Cinema

VI SPIEGO COME NASCE IL FILM: “LES PARFUM”

Intervista al regista francese Grègory Magne del film "I profumi di Madame Walberg"

Com’è nata l’idea di questo film?
Les Parfums nasce da una situazione che tutti abbiamo vissuto: ero circondato da una folla di persone e un
profumo familiare ha catturato la mia attenzione. Il mio primo istinto è stato cercare la persona che lo indossava, guardando le persone intorno a me con questo particolare filtro. Mi è venuto da chiedermi come
potesse essere la vita di una persona con il senso dell’olfatto sviluppato rispetto a quello di una persona
normale e come questa abilità potesse influenzare le sue relazioni sociali, le sue emozioni o il suo carattere.
Tutto questo mi ha portato alla creazione di un personaggio e di una sfida per la scrittura e per la regia: catturare gli odori sullo schermo. È così che è nata Anne Walberg.

Les Parfums narra dell’incontro tra due solitudini: quella di “un naso”, Anne Walberg, e quella del suo autista, Guillaume…
Anne Walberg è una diva “dimenticata”. Fredda e distaccata al primo impatto e con una vena borghese che
la fa sembrare altezzosa, la nostra profumiera in realtà è tutto il contrario, ma lo scudo ermetico con cui si
protegge la porta ad avere difficoltà nel comunicare con gli altri. Guillaume sta attraversando un periodo
difficile della sua vita, sta divorziando con la moglie e trattando per la custodia della figlia, ma socialmente, è
quasi l’opposto. Si sente a suo agio in ogni contesto, non importa con chi stia parlando. Forse anche un po’
troppo a suo agio… Il che susciterà la curiosità della sua cliente.

A tal punto che lei lo sfrutta inizialmente, come se lui stesse diventando…. il suo
traduttore.

Anne Walberg tratta Guillaume come se fosse la sua guardia del corpo. Lei ha un buon olfatto, ma lui ha
fiuto. Guillaume non ha nessuna delle qualità richieste da un autista professionista, ma riesce a capire le
persone. Non ha né pazienza né deferenza. Ha questo lato un po’ svogliato, inadeguato, il che è sempre un
terreno fertile per la commedia, per cui Grégory Montel mi ispira tantissimo. Nel film L’air de rien, Montel
interpretava un ufficiale giudiziario senza la vocazione né il rigore necessario per fare quel mestiere.

Del resto, il naso e il suo autista imparano a conoscersi in macchina…
In macchina, per strada, si trovano ostaggi l’uno dell’altro, costretti a parlarsi e a scoprirsi. I racconti di queste amicizie particolari ci obbligano a riflettere sulle piccole cose, sui piccoli avvenimenti e sui dettagli che
ciascuno di noi conosce e sa riconoscere, ma che non saprebbe descrivere. Una storia d’amore comporta
difficoltà, confusione, incomprensione e scontri. Un’amicizia è molto più contenuta e sa avanzare in punta
di piedi.

La memoria olfattiva è incredibilmente personale: nel film, l’erba tagliata ricorda a
Guillaume il padre, mentre Anne Walberg sente “un odore di carneficina”.
“È l’odore di una carneficina”. È stata Emmanuelle Devos ad aver improvvisato questa battuta il giorno del
ciak di quella scena. Devo ammettere che mi ha colpito, perché in quel dialogo Guillaume si apre e racconta
i suoi ricordi e le sue nostalgie più intime, e io non avrei mai tirato fuori un tale cinismo, ma Anne Walberg,
sì! Sono questi dettagli che mi hanno fatto capire che Emmanuelle era entrata nel ruolo. Durante tutte le
riprese è stata, suo malgrado, molto sensibile agli odori. Lei ne rideva, peraltro. Una mattina, mentre stavamo girando nel profondo della Val d’Oise, è arrivata con la sua macchina. Aveva preferito guidare un’ora e
mezzo piuttosto che prendere il taxi che le era stato inviato perché diceva che odorava di fumo.

Come si è preparato per il film? Si è documentato grazie agli incontri con dei veri
profumieri?
Il nostro obettivo non è mai stato fare un film educativo sui profumieri o le fragranze. Gli incarichi di lavoro di Anne Walberg sono stati ispirati da cose che ho visto o letto su questo argomento diversi anni fa. Ad
esempio, l’idea della caverna dalla quale doveva riprodurre i profumi è basata su un documentario di Werner
Herzog chiamato Le grotte des rêves perdus. Ma era necessario essere realistici e precisi tanto nella terminologia
quanto nella recitazione. Quindi, una volta che la sceneggiatura era pronta, ho chiesto a vari esperti di profumi di leggerla, e ho ricevuto diverse delucidazioni. Jean Jacques, profumiere della Maison Caron, è stato
particolarmente prezioso per me. Trovo questa professione molto affascinanti. Ci sono solo poche centinaia
di “nasi” nel mondo, e molti di questi si sono formati e lavorano in Francia. Anche se le cose stanno cambiando, sono poche le donne che svolgono questo mestiere. Una di loro in particolare, Christine Nagel,
“naso” della casa di Hermès, ha consigliato Emmanuelle per il film. Lei è molto più socievole di Anna Walberg, nonostante ritrovi se stessa in alcuni tratti del personaggio. Christine ha accolto Emmanuelle all’interno del suo laboratorio di profumi, e le ha proposto di creare la sua fragranza personale per familiarizzare
con i trucchi del mestiere.

