Economia

Franco: “Riforma fiscale prioritaria ma non sarà nel Recovery”

Le previsioni del neoministro dell'Economia in audizione presso le commissioni riunite di Camera e Senato: "Piano nazionale da 191,5 miliardi ambizioso ma credibile"

(Roma)- La riforma fiscale, pur essendo “una delle priorità di questo governo”, non sarà affrontata nell’ambito del Recovery Plan. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, in audizione parlamentare. Franco ha però chiarito che la questione è urgente visto il livello “relativamente alto” dell’imposizione fiscale e delle aliquote nel nostro Paese. Per quanto riguarda i fondi Ue, con le riforme, ha sottolineato, “si prevede un Pil a oltre il 3%”.

“Abbiamo 50 giorni davanti per il Pnrr”Con il Recovery Plan si punta a un piano da 191,5 miliardi, “ambizioso ma credibile”, che partirà dal lavoro fatto dal precedente governo “integrato e sviluppato” e che potrà avere un impatto anche superiore al 3% del Pil se accompagnato dalle riforme, in primis quella della pubblica amministrazione e la riforma della giustizia. Il ministro dell’Economia per la prima volta in Parlamento nella sua nuova veste, ha descritto così il lavoro in corso sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dovrà inevitabilmente essere “rapido e intenso” in vista della scadenza di fine aprile. “Abbiamo circa 50 giorni davanti”, ha ricordato Franco spiegando che i ministri competenti sono impegnati, partendo dal precedente piano, a verificare “tutto ciò che deve essere confermato perché fatto bene e ciò che può essere integrato e sviluppato”.

Cosa chiede l’Ue all’ItaliaLa transizione ambientale, le infrastrutture, le reti digitali, l’inclusione sociale, temi centrali del Pnrr, andranno accompagnati dalle riforme che da tempo l’Europa chiede all’Italia. Franco ha citato le riforme della P.a. e della giustizia più “una terza area molto importante che riguarda gli interventi di semplificazione normativa trasversale”.

“Riforma fiscale prioritaria” Tornando sulla riforma fiscale Franco ha ribadito che è “importantissima” (come l’ha definita il premier Mario Draghi è una “priorità”) ma “ragionevolmente” non può entrare nel “contesto” del Recovery Plan anche se alcuni “interventi sulle infrastrutture del Paese” del Pnrr potranno avere “effetti sul funzionamento del sistema fiscale”.

Chi gestirà il Pnrr: i due livelli Il Pnrr, ha anticipato Franco sarà gestito da “una governance robusta e articolata” basata su “un modello organizzativo su due livelli strettamete interconnessi”. Da un lato “è prevista la costituzione di una struttura centrale di coordinamento del Pnrr presso il ministero dell’Economia a presidio e supervisione dell’efficace attuazione del piano” che “sarà affiancata da un audit indipendente”. Poi “a livello di ministeri ci saranno presidi di monitoraggio e controllo sulle misure di competenza. Presidi che si interfacceranno con la struttura centrale del Mef”. Al momento al Mef, ha spiegato, “abbiamo 50 dirigenti e funzionari che si dedicano al piano ed è un numero che andrà crescendo”; quanto ai ministeri “abbiamo detto di dotarsi di strutture in tempi rapidi, che aiutino in questa prima fase e soprattutto strutture che aiutino nella fase successiva quando servirà monitorare, seguire, se del caso correggere”.

Ad aprile il confronto in ParlamentoSu tutto questo ad aprile partirà una fase di confronto col Parlamento che sarà inevitabilmente “molto rapida, molto concitata”, durante la quale “dobbiamo ascoltare e trovare insieme pragmaticamente delle soluzioni”. I tempi sono strettissimi.

Dal 30 aprile in poi toccherà a Bruxelles Dopo il 30 aprile la Commissione Ue avrà 8 settimane per valutare i piani di ciascun paese, poi il Consiglio avrà 4 settimane per la decisione finale e “questo implica che le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate”, salvo l’anticipo del 13%, ha puntualizzato. Sui criteri di scelta dei singoli progetti, Franco ha rinviato alle audizioni dei ministri che si terranno nei prossimi giorni spiegando che il Mef avrà un ruolo di coordinamento e di “metodo”.

Le previsioni sul Pil italiano A chi chiedeva stime del nuovo esecutivo sulla spinta alla crescita da parte del Piano, Franco ha assicurato che con l’implementazione delle riforme “la crescita del Pil potrebbe essere più elevata” di quel “3%” (previsto dal 2026 dalla Nadef, ndr). Il 3% è riferito infatti “all’impatto del solo piano”. “Ma la nostra crescita – ha proseguito – non dipende solo da quello ma da ogni altra politica”.

 

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