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Gerardo Gallo :” Così mi divido tra la regia di Un Posto al Sole, la passione per la scrittura e le mie meditazioni “

Incontro con Gerardo Gallo, il carismatico ed eclettico regista di Un posto al sole e autore del libro "Tre luci dal buio " .

Lui è uno dei registi di Un posto al sole, la soap opera italiana made in Rai, più longeva: ben 25 anni di puntate e ascolti sempre straordinari. Sto parlando di Gerardo Gallo, classe 1974, nato a Gragnano (NA), il quale come tutti gli artisti “veri”, non si limita a dirigere attori sul set ma è anche uno scrittore, autore del romanzo “Tre luci dal buio”, e persino un terapeuta energetico e insegnante di meditazione e pranoterapeuta da molti anni.
Io e le mie colleghe della redazione, lo abbiamo incontrato una mattina di caldo estenuante a Napoli e, tra un caffè e una sfogliatella, abbiamo percorso, insieme a questo artista così carismatico, un insolito ed entusiasmante viaggio emozionale che, sinceramente, proprio non ci aspettavamo.
E per un lungo momento ( ore…) le parole non si contavano più e una tempesta di argomenti ci ha travolto tutti, improvvisamente. E ci siamo ritrovati a discorrere, candidamente, di interrelazioni tra presente e passato, meditazione, di visualizzazioni creative e ascolti interiori.
Tutto questo mentre, in noi, un nuvolo di energie si (s)muoveva.
A questo punto vi chiederete: “Si, ma poi di Un posto al sole, avete parlato, alla fine?”.
E certo! Pensavate forse mi perdessi il divertimento di fare a Gerardo qualche domanda impertinente sul ‘dietro le quinte”, mettendolo in evidente difficoltà e imbarazzo ? Giammai!


Ciao Gerardo! Tu sei uno dei registi di Un posto al Sole: 25 anni di storie e ascolti eccellenti. Me lo spieghi il motivo di tanto successo?
Sicuramente è da attribuire a quello zoccolo duro di attori e telespettatori che resistono al tempo. E poi semplicemente perché è ambientata alla favolosa Napoli, una delle più belle città del mondo, diciamolo.

E che Napoli racconta questa soap opera?
Direi tutta, la connotazione medio alta: i ricchissimi che abitano a palazzo Palladini (in realtà Villa Volpicelli) ma anche quella popolare, dei vicoli. Si parla persino della camorra ma pure della giustizia. Riispetto a una serie come Gomorra dove i cattivi stanno sempre là, qui il bene vince quasi sempre sul male.

Sono curiosa: mi racconti una giornata tipo, sul set? Non so perché ma immagino una scena come quelle che ci vedevano protagonisti in classe al mattino: tutti a cazzeggiare, poi il Prof entrava e ognuno correva al proprio posto. Succede così anche quando compari tu o, invece, nessuno ti dà retta?
La seconda che hai detto! (ride)
Dunque, innanzitutto devi sapere che abbiamo due tipologie di set: gli interni, negli studi Rai, dove ci sono tutti gli ambienti costruiti e poi gli esterni in giro per Napoli. Io arrivo e inizio a dare disposizioni riguardo la scena da girare. Nel mio lavoro ho a che fare con persone la cui immagine è importante, il loro punto di vista è forte e una delle qualità del regista è che deve imparare a giocare e interagire correttamente con loro e io ci riesco, credo. Conosco di ognuno le dinamiche e li so prendere perché, a fine giornata, bisogna arrivare con il piano di lavoro chiuso e le scene girate al meglio. Questo è il mio obiettivo.

