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Vent’anni senza Indro Montanelli

Il 22 luglio 2001 fa moriva il giornalista che ha attraversato il Novecento.

(Milano)-Nato a Fucecchio il 22 aprile 1909 eredita la passione per la scrittura dal nonno, Giuseppe Montanelli, letterato e politico. Dopo le lauree in giurisprudenza e in scienze politiche emigra in Francia dove inizia la sua carriera di giornalista al “Paris soir”. A 24 anni, sotto il regime fascista, si arruola nel ventesimo battaglione per la campagna in Eritrea, che racconta in un suo diario. Alla fine dell’esperienza militare, diventa inviato per il “Messaggero” in Spagna e scrive articoli profondamente critici contro il regime. Mussolini ne ordina il rimpatrio e lo espelle dal partito fascista e di conseguenza dall’albo professionale. Dopo l’anno passato in Estonia come direttore dell’Istituto italiano di cultura torna a Milano, dove inizia a lavorare per il Corriere della Sera.

Indro fu registrato all’anagrafe con questo nome, che si rifaceva a una divinità indiana, Indra, che non è certo presente tra i santi. Il padre Sestilio, professore, doveva essere un po’ seccato con la famiglia della consorte, Maddalena Doddoli, che aveva fatto in modo che il parto avvenisse nella parte alta della città, quella dei ricchi (insuesi), anziché in quella bassa (ingiuesi) più popolare, in cui la famiglia risiedeva. “Tanto per dare un ulteriore tocco polemico – sottolinea Spinelli –, al piccolo Indro fu assegnato anche, tra gli altri Alessandro e Raffaello del tutto normali, il nome di Schizògene, generatore di divisioni”. Con questo antefatto il futuro nume del giornalismo non poteva che essere un bastian contrario su molti aspetti della vita sociale e culturale. “Ammiro il suo spirito libero. Quello dell’uomo che, quando Berlusconi voleva imporgli come trattare la sua discesa in politica, a 85 anni, se ne andò dalla sua creatura, Il Giornale, sbattendo, rumorosamente, la porta per dare vita poco dopo a La Voce”.

“Il ricordo di Indro Montanelli, a vent’anni dalla morte, suscita ancora intensa partecipazione, non soltanto in coloro che lo hanno conosciuto più da vicino, ma anche nei tanti che ne hanno apprezzato le qualità di cronista, di narratore, di divulgatore storico, di polemista che non rinunciava ai toni forti anche a rischio di disorientare i propri ammiratori”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda il grande giornalista a venti anni dalla scomparsa.

“Il giornalismo di Indro Montanelli – prosegue il capo dello Stato – ha attraversato gran parte del Novecento. Iniziata la sua attività durante il regime fascista, fu inviato di guerra, e si distinse in quegli anni per dare completezza al suo lavoro, sottraendosi per quanto possibile alle strette maglie della propaganda. Divenuto critico verso il fascismo, fu imprigionato a Milano nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale. Evaso dal carcere raggiunse la Svizzera, dove attese la fine del conflitto.”

 

“La Repubblica vide intensificarsi il suo impegno di giornalista e di scrittore.” Prosegue il presidente della Repubblica: “Fu una delle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Fondò il Giornale e poi la Voce. Scelse strade nuove ogni qualvolta vide, o temette, invasioni di campo o limitazioni del proprio spazio di autonomia. Le Brigate rosse lo individuarono come obiettivo, e l’agguato che provocò il suo ferimento fu un crimine contro la libertà dell’informazione. Rifiutava con cocciutaggine qualsiasi omologazione, rivendicandolo al suo carattere di toscano. Intellettuale dalle inesauribili energie, maestro di scrittura, giornalista intransigente nella difesa della autonomia professionale, è stato per decenni una personalità di rilievo nella cultura italiana e nel dibattito pubblico”.

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