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Regionali, finisce 3-3: plebiscito per gli uscenti Zaia e De Luca, riconfermati anche Toti ed Emiliano

Conte e il governo escono rafforzati dal voto, anche e soprattutto grazie allʼesito del referendum che "salva" un M5s ridimensionato

(Roma)-Vince nettamente il sì al referendum per il taglio dei parlamentari, le Regionali finiscono con un 3-3 fra centrodestra e centrosinistra. Il governo può tirare un sospiro di sollievo, la maggioranza è blindata: a puntellarla c’è l’esito della consultazione referendaria rivendicato con forza da M5s. Il centrosinistra a guida Pd sorride per la conferma, non scontata, di Michele Emiliano in Puglia e per l’elezione di Eugenio Giani in Toscana, alla vigilia del voto dato testa a testa con la leghista Ceccardi su cui Salvini puntava per dare una spallata all’esecutivo. Tentativo fallito come quello di qualche mese fa in Emilia. Il centrodestra conquista le Marche, feudo rosso, con il meloniano Acquaroli. Plebiscito per Zaia in Veneto e De Luca in Campania. Toti-bis in Liguria, unica regione nella quale Pd e M5s avevano presentato un candidato unico.

Di Maio e Zingaretti cantano vittoria – Hanno festeggiato il segretario Pd, Nicola Zingaretti, e il M5s, che si è intestato la riduzione del numero dei parlamentari. Per non perdere la prima fila, il ministro Luigi Di Maio ha rilanciato: “Ora si taglino anche gli stipendi e si faccia una legge elettorale proporzionale”. A voto ancora “caldo”, Zingaretti “detta” la linea e “corteggia” Di Maio a distanza. Anche perché probabilmente sulla vittoria dei candidati di centrosinistra in bilico ha pesato anche il voto disgiunto. “Se gli alleati ci avessero dato retta – ha fatto notare il segretario Pd – l’alleanza di governo avrebbe vinto quasi tutte le regioni italiane”. Un assist al ministro degli Esteri, che ne ha approfittato per una critica al modo con cui il M5s si è presentato al voto: “Potevano essere organizzate diversamente e anche per il Movimento, con un’altra strategia”.

La partita all’interno del M5s e il futuro del governo – D’altronde nel M5s si sta giocando la partita per la leadership. E, malgrado i reciproci riconoscimenti pubblici, fra il reggente Vito Crimi e il ministro degli Esteri, la corsa è aperta. Il voto rafforza invece la segreteria di Zingaretti. Nei giorni scorsi, quando la Toscana era data in bilico, la poltrona del segretario non era apparsa particolarmente stabile. Un dato che non può dispiacere a Palazzo Chigi, con Conte ufficialmente alle prese con il Recovery fund, ma che esce “indenne” dalla torna elettorale. L’esito del voto allontana anche l’ipotesi di rimpasto: “Non cadiamo in questo tranello”, ha detto il segretario dem. Sia Zingaretti sia Di Maio già parlano della nuova stagione di riforme, per una legge elettorale che si adegui al taglio dei parlamentari e per quell’architettura che servirà a sfruttare i miliardi in arrivo dall’Europa. Ma è il linguaggio di Zingaretti quello più deciso: “Sui decreti Salvini c’è un accordo e ora vanno assolutamente modificati”.

Rivincita mancata per Salvini, Meloni esulta per le Marche – Nel centrodestra c’è stato meno entusiasmo. Specie in casa Lega. Matteo Salvini sperava di “rifarsi” della sconfitta in Emilia Romagna, conquistando la Toscana con la “sua” Susanna Ceccardi. Un ribaltone nella regione da sempre rossa lo avrebbe rafforzato anche nella leadership del centrodestra, “insidiata” da Giorgia Meloni, che può sbandierare la conquista delle Marche. “Da nord a sud – ha scritto la leader di Fratelli d’Italia è l’unico partito che cresce in tutte le regioni al voto”. Anche Salvini si è affidato a Facebook, per ricordare che “Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20”. Poi ha rimarcato: “Non chiedo elezioni anticipate”.

Flop Italia Viva – Tra i partiti con i risultati più deludenti c’è Italia Viva. Il partito di Renzi è bloccato al 3,7% nella sua Toscana, e i candidati governatori non sono andati meglio: Scalfarotto al 2% in Puglia, Massardo al 2,8% in Liguria, Sbrollini sotto l’1% in Veneto.

Il protagonismo dei governatori e il voto utile- Il 3-3 di questa tornata di Regionali è caratterizzato da un forte protagonismo dei presidenti eletti, le cui liste civiche risultano addirittura il primo partito nel Veneto di Luca Zaia e nella Liguria di Giovanni Toti. Ma è anche una tornata all’insegna del voto utile, determinante in Toscana e Puglia dove è stato significativo il voto disgiunto di molti elettori di M5s. In Puglia ha funzionato il voto di preferenza sui numerosissimi candidati al Consiglio regionale delle 15 liste che sostenevano Emiliano. Anzi quelle che si riferivano esplicitamente a lui, hanno ottenuto il 27,3%, ben 10 punti più del Pd. E qui si inserisce il discorso delle liste del Presidente. In Veneto la Lista Zaia è al 47,3% annichilendo Lega (14,9%), Fdi (8,3%) e FI (2,6%). In Liguria la Lista di Toti sale al 22,1% rispetto al 16% della Lega, al 9,4% di Fdi e al 4,3% di FI. Cifre che proiettano i due governatori su una dimensione di leadership nazionale.

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