Cinema

TRINCA REGISTA

L'attrice debuttava sulla Croisette nel 2001 con "La stanza del figlio" e ora ritorna con la sua opera prima e come giurata

(Cannes)-Ventun anni fa Jasmine Trinca debuttava poco più che adolescente al cinema, direttamente al Festival di Cannes, voluta da Nanni Moretti per “La stanza del figlio”, Palma d’oro 2001.”Ho cominciato con un film speciale e mi fa un effetto particolare essere qua oggi, guardare tutto quello che ho fatto, pensare a quanta fortuna e felicità”, dice l’attrice che è nella giuria presieduta da Vincent Lindon che assegnerà la Palma d’oro il 28 maggio e accompagna il suo debutto alla regia con “Marcel!”, in proiezione speciale.

Il film racconta il rapporto “di amore e crudeltà” tra una madre e una figlia, tutto visto con lo sguardo della bambina (Maayane Conti) che, orfana di padre, viene cresciuta dai nonni paterni (Giovanna Ralli e Umberto Orsini) nel palazzo accanto a quello in cui vive la madre (Alba Rohrawcher), un’artista di strada che propone un numero con il cane Marcel, che sembra amare più della figlia. Tutto ambientato in un microcosmo di palazzine in cui si conoscono tutti (la Garbatella, a Roma), con echi felliniani e chapliniani.

All’origine c’è un percorso di elaborazione del vissuto di Jasmine Trinca, “una favola che rielabora il mio passato, come tappa di un percorso di cura cominciato molto tempo fa ma cui certo questo film dà una bella botta”. Determinata alla regia, “e se possibile anche a proseguirla”, Jasmine Trinca ha affidato ad Alba Rohrwacher il ruolo della madre. “Una madre fuori dagli schemi, capace di crudelta’ e accoglienza, una artista che è sposata con l’arte e infatti ripete sempre “all’arte si deve la vita”. Trinca va nel filone di attrici che passano anche dietro la macchina da presa, “volevo dopo anni ribaltare lo sguardo”, in buona compagnia da Valeria Golino a Valeria Bruni Tedeschi e tante altre.

 

La quinta giornata del festival di Cannes ha visto anche una critica ferocissima al capitalismo e alla disuguaglianza sociale con “Triangle of Sadness” dello svedese Ruben Ostlund (vinse la Palma d’oro con “The Square” nel 2017) e una storia di razzismo tra poveri e paternità sofferta con “R.M.N.” del romeno Cristian Mungiu(anche lui Palma d’oro nel 2007 con “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”). Poi ancora il ritorno del creatore di Mad Max, George Miller con “Three Thousand Years of Longing” fuori concorso con una nuova fiaba fantastica, interpretata da Tilda Swinton e Idris Elba. Il regista ha detto che “il cinema ha bisogno di storie più che mai”, intendendole originali, spericolate, fantasiose. “La cosa pericolosa delle storie è quando ne hai solo una” ha spiegato in conferenza stampa. “È cosi’ chiaro ora, in particolare negli ultimi mesi, che quando le persone ascoltano solo una storia, le cose vanno a rotoli velocemente”, in riferimento all’invasione russa dell’Ucraina.

 

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