Arte & Cultura

VITO BONGIORNO: L’ARTISTA CHE AVEVA PREDETTO LA PANDEMIA!

Intervista a Vito Bongiorno, il pittore che con la sua opera, Terzo Millennio, rappresenta in maniera quasi premonitrice il mondo di oggi: l'uomo vitruviano sotto un mondo fatto di carbone da cui escono neri tentacoli di un Virus letale.

Vito Bongiorno è un artista di origini siciliane: nato ad Alcamo nel 1963, diventa poi romano d’adozione dopo aver studiato al Liceo artistico della capitale e aver sviluppato un grande interesse nell’esplorazione della materia in relazione al tempo. Vissuto tra il 1985 e 1987 a Monaco di Baviera e successivamente a New York, oggi è tra i protagonisti più rappresentativi dell’arte contemporanea romana, noto per l’utilizzo del carbone e della cenere, come simbolo dell’amarezza, dell’inquinamento, della malattia e della spaccatura che caratterizzano l’Umanità.
Io ho avuto una lunga chiacchierata con l’artista e, alternando sorrisi e riflessioni serie, ho provato a stuzzicarlo con le mie domande impertinenti e, a tratti, provocatorie.
Come avrà reagito lui?


Vito noi due abbiamo in comune una cosa e ti assicuro che non è certo la vena artistica.Piuttosto entrambi odiamo quella banale domanda che i giornalisti sono soliti porre e cioè “Come nasce la tua passione?”
Ecco, mi spieghi perché a te fa snervare così tanto?

In realtà mi fa proprio incazzare. Perché, scusa, l’Arte è una passione? Collezionare francobolli lo è.
Secondo te, avrebbe senso chiedere “Come nasce la tua passione per la Vita?”. Ti pare una domanda intelligente?
Si nasce artisti, Arte non è mica la predisposizione a fare un bel disegno!

Ah no? E allora cosa è l’Arte?
Per me Arte è tutto quello che ci circonda in questo mondo, dalla prima luce fino all’inizio dell’intenso buio.

Allora Vito, ho capito che qua è un niente e si rischia di urtare la ben nota sensibilità di un artista e quindi, diciamocelo, chi me lo fa fare a me?
Allora perché non la dai tu stesso una definizione della tua Arte e del messaggio che vorresti si leggesse in ciascuno tuo lavoro?

Fai bene a non rischiare di urtarmi! (ride)
In realtà non vorrei definire necessariamente la mia Arte. Posso dire che essa è certamente contemporanea e che, con le mie opere, ambisco a rappresentare e a denunciare il malessere ambientale, politico e sociale che ci circonda.

Ho letto la tua Bio e so che tu nasci ad Alcamo (Tp), ti trasferisci a Roma e per arricchire le tue esperienze ti rechi all’estero. Giri un poco e poi arrivi a New York dove cominci ad esporre le tue opere. Mi incuriosisce sapere cosa ti ha regalato e tolto ogni città in cui sei stato ? Ma soprattutto, quanto ti manca la cassata siciliana? Su, confessa!
Confesso si: mi manca proprio la Cassata, calda come la mia Terra! (ride) .Scherzi a parte, la Sicilia rappresenta il mio cordone ombelicale e nelle mie opere ci sono spesso riferimenti ad essa. Purtroppo lasciarla mi ha tolto odori, sapori e colori che non ho più trovato altrove.Roma mi ha aperto il portone dell’Arte ma il suo “contenitore” non mi piace : trovo sia una città improvvisata sotto vari aspetti. Ho poi vissuto due anni a Monaco di Baviera ed è incredibile: un’apertura mentale straordinaria. Tuttavia è una città senza mezze misure: là non puoi permetterti di sbagliare. Infine…New York: mi ha regalato una veduta immensa e molto fermento. L’altra faccia della medaglia è che basta girare l’angolo di una via Principale e si scorge una spaventosa miseria.

