Maria Cristina Mastrangeli: ” Vi racconto Agata Rolando”
La nostra intervista esclusiva con l' attrice di grande intensità e presenza scenica, Maria Cristina Mastrangeli

Maria Cristina Mastrangeli interpreta Agata Rolando in “Un posto al sole”, un personaggio che comunica con i defunti. Attrice romana, residente e operante tra Roma e Parigi, ha perfezionato la sua formazione con insegnanti di rilievo quali Francesca de Sapio, Susan Strasberg e Geraldine Baron. La sua esperienza professionale include collaborazioni con registi di fama come Michalkov, Chabrol, Soldini e Scaparro. Ha attraversato diversi generi, dalla tragedia greca alla stand-up comedy, spaziando dai set italiani ai contesti culturali parigini. Tuttavia, è proprio nel contesto televisivo consolidato e ampiamente seguito che ha trovato una nuova dimensione espressiva, arricchita da un bagaglio di esperienza, visione e profondità.L’abbiamo incontrata in un periodo di intensa attività creativa, divisa tra set cinematografici e teatro, tra Italia e Francia. Ci ha illustrato il suo approccio nel rappresentare la comunicazione con i defunti senza scadere nella retorica, come evolve l’interpretazione scenica nel corso del tempo e l’importanza attuale di personaggi femminili forti e determinati. Inoltre, ha condiviso il significato di portare in scena la storia del femminismo attraverso uno sguardo personale, ironico e critico.
Come nasce il tuo percorso professionale attoriale?
“Sono entrata nel mondo dello spettacolo come ballerina. A 18 anni lavoravo in una trasmissione di Renato Cecchetto molto seguita all’epoca: “Pop Corn”. Ma la folgorazione per il lavoro di attrice è arrivata dal teatro. Ho avuto la fortuna di vedere sullo stesso palco due capolavori del XX secolo, diversissimi tra loro: “La Tempesta” per la regia di Giorgio Strehler e “900” di Pina Bausch. Mi sono chiesta: “ma cos’è questa magia? non so rispondere, ma è questo quello che voglio fare.” E mi sono messa a studiare. Quando, non molti anni dopo, ho recitato sullo stesso palcoscenico, quello del Teatro Argentina di Roma, mi è sembrato di volare”.
Ci racconti la tua esperienza nella fiction di successo targata Rai “Un posto al Sole”?
“Sono meravigliata come una bambina! Dopo tanti anni di lavoro come attrice, ho trovato ancora una cosa che non avevo mai fatto. È una nuova sfida e come tale mi entusiasma. Sto scoprendo inoltre la grande professionalità di tutti quelli che ci lavorano, dal cast alla produzione passando per i tecnici. Poi c’è Napoli e la gentilezza della gente che considera “Un posto al sole” parte della vita della città”.
Ci puoi spiegare bene e raccontare il tuo ruolo di Agata Rolando?
“Agata Rolando è un personaggio inusuale per “Un Posto al Sole” e le linee narrative della soap. Fa la volontaria all’ospedale San Filippo, una location ormai iconica di “Un posto al sole”. Qui conforta i pazienti che sono soli. Ha però un dono: può comunicare con i defunti. All’inizio Agata è apparsa come un personaggio enigmatico. Non tutti credono nelle sue capacità paranormali e ciò viene a creare tensioni tra i personaggi che la incontrano. Poi si trova coinvolta nell’inchiesta sul caporalato al fianco del giornalista Michele Saviani, interpretato dal bravissimo Alberto Rossi. Nelle puntate di luglio seguiamo questa vicenda che lascerà in sospeso gli spettatori sulla sorte di Agata…”.
Ci puoi raccontare la tua esperienza nel cinema francese con un maestro come Chabrol?
“Oh ebbi un piccolissimo ruolo in “Giorni felici a Clichy”. Era il 1990 e avevo ottenuto un incontro con l’aiuto regista che si occupava dei ruoli secondari a Cinecittà. All’epoca noi attori andavamo in giro per casting con il book, un vero e proprio album di fotografie. Nel mio c’era anche una foto di scena di un film giapponese che avevo appena girato. Il trucco che avevo per l’occasione, mi faceva sembrare un po’ orientale. E così sono stata presa per la scena in cui uno dei protagonisti incontra una prostituta giapponese in un hotel parigino! Il ruolo comportava del nudo. Nella scena ero con l’attore inglese Nigel Havers. E fu lui a pretendere che chiunque non fosse indispensabile per le riprese uscisse dal set. Io, all’epoca, non mi sarei sentita autorizzata a chiederlo, c’era molta meno coscienza di oggi su tutto quello che riguarda la gestione dell’intimità su un film. È un aneddoto, ma mi fece prendere coscienza di quanto sia importante il rispetto sul lavoro. Da allora cerco di fare sempre attenzione a tutti sul set, indipendentemente dalla notorietà o dal ruolo che ricoprono”.
