FRANCESCA DI MAURO, RAPPRESENTA UN CONNUBIO DI ELEGANZA E TALENTO
La nostra intervista esclusiva con la stimata e talentuosa giornalista Francesca Di Mauro


“La mia passione per il giornalismo nasce da una passione ancora più antica: l’amore per il calcio. Fin da bambina il pallone era molto più di un gioco, era un universo da scoprire. E non mi bastava guardare le partite, volevo capire cosa c’era dietro, dentro e oltre il campo: le emozioni dei giocatori, le storie dei tifosi, i retroscena, le parole. Il calcio mi ha insegnato che ogni dettaglio ha un significato, e che raccontarlo può dare voce a chi voce non ha. Così ho iniziato a scrivere, a osservare, ad ascoltare”.

“È stato un percorso costruito passo dopo passo, con tanta dedizione e curiosità. Non sono mancate e non mancano ancora oggi le difficoltà, ma quelle le ritengo molto formative. Ho iniziato con un corso di giornalismo quando frequentavo il liceo, poi all’università ho collaborato con la radio di ateneo e poi ho iniziato a scrivere per poter diventare giornalista pubblicista. Ogni esperienza, anche la più umile, mi ha insegnato qualcosa. Ho capito che il giornalismo non è solo una professione, ma una responsabilità: quella di raccontare la verità, ma anche quella di ascoltare davvero. Ho lavorato in vari ambiti, a volte fuori dalla mia comfort zone, ma ogni volta ho portato con me la stessa curiosità che avevo da bambina”.
“Ci sono tanti sogni nel cassetto e qualche idea che prende forma, ma preferisco non svelare troppo. Ogni progetto ha bisogno del suo tempo per maturare”.

“Ne porto tanti, davvero. Ogni intervista mi ha lasciato qualcosa, un frammento di vita, un volto, una parola che si è incisa nella memoria. Ma una in particolare è stata molto speciale: l’intervista al mio cantante preferito. È stato un incontro vero, senza maschere. E quando riesci a creare un dialogo autentico con qualcuno che hai sempre ammirato, capisci che il tuo lavoro ti sta restituendo qualcosa di prezioso”.
“Anche qui preferisco tenermi sul vago. Ho tanti desideri professionali e personali, ma amo lasciare che le cose prendano forma nel tempo giusto”.
“Non ho un solo punto di riferimento, ma diversi fari che mi hanno guidata nei momenti di dubbio o ispirazione. Persone che con la loro etica, la loro umanità e il loro stile mi hanno insegnato che il giornalismo può essere servizio, profondità e bellezza. Cerco sempre di prendere esempio da chi ha saputo rimanere fedele ai propri valori, anche quando era difficile”.
Come trascorrerai questa torrida estate 2025?
“Quest’estate sarà dedicata al riposo e alla famiglia. Dopo mesi intensi di lavoro fuori casa, sento il bisogno di ritrovare i miei spazi affettivi, le radici, le persone che mi conoscono davvero. Ci sarà tempo per viaggiare, ma anche per fermarsi, ascoltare il silenzio, ricaricare cuore e mente. Ogni estate dovrebbe essere un piccolo rito di ritorno a sé”.


“La fotografia è un linguaggio che mi appartiene. Mi piace sia osservare che essere osservata. Amo farmi fotografare se il momento racconta qualcosa di vero, di spontaneo, di pulito. Non sopporto la volgarità o la costruzione artificiale dell’immagine. Anche sui social cerco sempre di mantenere uno stile sobrio, personale, coerente con quello che sono. La visibilità non dovrebbe mai compromettere l’autenticità”.


Il tuo lato sexy secondo te?
Credo che il mio lato sexy stia nei dettagli, più che nell’apparenza. In uno sguardo che dice molto senza bisogno di parole, in una pausa al momento giusto, in un gesto spontaneo. Forse anche nella voce, quando parlo con convinzione o sussurro qualcosa con dolcezza.Per me la sensualità non è mai esibizione, ma un’energia sottile che si percepisce, si intuisce, si sente… senza bisogno di mostrarla troppo. Il vero fascino è sempre una questione di equilibrio tra ciò che si vede e ciò che si immagina”.
Per una serata galante quale intimo adori indossare?
“Preferisco non rispondere. Penso che l’intimità abbia un valore anche nel non essere mostrata. Il fascino, dopotutto, vive nel non detto”.

Ci racconti una “monellata” realizzata?
“In realtà sono sempre stata una ragazza piuttosto tranquilla. Mai eccessi, mai ribellioni plateali. Ma ho sempre avuto un’anima curiosa, sensibile, un po’ sognatrice. Forse la mia “monellata” più grande è stata credere ostinatamente nei miei sogni, anche quando sembravano troppo grandi”.
Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?
“Oggi sto lavorando anche per diventare una professoressa a tutti gli effetti. È un obiettivo che sento profondamente mio, perché ha molto in comune con il giornalismo: ascolto, dialogo, voglia di raccontare e di far crescere pensiero critico. Amo i ragazzi, amo la scuola. Vedo nell’insegnamento un modo per restituire qualcosa, per essere presente nella vita delle persone in un momento fondamentale. E forse, sì, anche questo è un modo di fare informazione, ma con il cuore rivolto al futuro”.



