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Addio a Michela Murgia

L'autrice di successi come "Accabadora" e "Tre ciotole" era affetta da un carcinoma renale al quarto stadio

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(Roma)-E’ morta la scrittrice Michela Murgia. Era da tempo malata di cancro. Lei stessa, nei mesi scorsi aveva rilevato di essere affetta da un carcinoma renale al quarto stadio. Aveva deciso di raccontare pubblicamente questi suoi ultimi mesi di vita, non solo attraverso i suoi canali social ma anche con l’ultimo libro, “Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi“, uscito a primavera. Dopo aver annunciato il ritiro dagli incontri pubblici già a giugno, a metà luglio aveva sposato “in articulo mortis” l’attore,  e regista e musicista Lorenzo Terenzi. Il funerale di Michela Murgia sarà alla Basilica di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti, alle 15.30 di sabato 12 agosto (domani). Lo si apprende dalla famiglia della scrittrice, morta ieri all’età di 51 anni.

Lo scorso maggio rivelò ad Aldo Cazzullo, in un’intervista per il Corriere della Sera, di essere affetta da un tumore al quarto stadio, con metastasi “già nei polmoni, nelle ossa, e al cervello”. Da quel momento, Michela Murgia ha raccontato pubblicamente i suoi ultimi mesi di vita. Già nel 2014, quando era candidata alla presidenza della Regione Sardegna, le era stato diagnosticato un cancro al polmone. Allora decise di non parlarne perché “non volevo pietà”. Questa volta il cancro è partito dal rene, ma a causa del Covid “avevo trascurato i controlli”. Murgia ha lottato per i suoi ideali fino alla morte, avvenuta a Roma all’età di 51 anni. La sua vita privata ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dapprima con l’annuncio della malattia, e la breve prospettiva di vita, e in seguito con le seconde nozze “in articulo mortis” per garantire alla sua famiglia “allargata” quello che la “legge non garantisce”: pur non credendo nel valore del matrimonio, la decisione fu un “atto politico”.

Cinquantun anni, sarda, scrittrice, attivista, Murgia aveva segnato il dibattito pubblico negli ultimi anni, grazie alle sue posizioni politiche e femministe, dopo aver segnato quello letterario, campo in cui era entrata a gamba tesa nel 2006 quando pubblicò, per Einaudi, “Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria”, un romanzo autobiografico nato come blog, in cui narrava le vicende lavorative in cui si era trovata e da cui Paolo Virzì trasse il film “Tutta la vita davanti”, seguito da “Accabadora” che vinse il Premio Campiello. Fu il primo di una serie di libri di successo alternando romanzo a saggio, spaziando dalla religione alla politica fino al femminismo, diventando una delle principali agitatrici culturali, esponendo il fianco alle critiche della destra che negli ultimi anni ne aveva fatto un obiettivo da combattere.

Il suo ultimo libro era Tre ciotole, opera con cui aveva scelto di tornare alla forma non saggistica a otto anni da Chirù, ma nel frattempo Murgia era stata molto attiva. Oltre a un podcast molto popolare assieme a Chiara Tagliaferri, Morgana, diventato anche un libro di successo, Murgia aveva scritto opere saggistiche come “Ave Mary. E la chiesa inventò la donna” tornando a parlare di religione, lei che era laureata in Teologia, poi “Istruzioni per diventare fascisti”, “Stai Zitta, e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” e “God Save the Queer. Catechismo femminista”. Era impegnata anche come editorialista e dal 2021 curava la rubrica dell’Espresso L’antiitaliana, che in precedenza era di Giorgio Bocca e poi di Roberto Saviano. Nel giugno 2023 era stata nominata Cavaliera delle Arti e delle Lettere in Francia.

 

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