Adesso a quale progetto lavorativo ti stai dedicando?
“Sono impegnata nella promozione di un progetto televisivo di France 2. È una docufiction molto particolare: “Tuer au nom de Dieu” di Hugues Nancy. Andrà in onda in Francia a fine agosto. Racconta il massacro della notte di San Bartolomeo e io interpreto Caterina de’ Medici”.
Invece come nasce il tuo percorso nel mondo del doppiaggio?
Quando sono andata a vivere a Parigi, c’era un vasto mercato di voice-over per documentari in varie lingue straniere. Ho iniziato così, anche grazie alla mia buona dizione italiana. Ho anche esperienza di doppiaggio, ma molto di più di lavoro al microfono. Per esempio sono la voce italiana di diverse campagne per i prodotti di bellezza Chanel, oppure se viaggiate con Trenitalia nella tratta Parigi-Milano mi sentirete dare le istruzioni ai passeggeri in francese!
C’è un ricordo professionale che porti sempre nel cuore?
“Sicuramente lo spettacolo “Pianola Meccanica” diretto da Nikita Michalkov con Marcello Mastroianni. Sono stata fortunata a lavorare da giovane con artisti di quel livello. È stato un meraviglioso insegnamento. Le prove sono state lunghe come si faceva un tempo, e Michalkov ci voleva sempre tutti presenti, anche noi giovani attori. Dirigeva mostrando lui stesso ogni personaggio. Mastroianni sembrava di una leggerezza incredibile, invece non gli sfuggiva nulla, capiva immediatamente le indicazioni della regia e le faceva risplendere. Poi c’erano attrici immense che io guardavo incantata in un tentativo di emulazione positiva: Delia Boccardo, Claudia Giannotti… Ho bevuto ogni gesto, ogni indicazione, ogni reazione di quei mostri sacri. Alla fine di una lunga tournée in cui ero la servetta Duniascia, in seguito a un problema di salute della Boccardo – non grave per fortuna! – ho recitato Sofja nelle ultime tre repliche. È la mia favoletta personale!”.
Nella tua professione hai un punto di riferimento?
“Sono una perfezionista e paradossalmente ciò può anche essere un freno per un attore, perché, dopo essersi preparati, bisogna lasciarsi andare all’istante, apprezzare il momento presente senza giudicarlo. Allora, quando mi sento bloccata ripenso a quello che mi disse una volta la mia grande maestra Geraldine Baron: “Perché cerchi di riparare una tazza che non è rotta?” Mi aiuta molto”.
C’è un regista con cui vorresti assolutamente lavorare?
“Uno solo è impossibile! Se dovessi fare una scelta drastica di soli tre registi direi: le due Valerie! (Valeria Golino e Valeria Bruni-Tedeschi) e Sorrentino. Ma anche un’altra donna tosta come Coralie Fargeat… Ci vorrebbe almeno una top 10, vedo molti talenti in Italia con cui mi piacerebbe lavorare”.
Tre cose nella vita a cui non puoi assolutamente rinunciare?
“Accidenti è come per i registi! Ci provo: l’amore, il mare, un momento di solitudine ogni tanto”.
Come ami trascorrere il tuo tempo libero?
“Non ho hobby e la mia vera passione è il mio lavoro. Ma adoro anche tutto ciò che è legato al movimento, faccio danza modern-jazz, yoga e quando trovo luoghi giusti anche un po` di boxe…”.
Un sogno nel cassetto da realizzare?
“Assolutamente sì! Mi piacerebbe avere l’occasione di incarnare un personaggio di ampio respiro, come quelli che ho incontrato in teatro, anche in un film d’autore. E adorerei avere un ruolo in un action-movie. Che so? una cattiva con la spada, che fa le capriole da stunt. Comunque i sogni più belli sono quelli nei cassetti degli altri, dove all’improvviso trovi una collocazione che non ti aspettavi. Ciò che più mi piace nel lavoro di attrice è abbracciare aspetti di un essere umano diverso da me, che mi fa scoprire cose nuove di me stessa. Spero che la mente e il corpo mi sostengano fino all’ultimo per non smettere mai”.
Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?
“Mi è sempre piaciuto raccontare storie col corpo, con la voce, ma da bambina volevo fare l’archeologa…”.