Dopo L’air de rien, che cosa l’ha spinto a scegliere di nuovo Grégory Montel nel ruolo di Guillaume?
Conosco Grégory da quasi dieci anni. All’epoca, stavo scrivendo L’Air de Rien con Stéphane Viard e Michel
Delpech ci ha presentato Dominique Besnehard (rinomato attore, produttore e casting director francese,
nonché co-creatore di Chiami il mio agente! di Netflix), al quale ho descritto il personaggio.
Grazie al suo incredibile talento per il casting, ci ha suggerito Grégory Montel, spiegandoci che gli ricordava
“Daniel Auteuil da giovane. Così, l’abbiamo incontrato una mattina in un caffè e abbiamo parlato senza sosta. Ci è piaciuto così tanto che non abbiamo più voluto incontrare nessun altro per il ruolo. Grégory Montel possiede un’umanità autentica e inconfutabile. Nel caso di Les Parfums, ho scritto il ruolo direttamente
per lui. E siccome lo conosco molto bene, so esattamente cosa aspettarmi da lui.

Quando ha capito che Emmanuelle Devos era l’attrice giusta per la parte?
Precedentemente alla prima stesura della sceneggiatura, avevo già accostato le foto di Grégory Montel ed
Emmanuelle una accanto all’altra. Probabilmente, il suo olfatto sviluppato mi ha ricordato il film Sulle mie
labbra di Jacques Audiard. Non ci conoscevamo e un mercoledì sera ho mandato la sceneggiatura al suo
agente. Il giovedì mattina, Emmanuelle l’aveva già letta tutta, apprezzandola molto. Ci siamo conosciuti il
venerdì, e in meno di 48 ore, avevamo trovato un accordo. Emmanuelle si è ritrovata nel lato introverso del
personaggio, la riportava alla sua adolescenza. La sottigliezza richiesta per interpretare le scene da “naso” le
piaceva. L’atmosfera da commedia l’ha affascinata perché non le viene proposto spesso. Grégory e Emmanuelle richiamano universi e pubblici diversi, e questo è senz’altro un punto di forza del film. In più, i due
hanno anche tecniche di recitazione differenti. Emmanuelle è molto precisa ed ha un’abilità straordinaria
nell’individuare l’anima di ogni scena e renderla impeccabile in un solo ciak. Grégory, invece, è più spontaneo e riesce sempre a leggere tra le righe. Il loro modo di fare riflette esattamente i ruoli che interpretano:
uno diligente, l’altro spontaneo.

Anche se è pieno di momenti divertenti, il film non è solo una commedia…
È affascinante vedere come l’umorismo sia percepito da ogni spettatore in modo soggettivo. A tal proposito, apprezzo le commedie che suggeriscono delle idee, senza essere troppo esplicite o didascaliche, perché
trovo che rispecchino al meglio il modo in cui ridiamo delle cose. E Les Parfums ne è un esempio. Quando i
protagonisti sono due innamorati, raccontiamo le loro stranezze, le loro preoccupazioni, le loro crisi e il loro
rappacificamento. Mentre se i protagonisti sono legati da un’amicizia come quella di Anne e Guillaume, i
dettagli sono molto più piccoli e sottili. Lo spettatore non ha bisogno di vederli baciare, chiamarsi con nomi
affettuosi o consolarsi per capire quanto si siano aiutati a vicenda per ritrovare la fiducia in loro stessi.
Grégory Magne – Regista
Les Parfums è il secondo lungometraggio di Grégory Magne. Cresciuto in Borgogna, Francia, nel 2007 lascia
il Paese per attraversare l’Atlantico in solitaria da La Rochelle fino a Salvator de Bahia, in una barca a vela
alta 6.5 metri e senza alcun mezzo di comunicazione. Ha con sé una telecamera con cui documenta la sua
vita a bordo e con cui realizza il suo primo lungometraggio, VINGT-QUATRE HEURES PAR JOUR DE
MER. Da allora, i suoi lavori si alternano tra documentari e opere di finzione, tra sceneggiatura e regia. Nel
2012, scrive e dirige con Stéphane Viard il suo primo lungometraggio, L’air de rien, una black comedy in cui
Michel Delpech interpreta un se stesso sommerso dai debiti, affiancato da Grégory Mantel nel suo primo
vero ruolo.

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