Vito, che dici se cominciano dando una notizia che qualcuno definirebbe “shock”? Cioè tu, praticamente, 10 anni fa hai realizzato un’opera,Terzo Millennio, che rappresenta l’uomo vitruviano sotto un mondo fatto di carbone che ha le sembianze di un Virus letale. Non dirmi che avevi predetto la Pandemia!
La verità è che quel progetto artistico, oggi, sembra abbia quasi un significato premonitore: il virus che si diffonde in ‘Terzo Millennio’ è quello che ci sta infettando. Ovviamente nella mia mente non era il coronavirus di oggi, ma era in senso più metaforico quell’inquinamento ecologico, sociale, economico e culturale che caratterizza la nostra epoca. L’ uomo vitruviano rappresenta l’Umanità, ho aggiunto apposta altre braccia. E su di questi un pianeta di carbone da cui fuoriesce gas e inquinamento.Si, perché tutto il caos legato alla questione coronavirus è solo una scusa per annebbiare i pensieri della gente! Questo è il mio pensiero. Sapevo sarebbe accaduto!

Tu sei diventato famoso per l’utilizzo di cenere e carbone nelle tue opere. Ecco, dimmi, quanto ti è venuta questa idea originale, mentre accendevi il camino nella casa di campagna?
Tu scherzi ma sai che non sei troppo lontana dalla verità? È stato durante un barbecue con gli amici, pensa . Stavamo arrostendo la carne ed io mi sono ritrovato ad osservare il carbone: assumeva forme e figure incredibili. Hai presente le immagini che vediamo nelle nuvole? Ecco, così. Ad ogni modo, ad un certo punto il carbone è caduto a terra e quando l’ho raccolto, aveva lasciato e disegnato impronte insolite persino a terra. Il carbone ha un’energia straordinaria sai… sembra “morto” eppure basta una piccola fonte di calore e (ri)torna alla Vita! Non è sbalorditivo tutto questo?

Negli ultimi anni il tuo percorso artistico hai intrapreso una serie di sperimentazioni tra cui la Body Art. Sono famose le foto delle tue modelle nude e col corpo dipinto di blu con le maschere antigas. Ecco, tu mò ti aspetti la battuta sui puffi… e invece no!! Sono più curiosa di sapere quando e come ti vengono in mente queste insolite visioni ma soprattutto perché? Ecco
Certamente non mi hanno ispirato i Puffi, no! (ride). Mi chiedi come mi vengono in mente… ora te lo spiego. Conoscerai la “Pietà ” di Michelangelo suppongo. Ecco, la Madonna rappresenta certamente la Purezza, il Cristo morente tra le braccia, l’Umanità.
La Donna, in generale, per me è Purezza, il colore Blu è ciò che, ai miei occhi, rappresenta l’incontaminazione, la maschera antigas serve appunto a non permettere che venga sporcato tale candore respirando l’inquinamento mediale, sociale e politico.

Hai realizzato opere assai celebri e spettacolari tipo un dipinto lungo circa mezzo chilometro realizzato a Tarquinia nel 2002, unico nel panorama dell”arte contemporanea. Ecco, come mai così grande? Erano finite le tele più piccole o cosa??
Eh sai, erano proprio finite tutte si!
Diciamo che è stato una sorta di esperimento. Ho vissuto 10 anni a Tarquinia e prima di lasciarla ho preso 500 metri di tela, l’ho fissata a terra, distribuito pigmenti in polvere e poi vi ho fatto camminare la gente sopra. Ciascun partecipante ha lasciato un’impronta del proprio vissuto.
Alla fine ho ritagliato la tela e regalato i vari pezzi alla gente e alle maestranze presenti! È stato emozionante!

Ho letto sui social che la tua opera più bella e preziosa è tua figlia.
Sono curiosa, ha ereditato il sacro dono dell’Arte dal papà?

Lei è semplicemente l’Opera. Mi appartiene, è mia.
Se è un’artista??
Assolutamente si, è creativa: disegna, colora, incolla. Ha l’Arte dentro. Come me.

Dove si vede Vito Bongiorno tra cinque anni?
Qui. Seduto a contemplare un cielo terso con un bagaglio di esperienza in più all’attivo.

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