Dì la verità, c’è qualcuno/a che fa i capricci sul set?
Ovviamente sì, sia uomini che donne. Ma non ti dirò mai i nomi, inutile che insisti! (ride)

Ma come? Non mi rivelerai manco qualche pettegolezzo, che so, tipo due attori costretti ad amarsi sul set ma che, nella realtà, neanche si sopportano?
Esatto, non parlo! (ride)
La verità è che negli anni sono successe tante di quelle cose: molti attori si sono innamorati fra loro, sono stati in coppia, poi magari si sono lasciati, qualcuno si è persino sposato…

E per esempio, come hanno reagito le attrici che ora si devono truccare e fare la messa in piega da sole, sono tutte esaurite, si?
Abbastanza, si! (ride)
Sai, è tutto più complesso di come appare. Prima sul set c’erano truccatori, parrucchieri, costumisti… ora, a causa del Covid, è tutto ridotto all’osso. La mattina arriviamo in Rai, i truccatori e i parrucchieri preparano gli attori ma poi la giornata di riprese può durare 10 ore e quindi bisogna intervenire da soli, i costumi lo stesso. Gli attrezzisti per esempio, quelli che sistemano in scena i bicchieri o i piatti su un tavolo per farti capire, al mattino lasciano tutto lì e poi sono il regista e gli attori che dispongono le cose. Esiste tutto un mondo dietro le quinte!

Mi sveli almeno gli accorgimenti che usi per fare sembrare gli attori più belli, più giovani e più magri?
Ma sei curiosa eh! (Ride)
Il fatto è non abbiamo il tempo sai… i ritmi sono serrati sul set.
Per aiutare gli attori c’è l’utilizzo della fotografia cioè usiamo dei filtri e luci affinché ne esca innanzitutto un buon prodotto.E poi c’è tutto un lavoro di post produzione, di correzione colore.

Quanta energia/pazienza occorre nel tuo lavoro per sopportare gli attori “diversamente capaci”, diciamo?
Assai, ma bisogna dire che farmi arrabbiare è difficile perché ho tanta pazienza. Tuttavia qualche volta ci riescono comunque! (ride) Sai, è normale perché sul set ci sono 40 persone e ora con le varie regole di distanziamento è tutto più difficile. Prendi per esempio quando abbiamo girato le scene di un matrimonio ( in onda all’uscita di questa intervista) con 15 attori protagonisti, senza figuranti, in una chiesa in cui c’erano delle limitazioni, i distanziamenti, una troupe di 20 persone che devi dirigere poi dai il ciack e ti entra un microfono inaspettato in scena, una signora in chiesa per caso…. (ride) e che fai? Ti fermi, imprechi un poco e poi riprendi! E si ci sono anche attori non professionisti, in una macchina così grossa come Un posto al Sole capita, e allora sai che si fa? Si prova a fare tutto al meglio e poi si grida :“bellissima”, si chiude e si va avanti!

A proposito, a causa dei distanziamenti, ora è vietato fare abbracciare e baciare gli attori. E mò chi gliela dice ‘sta cosa ad Assunta, la mamma di un amico mio, vostra telespettatrice presentissima, fin dalla prima puntata? Praticamente le avete tolto le parti più interessanti, lo sai?
Eh lo so! (ride) Dunque, mi dispiace Assunta cara, ma purtroppo è vietato creare contatto fisico tra gli attori anche se tutti noi facciamo regolarmente i tamponi eh… E il casino grosso è trovare degli escamotage per non fare entrare in contatto gli attori, ovviamente è complicato per la storia perché se due si dicono “ti amo” non possono poi baciarsi o abbracciarsi e troviamo solo degli espedienti per far sembrare o intuire che lo facciano. Se per esempio, in una scena, si devono dare una pacca sulla spalla, devo girare tutto senza che lo facciano, poi fermare la registrazione, far indossare le mascherine, farli toccare e poi inquadrare il dettaglio e montare solo quello.

Ah ecco, quindi è per questo che state facendo scoppiare tutte le coppie?
Ma no! (ride) Ti assicuro che le storie non sono state modificate, le abbiamo solo un po’ adattate per rendere verosimile il passaggio tra Primavera ed Estate. Sai, la forza della soap è proprio la perfetta aderenza con la realtà perché se oggi è venerdì, Estate o Natale, lo stesso sarà nella serie.

Gerardo, oltre ad essere un bravo regista sei anche uno scrittore e persino un terapeuta energetico. Accidenti, che succede,il tuo bimbo interiore è ancora indeciso su cosa fare da grande?
Eh no, il bimbo interiore di ciascuno sa già tutto, è l’adulto che poi deve capirlo. Se fai crescere un bambino nella libertà di essere se stesso diventerà quello per cui è nato. Il problema è che se tu cominci a creargli delle interferenze, che possono essere anche i semplici “non si fa” piuttosto che aiutarlo a fare le sue esperienze, è chiaro che crescerà con tutta una serie di barriere emotive.

