Alessandra Merico, attrice e autrice di grande talento nonché apprezzata monologhista comica, si distingue per la sua spontaneità e vivacità. Attualmente è protagonista al Teatro Golden di Roma con la commedia “Arresti molto molto domiciliari” di Marina Pizzi, diretta da Toni Fornari, regista che ho avuto più volte il piacere di osservare all’opera. In esclusiva per Twikie, Alessandra condivide il suo percorso professionale, arricchito da numerosi dettagli che permettono di approfondire la conoscenza di questa figura talentuosa nel panorama artistico teatrale italiano.
Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non puoi assolutamente rinunciare ?
“Recitare rappresenta per me una passione fondamentale, un elemento imprescindibile della mia vita. L’ironia, in particolare, svolge un ruolo salvifico: attraverso questo filtro riesco ad affrontare ed esorcizzare i drammi e le difficoltà che si presentano, sia nella mia esperienza personale sia in quella degli altri. Ritengo un grande dono la capacità di vedere il mondo attraverso questa prospettiva ironica, e non potrei mai rinunciare a cercare una risata, sia per me stesso che per gli altri; sarebbe come tradire la mia essenza più profonda!”.
“Un secondo aspetto cruciale è rappresentato dalla rete di amicizie costruita nel corso degli anni, che mi sostiene nei momenti difficili. Le relazioni possono concludersi, ma sono le amicizie quelle che teoricamente durano nel tempo; quando anche queste finiscono, il dolore è ancora più profondo perché considero le amicizie come la mia ancora di salvezza, il mio sostegno nei momenti complessi”.
“Infine, l’attività fisica, in particolare la palestra, riveste un’importanza fondamentale nella mia vita. Senza esercizio fisico rischierei di accumulare tensione e stress in modo insostenibile. Come persona estremamente fisica, somatizzo lo stress e l’attività motoria mi aiuta a scaricare tutte le negatività accumulate. In passato ho praticato teatro e danza per molti anni come forma di riscaldamento fisico; tuttora il movimento rimane uno strumento essenziale per liberarmi dalle energie negative e mantenere un equilibrio psicofisico ottimale.
Come nasce la tua passione per la recitazione ?
La mia passione per la recitazione non saprei esattamente quando sia nata, ma ricordo che alle scuole elementari ci facevano partecipare a delle recite, momenti per me molto importanti e amati. Non amavo soltanto recitare, ma anche la parte legata alla drammaturgia; infatti, la mia prima drammaturgia l’ho scritta quando avevo circa nove anni, se non erro in terza o quarta elementare, poiché i testi proposti dalla maestra all’epoca non mi sembravano adeguati. Così decisi di scrivere io stesso i copioni, assegnando a ciascun compagno di classe un ruolo specifico. Credo quindi che il desiderio di recitare, o meglio di raccontare storie, sia innato in me e sia nato insieme a me. Recito perché sento il bisogno di narrare le storie che scrivo; tutto ciò è strettamente collegato e rappresenta un’esigenza che ho avuto fin da piccolissima: quella di cercare di spiegare il mondo attraverso il mio punto di vista e di stabilire una comunicazione con gli altri, mostrando loro come io stesso percepisco la realtà”.

Invece come inizia il tuo percorso professionale ?
“Il mio percorso professionale è iniziato con gli studi universitari a Roma, presso il corso di Arte e Scienze dello Spettacolo, indirizzo Teatro, all’età di 19 anni. Successivamente, a 23 anni, ho intrapreso l’Accademia Internazionale di Teatro sempre a Roma, presso il Circo Massimo, dove mi sono formata come attrice e regista. Non soddisfatta, ho vinto un bando a Perugia organizzato dal CUT (Centro Universitario Teatrale) e dallo Stabile dell’Umbria, che mi ha permesso di seguire un anno di formazione e specializzazione come attore performer e nella drammaturgia scenica. Ho dedicato molto tempo allo studio e ho partecipato a seminari, stage e corsi di perfezionamento che continuo ancora oggi a frequentare, poiché ritengo che la formazione sia un processo continuo. Infatti, ogni volta che porto in scena un testo con attori competenti considero questo momento stesso una forma di formazione; per me lo studio non si conclude mai”.

