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Morto Nedo Fiano, uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz

Da tempo era ricoverato in una casa di riposo di Milano, insieme alla moglie Rina Lattes.

( Milano)-  E’ morto a Milano Nedo Fiano, papà del deputato Emanuele e uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Aveva 95 anni. Da tempo era ricoverato in una casa di riposo di Milano, insieme alla moglie Rina Lattes. Il presidente della Comunità Milo Hasbani, il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib, tutto il Consiglio e comunità intera lo ricordano con grandissimo affetto e rimpianto per la sua instancabile opera di testimonianza sulla Shoah.

“Ciò che ha connotato tutta la mia vita – era solito dire di sè Fiano – è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A 18 anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita”.  Fiano era nato nel 1925 a Firenze e, come tanti bambini ebrei, alla promulgazione delle leggi razziali, nel ’33, dovette abbandonare la scuola, appena tredicenne, vivendo un’isolamento drammatico, che lo segnò per sempre, come Liliana Segre, di cui è stato grande amico. Venne poi arrestato con 11 membri della sua famiglia nel ’44 e tutti assieme furono deportati ad Auschwitz, con un terribile viaggio nei vagoni blindati, che Nedo ha raccontato per molti anni a generazioni di ragazzi ed adulti. Sul braccio aveva ancora stampigliato il numero di matricola A5405 e lui fu l’unico della famiglia a fare ritorno, dopo la liberazione l’11 aprile del ’45.

Dopo la liberazione Fiano si era trasferito a Milano, dove si era laureato alla Bocconi e dove ha lavorato per l’industria, dedicando però la sua vita soprattutto a testimoniare la storia dello sterminio degli ebrei durante il nazismo. Ha scritto anche un libro sulla sua storia, “A5405 Il coraggio di Vivere”, e per molti anni ha collaborato con il Centro di documentazione ebraica di Milano raccontando l’Olocausto. E’ stato uno dei primi testimoni della Shoah a vivere la sua esperienza tragica come uno strumento pedagogico per le nuove generazioni.

In sua testimonianza apparsa sul portale della comunità ebraica milanese Il Mosaico si legge:  “Porto con me – da sempre – l’odore, il buio, l’orrore e la ferita di quel tempo lontano. Lotto ancora e recito la parte di un uomo comune, come tanti altri. Ma sento spesso un inferno dentro, anche se cerco di apparire sereno e felice. Amo la mia famiglia sopra ogni altra cosa. In vista ormai della settecentesima conferenza nelle scuole, mi sento ancora là, nel luogo del lutto. Ho una ricca e vivace vita interiore da cui attinguo il mio essere di ogni giorno. Penso, leggo e scrivo, ma sono sempre là, tra i fili spinati e lì resterò fino alla fine della mia vita. Ogni giorno apro gli occhi su un mondo difficile e spesso ostile, ma anche pieno di stimoli e tentazioni. Mi rimbocco le maniche, accetto la sfida e mi batto. Ho tre figli molto più bravi di me, che portano il seme di Birkenau che ho loro trasmesso”.

“Mi piange il cuore – afferma la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello -. Ha avuto la forza di raccontare l’orrore a intere generazioni. Un esempio di vita per tutti noi. Un abbraccio a Emanuele Fiano e alla famiglia dalla comunità ebraica di Roma”.

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