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ESTER RASCATO, IL FASCINO DELL’ IMMAGINE

La nostra intervista esclusiva alla brillante artista Ester Rascato

Sin da giovanissima, ha manifestato un forte interesse per le arti, evidenziando una passione particolare per la scrittura, la pittura e la fotografia. Ha frequentato il liceo sociopsicopedagogico e, dopo il conseguimento del diploma, ha scelto di dedicarsi alla sua passione per la fotografia intraprendendo un percorso di studi presso un’accademia specializzata in “Fashion Photography” e “Stylist”. Tuttavia, nel corso degli anni, la pittura ha prevalso, assorbendo completamente la sua attenzione. Nonostante la pittura rimanga la sua forma espressiva preferita, ha riscoperto il legame con la fotografia, questa volta assumendo una posizione differente dall’altro lato dell’obiettivo. In sostanza, la sua vita rappresenta un continuo viaggio di esplorazione creativa. Abbiamo avuto l’opportunità di conversare con questa artista vulcanica e brillante per scoprire ulteriori dettagli non solo sul piano professionale ma anche su quello personale, rivelandoci i segreti della sua professione e oltre.

Come nasce il tuo percorso artistico-professionale?

“Ho sempre disegnato fin da piccola, inventato storie, scritto poesie, e ricordo che cucivo i vestiti alle mie bambole. Ero anche molto affascinata dal mondo della fotografia, restavo incantata ad osservare come mio nonno sviluppava le foto e realizzava i video per i suoi clienti, aveva infiniti aggeggi misteriosi che catturavano la mia attenzione, parliamo degli anni 90, non c’era la tecnologia di oggi, oggi basta un telefono.
Crescendo ho portato avanti soprattutto la pittura, che è passata dall’essere un momento di sfogo tra le quattro mura della mia stanza, ad una vera e propria carriera. Il passaggio è avvenuto quando iniziai ad andare in terapia da una psicologa, ricordo che portai delle tele durante una seduta e quella seduta fu cruciale. Attraverso gli occhi della terapeuta, mi sentii vista, riconosciuta, da lì iniziai a pensare di poter davvero intraprendere la carriera artistica come pittrice.
Partecipai alla prima mostra collettiva a cura di Eva Amos e da lì ho continuato. In un primo momento sempre con lei su Milano e Roma, ricevendo anche l’onore di essere nominata da Sgarbi in persona tra i quattro artisti di cui aveva maggiormente apprezzato le opere in una delle mostre.
A seguire ho realizzato una personale ad Eboli presso Osteria il Gattapone, un’altra a Salerno presso il Foyer Cafè ed ancora ad Agropoli con il Lions Club Agropoli Faro del Cilento presso la struttura museale La Fornace.
Ho anche donato due delle mie opere digitali alla Casa di Imma che è una struttura dedicata all’accoglienza di donne e bambini vittime di abusi, si trova a Castellammare di Stabia. E sono ospite fissa all’Aperitivo Culturale realizzato dall’Associazione Eco Culturale di Torre Del Greco.
Le mie opere, sia digitali che pittoriche, sono protagoniste del progetto Arte&Psiche ideato, scritto e coordinato dalla psicoterapeuta Annamaria Ascione del Centro Anima Iris di Pompei, progetto innovativo che vede all’opera anche l’attrice e danzatrice di teatro Rosaria Clelia Niola. Si tratta di un progetto di arteterapia dove l’arte diviene vero e proprio strumento di cura. Ho partecipato a molti eventi di arte e realizzato molte altre cose, tra cui una galleria virtuale con le mie opere, visibile su Youtube e pubblicazioni di alcune mie poesie disponibili su Amazon. Ma dobbiamo fare un salto indietro e tornare alle scuole superiori, sì perché alla fine del quinto anno avevo deciso di iscrivermi in accademia per studiare fotografia. Ed in effetti ne sono uscita fotografa di moda e stylist. Ho lavorato come fotografa per un po’ ma alla fine il mio amore si è rivelato essere la pittura che ho imparato da autodidatta”.

Ci racconti la tua passione per la scrittura e la poesia?

“Si tratta di una forma d’arte che tocca corde diverse del mio essere, per quanto reputi la pittura, specialmente quella astratta, il canale attraverso cui mi esprimo meglio, la scrittura ha un certo fascino, ed anche se non mi ci sono dedicata con la stessa dedizione riservata alla pittura, fa comunque parte di me e resta un modo per esprimere parti di me e lanciare un messaggio. Essa spesso funge da completamento narrativo ai set fotografici che realizzo guidando l’osservatore nelle storie che voglio rappresentare”.

