Arte & Cultura

Zenale e la Cantoria a Brera dopo 500 anni

Nella sala 10 sono esposte le cinque tavole donate alla Pinacoteca dagli ultimi proprietari, la famiglia Sormani Andreani

(Milano) –  Veramente una storia straordinaria, quella della Cantoria di Zenale, tornata a Brera dopo 500 anni. Cinque tavole preziosissime cinquecentesche con Angeli cantori e musici, ad ornare la cantoria dell’organo di Santa Maria di Brera, casa madre degli Ordini degli Umiliati poi soppresso, la chiesa che attorno al 1809 venne spogliata degli affreschi e l’edificio tagliato a metà per realizzare i grandi saloni napoleonici della Pinacoteca. Dal 6 luglio potranno essere ammirate dal vivo, nella loro “casa” originaria, grazie alla donazione della famiglia Sormani-Andreani. Nel frattempo è possibile vedere in anteprima il documentario “Rondò. Il ritorno della Cantoria di Zenale a Brera. Un racconto lungo mille anni, dal XII secolo ad oggi“ sulla piattaforma BreraPlus, osservando i putti in altissima risoluzione, e prenotare anche la visita per luglio. Che avrà come regola, per sempre, la prenotazione.

“Si è chiuso il cerchio, e la Musica del coro degli angeli è tornata a Brera”, ha detto visibilmente emozionato James Bradburne, direttore della Pinacoteca. Orgoglioso, e grato per la donazione di Antonella e Gugliemo Castelbarco che si sono detti a loro volta “felici per averlo fatto. Un dovere sociale, perché nostra madre, Luisa Sormani Andreani Verri, desiderava che un bene artistico di tale valore potesse essere fruito da un pubblico più largo rispetto alla ristretta cerchia di parenti e amici”. Ed è così che dal salotto della casa di campagna della famiglia Sormani, superando anche in un tempo relativamente breve le difficoltà burocratiche, e il restauro, le tavole di Zenale sono arrivate nella sala 10, accanto alla Madonna del tappeto (1485) e al Martirio di San Sebastiano (1488 circa) affrescati da Vincenzo Foppa e alla Pala Busti dello stesso Zenale. Ma chi era costui? Non certo uno sconosciuto, coevo di Leonardo da Vinci con il quale si confrontò spesso non cedendo però, artisticamente, al Maestro fiorentino; oggi diremmo che era un imprenditore dell’arte e la sua bottega molto ben frequentata. Nel 1522 lo troviamo a capo della Fabbrica del Duomo. Socio di Bernardino Butinone nel polittico di San Martino a Treviglio e nella cappella Grifi in San Pietro a Gessate a Milano, alla fine degli anni ottanta e novanta del Quattrocento è attivo nei cantieri ducali di Santa Maria delle Grazie e della Certosa di Pavia. Il suo stile, in dialogo continuo con Bramante, poi Bramantino e anche Leonardo, esercita una grande influenza su altri pittori fra i quali Bernardino Luini. Le sue tavole furono attribuite anche a Leonardo da Vinci, e nel corso del tempo, riferite pure al Bramantino. Poi attribuite a Zenale definitivamente nel 1960.

 

Tornando alla chiesa, come detto, fu smantellata e le tavole? Portate via, l’organo fu venduto ai frati di San Francesco Grande per essere smembrato dopo il crollo dell’edificio nel 1688. Ritroviamo gli Angeli musici e cantori nel XVIII secolo nelle raccolte Pertusati e Greppi, poi in quella della famiglia Andreani, dal 1831 Sormani Andreani. Ma mancano all’appello ancora due tavole (chissà se qualche collezionista che ne è in possesso non decida con il cuore) e le ante (attribuite a Bramantino): si sono perse le tracce subito dopo lo smembramento. Intanto, però, godiamoci questo “miracolo poetico”, “un dono potentissimo”, suggerisce Bradburne. E l’incredibile storia, dagli Umiliati ai giorni nostri, delle tele, della Milano degli Sforza e del suo centro di civiltà artistica.

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