C’è un ricordo professionale che porti sempre nel cuore ?
“Sicuramente il ricordo più significativo che porto nel cuore è la prima volta in cui debuttai con il mio monologo comico, scritto da me, intitolato “Vita grama di un’eroina moderna”, monologo che continuo a portare in scena. È stata la mia prima esperienza nel presentare un testo privo di personaggi definiti, una sorta di stand-up comedy in cui interpretavo vari ruoli senza la presenza della quarta parete, rivolgendo direttamente la parola al pubblico. Questo rappresentava il mio primo tentativo di fare comicità in autonomia e ciò che mi ha profondamente emozionata è stata la risposta del pubblico: come tutti i miei testi, era prevalentemente comico ma verso il finale assumeva una piega più amara. Le persone, al termine dello spettacolo, si congratulavano con gli occhi lucidi perché dopo aver riso avevano ricevuto uno spunto di riflessione da portare con sé. Per me è stato un momento toccante; quando realizzo i miei monologhi sento di essere esattamente nel posto giusto al momento giusto. È una sensazione unica che non ho mai provato per altro e mi conferma che sono nata per questo: il mio compito è trasmettere le mie parole alle persone attraverso questa forma espressiva. Successivamente ho scritto anche commedie di successo che vengono rappresentate frequentemente; amo lavorare sulle commedie ma riconosco che si tratta di un’attività differente, basata su un lavoro di gruppo e collaborazione. Al contrario, quando realizzo monologhi comprendo di raggiungere le persone in modo diverso: quel messaggio espresso in quella modalità diventa la mia missione, poiché passa attraverso un canale più diretto e percepisco concretamente l’interazione col pubblico.Avverto un’armonia con loro simile a quella di uno strumento musicale che suona, risultando perfettamente connessa alle emozioni di chi mi ascolta”.
Un progetto futuro che vorresti realizzare ?
“Il mio obiettivo è distribuire i miei monologhi comici in tutta Italia. Come ho già espresso nella risposta precedente, il monologo rappresenta la forma espressiva a me più congeniale, quella che sento maggiormente vicina e che mi offre maggiore soddisfazione. Attualmente sto lavorando per individuare una distribuzione che mi consenta di farmi conoscere e di diffondere il messaggio di Alessandra Merico su tutto il territorio nazionale, attraverso la modalità che ritengo più adeguata: la stand-up comedy monologica”.

C’è un ruolo che vorresti interpretare ?
“Sarei certamente interessata a interpretare un ruolo scritto appositamente per me da Lucia Calamaro. Questo rappresenta, in particolare, un appello poiché Lucia possiede la capacità di creare personaggi di grande profondità. È una drammaturga moderna e contemporanea che scrive ruoli principalmente per donne; quelli che ho avuto modo di vedere sono caratterizzati da una combinazione equilibrata di elementi comici, drammatici e riflessivi, risultando in personaggi completi e sfaccettati. Mi piacerebbe molto che lei potesse scrivere un personaggio su misura per me o che io potessi interpretare uno dei suoi testi. In alternativa, la mia eroina letteraria è Madame Bovary; tuttavia, non sono certa di riuscire a conferirle l’ironia necessaria nella trasposizione teatrale, anche se potrebbe essere interessante farlo, considerando che Flaubert non le ha attribuito molta ironia. Forse potrei darle io questa sfumatura, almeno prima del suo suicidio”.
Adesso a quale progetto professionale stai lavorando ?