Della pittura invece cosa ti affascina?

“L’odore della tela, del colore, il vedere come il mio inconscio si autoritragga  attraverso il mio copro e come attraverso un quadro io possa conoscere parti di me che ancora mi sfuggivano. Ecco, credo sia questo.
Entro in un vero e proprio stato di trance, infatti non mi rendo conto che spesso e volentieri mi ritrovo la pittura tra i capelli, sul viso, e non ho idea di come abbia fatto. Poi dipingo sempre ascoltando musica, cosa che aiuta a connettermi con la mia interiorità senza barriere”.

C’è un punto di riferimento a cui tenti d’ispirarti?

“Sinceramente no. Sono solo me stessa, tutto quello che produco in qualche modo fa già parte di me. Alla fine la mia ispirazione sono io. Soprattutto il mio dolore interiore, direi che quello è il motore principale”.

Per questo autunno a livello lavorativo cosa bolle in pentola?

“Sto organizzando una mostra in collaborazione con il mio amico e fotografo Marco Cirillo, e lo scrittore e poeta Pasquale Tortorella, due artisti molto molto bravi, sono felice di realizzare questo progetto con loro.Mi dedico alla scrittura del mio libro ininterrottamente, alla creazione di una raccolta delle mie opere (di ogni tipo) ed alla realizzazione di nuovi set fotografici come fotomodella. Alla fine la fotografia è ritornata nella mia vita ma in chiave diversa, mi sto sperimentando molto in questo nuovo percorso e devo dire che in meno di un anno ho ottenuto belle soddisfazioni. Soprattutto vado molto fiera della mia community che è costituita da persone meravigliose e che è sempre in crescita”.

In quale epoca storica ti piacerebbe vivere?

“Esattamente quella nella quale vivo.Tanto ogni epoca ha le sue luci e le sue ombre, inutile prendersi in giro.
E per quanto alcune epoche passate possano affascinare, mi ritengo fortunata a vivere in questa epoca di risveglio spirituale e di progresso tecnologico. Poi per quanto riguarda il futuro penso che stia a tutti noi crearne uno migliore, questo si può sempre fare”.

Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non puoi rinunciare?

“Il mio compagno Simone con il quale condivido le giornate e che mi sostiene e mi supporta in ogni progetto ed ambizione, e con il quale amo progettare e costruire. Sicuramente non posso rinunciare alla mia famiglia, soprattutto ai miei fratelli Marco e Rino. E non potrei mai rinunciare all’affetto ed al supporto dei miei followers!
M soprattutto, mai e poi mai potrei rinunciare a me stessa.Lo so sono quattro cose, non tre, e mi fermo qui altrimenti dovrei parlare anche delle mie porcelline d’india Alba ed Aurora che senza saperlo mi fanno pet therapy nei momenti peggiori”.

Per una serata galante quale intimo adori indossare?

“Preferisco tenere questo dettaglio per me. In un’epoca in cui siamo costantemente spinti ad esporre ogni aspetto di noi stessi, custodire certi lati della propria persona è diventato un atto di ribellione. Credo che ci sia una bellezza intrinseca nel mistero e nell’eleganza, qualcosa che stiamo dimenticando. Mantenere una parte di sé nascosta, in un mondo che ci chiede di rivelare tutto, è un atto di potere e raffinatezza”.

Qual è se c’è il tuo lato più sexy?

“Credo che il mio lato più sexy sia nella mia sicurezza, nella capacità di giocare con l’ironia e di esprimermi senza troppi filtri. Penso anche che risieda nel modo in cui riesco a esprimere una certa energia creativa e sensuale senza mai dover mostrare nulla apertamente. C’è qualcosa di potente nell’evocare senza svelare, nel mantenere quel sottile equilibrio tra mistero e fascino. Per me, essere donna significa proprio questo: essere in connessione con un magnetismo innato, che non ha bisogno di eccessi per lasciare un’impronta”.

Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?

“Un’altra persona. Semplicemente non sarei Ester, perché questo percorso è ciò che sono e non si può essere nulla di diverso da ciò che si è. Alla fine”.

Per saperne di più: https:www.esterluciombre.it

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