato il tuo coach?
La mia maestra delle elementari: Ermanna Barile.

Cosa ti piace di questo lavoro?
Tirare fuori il meglio dalle persone. Spesso i nostri paletti mentali non ci fanno andare avanti, ci bloccano, quando basta poco per raggiungere il risultato sperato e sognato.

Si può fare.

 

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