“Attualmente sto revisionando il copione di “Super”, una commedia sui supereroi che ha debuttato al Teatro Sette di Roma e che riprenderà il suo percorso con un tour previsto da novembre a maggio, per poi tornare in scena a Roma al Teatro Golden nel mese di maggio. Sto apportando alcune modifiche al testo, che è estremamente divertente e racconta la storia di supereroi che non ce l’hanno fatta: figure in pensione che avrebbero potuto diventare Superman, Ironman o Flash, ma non hanno avuto la stessa fortuna nonostante i loro poteri significativi. La narrazione affronta una parabola di fallimento che, a mio avviso, riflette molto anche il mondo dell’arte, dove alcuni attori ottengono successo mentre altri no, pur essendo talentuosi. In questo caso, il tema viene vissuto attraverso i supereroi che non hanno raggiunto il successo ma continuano a lottare fino all’ultimo per conquistare popolarità”.

Come spieghi il successo delle tue interpretazioni comiche sui social e come nasce l’idea?
“Ritengo che il successo degli episodi che realizziamo sul web sia attribuibile all’inserimento dell’elemento psicologico. In particolare, la serie “Scheck”, che affronta il tema del rapporto di coppia online, ha riscosso un grande interesse, poiché le dinamiche di coppia sono argomenti molto diffusi e apprezzati anche in ambito teatrale. L’introduzione del personaggio della psicologa si è rivelata strategica, soprattutto considerando che il primo video è stato realizzato a maggio dello scorso anno, in un periodo post-pandemico, quando molte persone hanno riscoperto l’importanza della psicologia e numerosi individui hanno iniziato a rivolgersi a uno specialista. Questo ha portato alla luce molte relazioni problematiche: infatti, se uno dei partner intraprende un percorso terapeutico e l’altro no, diventa difficile mantenere la relazione stabile. Il nostro successo deriva anche dal fatto che molti spettatori si sono riconosciuti nelle situazioni rappresentate, sia chi era stato lasciato sia chi aveva un partner impegnato in terapia e ha trovato la forza per affrontare la situazione. Inoltre, diversi psicoterapeuti ci hanno ringraziato per aver contribuito a diffondere consapevolezza sulle relazioni tossiche e sull’importanza di rivolgersi a un professionista quando si attraversano momenti difficili. Sono convinta che il nostro risultato positivo derivi dal fatto che ogni spettatore ha potuto interpretare gli episodi secondo le proprie esperienze personali: alcuni ci hanno elogiato per aver sostenuto che la psicologia non serve – intendendo questo come una critica costruttiva – mentre altri hanno apprezzato il messaggio opposto, ovvero l’importanza fondamentale della terapia psicologica. Gli stessi psicologi ci hanno fatto i complimenti definendoci quasi i “Checco Zalone” della psicoterapia. Infine, questo successo è frutto anche della collaborazione tra me ed Enzo Casertano.Siamo due attori originariamente formati per il teatro, ora impegnati nel mondo del web. Ritengo che il valore aggiunto risieda in questo aspetto, poiché la fortuna può sorridere una sola volta, ad esempio con il primo reel. Tuttavia, per fidelizzare il pubblico è fondamentale mantenere un livello elevato sia nella scrittura che nella recitazione. Il nostro successo deriva quindi dalla scelta accurata dell’argomento e dalla capacità di suscitare interesse costante attraverso dinamiche comiche e battute efficaci, supportate dalla nostra professionalità e competenza teatrale, elementi che hanno permesso al pubblico di continuare a seguirci con interesse”.
Come ami trascorrere il tuo tempo libero ?