Parliamo di “Tre luci dal buio”, il tuo libro appena uscito. È la storia di tre artisti che, a un certo punto, andranno in crisi e subiranno un blocco (anche) creativo. Ed ecco che nelle loro vite arriveranno tre donne. Ora, io da donna, sono curiosa assai: le fanciulle peggioreranno il blocco dei tre o quantomeno i loro mal di testa…si?
Hai già dato la risposta!(ride)
Scherzi a parte: le tre donne sconvolgeranno le vite di questo pittore, del batterista e del poeta ma in senso positivo perché faranno da ponte verso una nuova visione del mondo. Sai, a me piace proprio assai Carmela, una delle tre donne: lei è intensa, vera, ha sofferto tanto e salvando lui…salverà se stessa. Questo libro è un racconto filmico, nasce come una sceneggiatura. Mi è arrivato come un’ondata energetica che poi si è tramutata in realtà dopo 10 anni: è diventato libro durante il lockdown, pensa. E grazie a “lui” ho avuto la possibilità di giocare assai col mio bimbo interiore. Ne avevo bisogno!

Dunque potrebbe diventare un film? Già hai in mente gli attori che interpreteranno i tuoi personaggi? ( A proposito, ti ho mai detto che da bambina volevo fare l’attrice? No, giusto per dire eh…)
Ah ecco, mò me lo segno allora! (ride) Comunque si, mi piacerebbe assai se diventasse un film e se proprio devo sognare in grande, vorrei un cast internazionale. Per le mie “creature” non vanno bene attrici sofisticate, voglio donne che abbiano la propria età e che la dimostrino, volti che raccontino il vissuto e un percorso. Cate Blanchett ad esempio, per Sten un attore rifatto andrebbe bene. Mi vengono in mente nomi come Servillo, anche Salemme in un personaggio affatto comico. Il batterista deve essere un figo esagerato invece…

Ci racconti qualche tuo prossimo progetto? Mi hai detto che stavi scrivendo una serie su Napoli…
Eh si! Io sto continuamente a progettare: sono prolifico assai. C’è una storia di Napoli che mi è arrivata come un fulmine. È esoterica, Napoli è proprio la culla dell’energia: io ho un amore viscerale per questa città. È la storia di un camorrista che viene ucciso ma poi risorge e torna in vita dopo 5 giorni. Nella storia il camorrista è soprannominato “il gigante” perché con la sua mole incuteva timore ma in realtà non aveva mai ammazzato nessuno. Torna in vita e gli si potenzia tutto: alza le macchine, schiva i proiettili, tipo un supereroe che, però, ha un compito specifico: fare i conti con le sue malefatte e capire perché dei bambini speciali entrano nel suo mondo.

(In questa il regista Gerardo Gallo con Laura Solimene )
Gerardo, dove ti vedi tra 5 anni?
La verità è che tra 5 anni vorrei stare proprio sul set di questa roba. Laura… guarda l’orario! (indica il mio telefono, appoggiato sul tavolo)

(In questa foto il noto regista con Laura Solimene, Rossella Biondi e Valeria Smedile)
Sono e 11 e 11 minuti… devi andare via?
Ma no !( sorride)
Questi numeri gemelli 11 e 11 hanno un significato particolare per me. Devi sapere che, secondo la New age, il numero 1111 è un portale nel quale è possibile entrare per raccogliere energie e in un viaggio a Sharm el skeik mi è capitata una cosa interessantissima. Arrivato in albergo mi danno proprio la stanza numero 1111, ho aperto la porta e, da quel momento, tutto è cambiato, in me. Questo per dire che 1111 è un numero speciale, che mi porta bene, rappresenta energie positive e attira cose e persone belle. E, soprattutto, non mi capita di vederlo in presenza di tutti…

Si ringrazia per la preziosa collaborazione Rossella Biondi e Valeria Smedile

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