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Paolo Rossi, l’ultimo saluto nel Duomo di Vicenza: commozione e lacrime

I compagni dei Mondiali 1982 portano il feretro in chiesa, Cabrini e Tardelli in testa. Gravina pone sulla bara la maglia azzurra. Ammesse 250 persone

(Vicenza)- Oggi il mondo del calcio, e non solo, dà, l’ultimo emozionato saluto a Paolo Rossi, morto giovedì scorso dopo una malattia che lo aveva ormai logorato. Per evitare assembramenti chiusa la piazza e le vie che portano al Duomo di Vicenza. Alla cerimonia funebre partecipano solo 250 persone a causa delle restrizioni dovute all’emergenza da Covid-19. Ieri il commosso saluto della città (camera ardente allo stadio Menti) al suo grande campione con file lunghissime di gente comune che ha voluto dare l’ultimo saluto a Pablito, eroe del Mondiale ’82.

IL SACERDOTE NELL’OMELIA: “PAOLO, ORA TI ALLENERAI NELLA COVERCIANO DEL CIELO”
“Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre. La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio. Ora ti allenarsi nella Coverciano del cielo”. Così il sacerdote nell’omelia durante il funerale di Paolo Rossi. “Proviamo a raccontare Paolo come cristiano – ha proseguito – In una recente intervista diceva ‘appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti. E’ stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli è bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianità, di gentilezza, rispetto, semplicità ed umilta’”. “Dopo la vittoria del mondiale in Spagna gli chiesero qual’era stato il momento più bello. ‘La finale della finale’ – rispose – ‘Durante il giro del campo con la coppa in mano mi vengo i crampi – raccontava -. Mi siedo su un cartellone pubblicitario e vedo sugli spalti la gente che si abbraccia. Questo fu il momento più bello, vedere la gioia che avevamo dato agli italiani’. “Astuto come un serpente in campo ma in tutta la sua vita semplice come una colomba, così era Paolo”, ha concluso.

LA MOGLIE FEDERICA: “GRANDE AFFETTO FA CAPIRE QUANDO FOSSE AMATO”
“Questo grande affetto per Paolo che ho percepito e’ la dimostrazione di quanto fosse amato da tutte il mondo. Era la persona di tutti, ben disposto a darsi, era un generoso. Mi ha fatto piacere che ci sia stato questo grande ritorno. Paolo era grande nella quotidianità fatto anche di cose semplici, di grandi valori e insegnamenti. Una persona che amava la famiglia, la casa”. “Ho scelto di mandare il primo messaggio nella chat dei campioni di Spagna ’82 perché so quanto ci tenesse. Ho pensato che non potevo non scrivere a loro, volevo che loro lo sapessero prima degli altri per il senso di squadra e di questa amicizia forte”.

BERGOMI: “PAOLO ROSSI SIMBOLO DEL NOSTRO GRUPPO”
“Di quel gruppo vincente Paolo era un simbolo, non solo per quanto è riuscito a fare in campo ma anche fuori. Le sue più grandi doti sono state l’umanità e la disponibilità verso tutti, ma anche la capacità di sorridere”. Così Beppe Bergomi ricordando Paolo Rossi a Vicenza nel giorno dei funerali dell’ex eroe Mundial. “Con lui ho condiviso l’esperienza da commentatori tv nel mondiale 2006 – ha aggiunto Bergomi, la mascotte dei ragazzi dell’82 campioni del mondo – anche qui era un esempio per la moderazione nei commenti”.

CABRINI: “HO PERSO UN AMICO, NON TI LASCERO’ MAI”
“Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico e un fratello. Insieme abbiamo combattuto, vinto e a volte perso, sempre rialzandoci anche davanti alle delusioni. Siamo stati parte di un gruppo, quel gruppo, il nostro gruppo. Non pensavo ti saresti allontanato così presto, ma che avremmo camminato ancora tanto insieme”. Così Antonio Cabrini, ex compagno nella Juve e nella Nazionale, ricorda con la voce rotta dalla commozione Paolo Rossi in occasione dei suoi funerali in Duomo. “Già mi manchi, le tue parole di conforto, le tue battute e i tuoi stupidi scherzi. Le tue improvvisate e il tuo sorriso. Mi manca proprio tutto di te, oggi voglio ringraziarti perché se sono quello che sono lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato”, ha aggiunto. “Io non ti lascerò mai, ma tu stai vicino a tutti noi, come io starò vicino a Federica e ai tuoi figli”, ha concluso Cabrini.

GRAVINA DEPONE MAGLIA AZZURRA SUL FERETRO
Il presidente della Figc, Gravina, ha deposto una maglia azzurra della nazionale italiana con il n.20 sul feretro di Paolo Rossi, davanti all’altare del Duomo di Vicenza dove sono appena cominciati i funerali.

I COMPAGNI DELL’82 PORTANO IL FERETRO
A portare il feretro nel Duomo di Vicenza sono stati gli ex compagni in azzurro che con lui hanno vinto il Mondiale del 1982. In testa c’erano Cabrini e Tardelli, in chiesa anche Roberto Baggio, all’esterno i cori della gente ad intonare ‘Paolo, Paolo…’.. Fulvio Collovati ha ricordato l’amico con queste parole: “Io penso di essere stato il primo quando alle 3 Federica (la moglie) ci ha mandato il messaggio, ufficializzando la notizia. Ci ha scritto “Mi raccomando non dimenticalo”. Ma come facciamo a dimenticarlo? Io gli devo molto perché sono Campione del Mondo grazie a lui”.

MALDINI: “PAOLO ROSSI E’ STATO IL CALCIO ITALIANO”
La morte di Paolo mi ha colpito perché non sapevo della sua malattia e quindi è stato un fulmine a ciel sereno. Lui ha rappresentato il calcio italiano, non ha uguali in assoluto”. Paolo Maldini ricorda così Paolo Rossi, prima che cominci la cerimonia funebre al Duomo di Vicenza. “Paolo Rossi era solo lui e io ho avuto la fortuna di giocarci insieme al Milan, lui a fine carriera e io giovanissimo” ha aggiunto Maldini.

ALTOBELLI: “IL PIU’ FORTE”
“Paolo era il più grande di tutti, oltre che il più forte attaccante di tutti i tempi”. Con queste parole Alessandro Altobelli, all’esterno della cattedrale di Vicenza, prima dell’inizio dei funerali ha ricordato Paolo Rossi. “Di quel gruppo era un simbolo non solo in campo ma anche fuori e anche una volta lasciato il calcio – ha aggiunto l’ex campione – Eravamo entrambi attaccanti, ma lui era molto più forte di me. Ho sempre cercato di copiare quello che faceva, ma le sue erano qualità naturali e imitarlo impossibile. Era sempre al posto giusto nel momento giusto, arrivava sempre prima. A chi vuole giocare a calcio consiglio di vedere chi era Paolo Rossi, la sua grande professionalità”.

 

 

 

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