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Apollo è il primo medicane del Mediterraneo? Risponde il meteorologo Vincenzo Capozzi

Apollo è il primo medicane del Mediterraneo? A illustrarci il cambiamento climatico il meteorologo Vincenzo Capozzi.

Di sicuro è la perturbazione atmosferica di cui più si è parlato in queste settimane, generatasi al largo del Mediterraneo, ha portato dietro di se una scia di morti e ingenti danni in Sicilia.
Apollo è il testimone di un clima che cambia, figlio della classica frase di questo periodo: “Le mezze stagioni non ci sono più” o forse sarebbe meglio dire che le stagioni non sono più quelle che noi ricordiamo.

Ne parliamo con Vincenzo Capozzi, meteorologo, ricercatore all’Università “Parthenope” di Napoli,  presidente dell’associazione MVOBSV Mt. Vergine Observatory e ora componente della squadra di Rai Meteo la struttura che cura e coordina  per le reti RAI i contenuti informativi sul meteo, clima e ambiente.

Dottore Capozzi cosa vuol dire Medicane?
Una perturbazione simile a quelle che nascono nelle zone tropicali e, dunque, molto diversa da quelle tipicamente osserviamo alle nostre latitudini.

Quindi non è un uragano?
No, non lo è. Il termine uragano non è corretto, è una tempesta simil -tropicale, ma non ha venti tali da definirlo uragano.  Meteorologicamente  abbiamo avuto una disinformazione dilagante. I medicane sono eventi rari, ma pericolosi perchè producono eventi atmosferici impattanti per il territorio dove si sviluppano.

Siamo comunque di fronte ad un nuovo evento atmosferico mai visto fino ad ora?
Non direi.  Ci sono studi che parlano di eventi di questo tipo già negli anni  ’60. All’epoca mancavano gli strumenti scientifici che abbiamo ora per studiare e monitorare i fenomeni, ma non è il primo medicane della storia, non lo dico io, ma la letteratura scientifica a nostra disposizione.

Avremo altre tempeste di questo tipo?
Le proiezioni future ci portano a pensare ad un incremento di questi eventi che potrebbero diventare più frequenti. Un segno tangibile è l’aumento della temperatura delle acque del Mar Mediterraneo che produce un forte squilibrio in atmosfera con fenomeni più impattanti.  Il cosiddetto Global Warming ovvero il riscaldamento globale.

Lo scenario climatico sta cambiando e iniziano a vederne gli effetti.

Questo medicane è stato battezzato come un uragano.
Il nome Apollo è stato scelto direttamente dal Servizio Meteo dell’Aeronautica militare. Una scelta non mediatica, ma legata ai futuri studi che si effettueranno su questo tipo di fenomeni.

Cosa ci insegnano fenomeni di questo tipo?
Oltre al cambiamento climatico accendono una luce sulla gestione del territorio che, insieme alla componente metereologica, ci mostrano l’eccessiva antropizzazione dei territori. Di fronte ad eventi di questo tipo diventano visibili tutti i limiti dell’eccessiva cementificazione. Basta guardare quello che è accaduto della Piana di Catania, togliere spazio alla raccolta delle acque piovane ha prodotto l’allagamento delle parti basse del territorio.

Durante l’allerta meteo cosa bisogna fare come cittadini?
Bisogna cambiare mentalità, il contesto ambientale e climatico in cui viviamo è mutato, non è quello dei nostri nonni. Dobbiamo essere consapevoli e assumere comportamenti adeguati.

Quindi cosa fare?
Controllare il sito della protezione civile per comprendere il grado di allerta per il nostro territorio.

Ma a volte queste allerte meteo non sembrano così pericolose?
L’allerta meteo si compone di due elementi: condizioni metereologiche e impatto idro-geologico sul territorio. In Italia il rischio idrogeologico è molto diffuso, quindi i fenomeni alluvionali non sempre hanno bisogno di piogge copiose per generarsi.

Il principio è quello della massima precauzione.

 

In Campania dobbiamo preoccuparci in futuro per l’arrivo di un medicane?
Più che preoccuparsi di cicloni di questo tipo farei attenzione alla prossima settimana, dal primo al sei novembre, arriveranno con una perturbazione atlantica notevoli quantità di piogge. L’autunno inizierà a farsi sentire, quest’anno particolarmente avaro di acqua.

Non ci sono più le mezze stagioni quindi?
Negli ultimi anni, i mesi di settembre e ottobre sono diventati delle appendici della stagione estiva con scarse piogge e temperature anomale diverse da quelle registrate in passato. Più che parlare di stagione penserei al cambiamento climatico in atto e ai suoi effetti.

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