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LA NOTTE DEGLI OSCAR

Di Giuseppe Christian Gaeta
 

La notte dei sogni. La notte dello sfarzo. La notte del trionfo del rutilante mondo di Hollywoood. La notte in cui “la macchina dei sogni” celebra la sua festa più attesa e seguita. In poche parole la notte degli oscar. Che è sempre la notte degli oscar. Pur con l’audience televisivo in calo e con vari problemi organizzativi (quest’anno mancava persino un presentatore fisso ed in tutta la storia è solo la seconda volta…) è pur sempre la notte in cui “le stelle stanno a brillare”.
 

 
Dunque che notte è stata ? E’ stata prima di tutto una notte “ecumenica” in cui i grandi titoli, e le grandi “majors” sono riusciti a spartirsi, come spesso accade (qualcuno dice troppo spesso), i premi più ambiti. Deluso il solo “Vice – L’uomo nell’ombra” che, probabilmente, era il titolo migliore in concorso, ma raccontava, forse, un periodo ormai troppo lontano nel tempo, l’era Bush/Cheney ormai seppellita da 8 anni di Presidenza Obama e dal successivo avvento di Trump.E’ stata anche la notte della rivincita “Black” (l’anno scorso il cinema “nero”aveva platealmente protestato per l’esclusione delle maggiori candidature) e della “conduzione corale” di molte stelle, che ha dato una prova forse migliore di quanto si credesse. Ma andiamo con ordine:Lady Gaga (con Shallow) che aveva mire per il premio di miglior attrice ha invece preso quello, scontato, di miglior canzone per “ A star is born”. Il cinema dei super-eroi marvel con “Black Phanter” entrava per la prima volta nelle nomination degli oscar (addirittura era candidato come miglior film), e ha fatto comunque una gran figura prendendo 3 oscar per la miglior colonna sonora i costumi, e miglior scenografia e strappando questi ultimi due a “La favorita” di Lathimos, che appariva avanti nei pronostici. La marvel poi ha vinto pure con “Spider-man: un nuovo universo” il premio per il miglior film di animazione.

 
Vi è stata poi l’affermazione e consacrazione definitiva per le produzioni Netflix con “Roma” di Alfonso Cuaron che ha stravinto il miglior film straniero (come da pronostici) e per la miglior regia. Puntava alla doppietta film straniero/miglior film ma il bottino ottenuto è già di tutto rispetto. Sul lato “black” per la prima volta il leggendario Spike Lee è riuscito a portarsi a casa la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale per “BLACKKKLANSMAN”la storia incredibile (ma vera!) di un infiltrato nero nel Ku-Kluk-Klan degli anni ’70. La miglior sceneggiatura originale è invece andata all’italoamericano di seconda generazione Nick Vallelunga per “Green Book” e, come vedremo, il film non è fermato certo qui….Infatti MAHERSHALA ALI sempre per la medesima pellicola ha vinto l’oscar come miglior attore non protagonista e così l’onda lunga del cinema “black” si è sentita ancora più forte. L’attrice non protagonista è stata invece la brava REGINA KING di “Se la strada potesse parlare”.
 

 
Telefonato, annunciato e stravinto con pieno merito l’oscar per il miglior attore protagonista andato a Rami Malek per la sua camaleontica e incredibile interpretazione di Freddie Mercury in “Bohemian Rhapsody. I Queen tra l’altro hanno “aperto” la serata degli oscar con una esibizione molto apprezzata da tutta la platea. Peccato per il grandissimo Christian Bale bravissimo in “Vice – L’uomo nell’ombra” ad interpretare in maniera luciferina e fantastica in vicepresidente Cheney ma contro questo Malek c’era ben poco da fare. Olivia Colman per “La favorita” alla fine l’ha spuntata sul filo di lana contro la favorita Glenn Close (che aveva vinto il golden globe) come miglior attrice. Più distanti Lady Gaga con “A star is born” e Melissa McCarthy per “Copia originale”.
 

Per il miglior film, premi come sempre più atteso della serata, è stata una lotta senza esclusione di colpi fra titoli tutti quotati e fortissimi (Black Panther, BlacKkKlansman, Bohemian Rhapsody, La favorita, Roma, A Star is Born e Vice). Fino a pochi giorni fa pareva in testa Bohemian Rhapsody, poi nelle ultime ore pareva quotatissimo il bianco e nero abbacinante dello splendido “Roma” di Cuaron con “Vice” a fare da possibile outsider. Alla fine però l’ha spuntata “Green Book” splendido apologo antirazzista sul viaggio nel Sud razzista degli Stati Uniti degli anni ‘60, di un cantante nero (Ali), accompagnato da un mafioncello italoamericano (e inizialmente razzista) che gli fa da autista e tuttofare (Viggo Mortensen).
 
 
 

Un’ America dove il più apprezzato pianista nero del pianeta, poteva suonare ed essere acclamato ovunque per la sua musica, ma non poteva mangiare o andare al bagno nello stesso locale dove aveva suonato ed era stato acclamato come un Dio un minuto prima. Per via della segregazione razziale. Un messaggio di speranza per il futuro del America, del mondo del cinema e del Pianeta tutto, forse.Per questo, probabilmente, si è trattato di una vittoria meritata.
 

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