“Amo dedicare il mio tempo libero a riflettere su come incrementare la mia attività lavorativa, un aspetto comune a molti attori. Al di là delle inevitabili difficoltà, apprezzo molto la lettura, poiché ritengo che per scrivere sia fondamentale leggere. Inoltre, considero essenziale trascorrere il tempo con i miei amici e le persone care, in quanto la compagnia degli affetti è terapeutica e imprescindibile per me. Dopo momenti di intensa socialità, apprezzo anche la solitudine: in qualità di Acquario responsabile, alterno momenti di grande interazione sociale a periodi più riservati, necessari per ricaricare le energie e rigenerare la mente. Amo passeggiare da sola e sento l’esigenza di equilibrare entrambe le dimensioni; infatti, altrimenti mi sentirei sopraffatta sia dalla moltitudine che dall’isolamento. Per me questo equilibrio è fondamentale e terapeutico; non potrei immaginare di trascorrere il mio tempo libero diversamente. Tuttavia, va sottolineato che il tempo libero è sempre più limitato perché gli attori tendono a cercare costantemente nuove occupazioni quando non sono impegnati professionalmente, data la natura incostante del nostro lavoro”.

Da romana doc in cosa sei simile alla tua adorata città?
“Non sono originaria di Roma; sono nata in Puglia, nella provincia di Lecce, da madre toscana di Piombino. I miei primi anni di vita li ho trascorsi viaggiando in treno sul famoso Intercity, poiché i miei genitori si sono separati subito dopo la mia nascita. Ho vissuto i primi otto anni della mia vita spostandomi continuamente, per poi trasferirmi a Bologna, dove sono rimasta fino ai 19 anni. Successivamente mi sono stabilita a Roma, città nella quale vivo da oltre vent’anni e con la quale mi identifico profondamente. Amo Roma e la considero la città più bella del mondo; ritengo che il mio modo d’essere rifletta il carattere della città stessa: una realtà che ama essere al centro dell’attenzione e protagonista. Personalmente apprezzo essere al centro dell’interesse, motivo per cui sento sempre la sua mancanza quando mi allontano. Roma rappresenta una presenza forte nella mia vita e credo che anche io possa mancare alla città quando me ne vado, perché nelle sue strade manca una pensatrice solitaria come me. In questo senso ci accomuna un’affinità: io sono Acquario, lei è Leone-due segni apparentemente opposti ma capaci di trovare ordine nel caos. Questo è ciò che condividiamo e che rende speciale il nostro legame”.
Se diciamo o amore cosa rispondi ?
“Quando parlo di amore, Alessandra risponde che è necessaria una terapia; in altre parole, è fondamentale prima risolvere i propri conflitti interiori e raggiungere un equilibrio personale per evitare di trasferire sugli altri gli errori del passato. Purtroppo, questo processo è complesso e richiede la ricerca della terapia più adeguata. Ci sono momenti in cui sembra di stare bene, ma poi una storia d’amore può far vacillare tutte le certezze acquisite. L’amore rappresenta spesso uno squilibrio, un punto di rottura dell’equilibrio stesso, soprattutto nella fase dell’innamoramento che dovrebbe invece essere un rifugio sicuro. Nella mia esperienza personale, l’amore si è rivelato talvolta un ambiente insicuro, un contesto conflittuale dove si affrontano difficoltà paragonabili a una guerra; ho anche scritto un libro intitolato “Contro Venere” che tratta proprio queste dinamiche spiacevoli. Pur essendo una persona desiderosa di amare in modo condizionato e profondo, ho incontrato dall’altra parte situazioni e persone instabili, senza possibilità di progettualità condivisa. La mia psicologa sostiene che io sia la causa di tali difficoltà; fino a poco tempo fa lo credevo anch’io, ma ora sto iniziando a pensare che esistano momenti giusti e sbagliati per certe esperienze. Confido quindi che arriverà il momento opportuno anche per me, poiché finora l’amore mi ha soltanto tolto energie senza offrirmi molto dal punto di vista sentimentale; anzi, ha spesso influenzato negativamente il mio lavoro ed io sono particolarmente bisognosa di energia perché ho progetti importanti da realizzare. Spero dunque che un giorno potrò dire con certezza che la persona al mio fianco rappresenta un valore aggiunto nella mia vita”.

Se invece diciamo Sesso ?
Quando si parla di sessualità, è fondamentale riconoscerne il legame stretto con l’amore e il benessere mentale, nonché con la celebrazione della propria identità. Questi aspetti devono procedere in parallelo. Come già sottolineato, anche nel contesto intimo è essenziale trovare una persona con cui vi sia armonia; trasformare un partner domestico in un nemico o sentirsi estranei sotto lo stesso tetto impedisce qualsiasi evoluzione positiva del rapporto. Per vivere un’esperienza sessuale soddisfacente, è necessario che vi sia accordo e sintonia tra le parti coinvolte; altrimenti, l’intimità rischia di diventare un incubo.
Per una serata galante cosa rispondi ?
“Più che una serata romantica, mi piacerebbe vivere un’esperienza intima e speciale: potresti prendermi e portarmi via per due giorni oppure, in alternativa, apprezzerei piccoli gesti come un biglietto lasciato sul frigorifero che possa trovare, o una colazione accompagnata da una rosa. Sono dettagli semplici ma significativi, poiché non ho mai ricevuto attenzioni di questo genere. Se desideri davvero conquistare il cuore di Alessandra Merico, che spesso appare distante, potresti considerare un quartetto d’archi che esegua brani di Gino Paoli o un artista che interpreti “Il cielo in una stanza”. Una serenata di questo tipo potrebbe far sciogliere anche il cuore più gelido. In tal caso, potrei persino prendere in considerazione una proposta di matrimonio; sarebbe l’unica occasione per cui direi sì”.

Ci racconti u a monellata che hai realizzato ?
“Ho affrontato molte situazioni e non ho mai considerato il concetto di impossibilità. Quando avevo in mente qualcosa o desideravo ottenere una risposta, non ponevo mai limiti alla provvidenza. Per fare un esempio noto a tutti, ero fidanzata con un ragazzo che per quattro o cinque ore non rispondeva al telefono mentre si trovava a Gardaland. A un certo punto, ho contattato direttamente Gardaland per chiedere informazioni su di lui, poiché non rispondeva alle mie chiamate. Successivamente ci siamo lasciati, ma ritengo che questo episodio mi rappresenti bene: quando desidero sapere o fare qualcosa, trovo sempre una strada alternativa inaspettata. Per questo motivo, le persone a me vicine, sia in amicizia che in amore, farebbero bene a evitare menzogne, perché io tendo a crederci se lo voglio; altrimenti faccio tutto il possibile per scoprire la verità. Non si tratta di semplici capricci: qualcuno potrebbe definirlo mania del controllo o ossessione, ma io lo considero giustizia ihh (ride ndr). Credo che quella persona ricordi ancora di essere stata contattata da Gardaland grazie a me”.
Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti ?
“Oggi mi troverei probabilmente come paziente in un ospedale psichiatrico ihh (ride ndr), A parte gli scherzi , poiché ritengo di non avere alternative. Se non avessi compreso questo aspetto, non sarei la persona che sono oggi. Avrei desiderato appassionarmi alla fisica o alla matematica, ma purtroppo ciò non è accaduto. Se avessi potuto scegliere a cosa dedicarmi, avrei certamente optato per la scienza anziché per l’arte. Tuttavia, non sono nata con quell’attitudine; al contrario, questa scelta rappresenta per me una necessità e una vocazione simile a quella del sacerdote. Fare l’attore e l’autore è infatti paragonabile al fare il prete: non esiste alternativa, perché se ci fosse l’avrei sicuramente presa in considerazione. È un lavoro impegnativo e difficile, caratterizzato da numerosi momenti in cui si vorrebbe arrendersi; solo le esigenze interiori, il fuoco e la vocazione permettono di andare avanti, altrimenti sarebbe impossibile continuare. Se avessi potuto scegliere fin dall’inizio la mia vocazione, probabilmente mi sarebbe piaciuta maggiormente la parte scientifica e fare ricerca, ma le cose sono andate diversamente: dovevo seguire questa strada e non ne potevo intraprendere un’altra.

Photo Credits: Ph fralamarino – Ph Teatronovanta-