ESCLUSIVE

FRANCESCA DI MAURO, RAPPRESENTA UN CONNUBIO DI ELEGANZA E TALENTO

La nostra intervista esclusiva con la stimata e talentuosa giornalista Francesca Di Mauro

Francesca Di Mauro, giornalista pubblicista laureata in Lettere Moderne, sta costruendo la propria carriera nel panorama televisivo campano con l’obiettivo di affermarsi sempre più nel settore giornalistico. Nota per la sua chioma riccia e per la passione che nutre nei confronti del calcio, Francesca unisce bellezza e talento. Competente, professionale e determinata, è una persona che comprende appieno il valore del sacrificio. Attualmente si trova lontana dalla propria terra per motivi lavorativi, ma questa non è la prima esperienza in tal senso. Francesca Di Mauro ha iniziato a scrivere nel 2017 per una rivista sportiva online quasi casualmente e da allora non ha mai smesso di occuparsi di calcio, uno sport che segue fin dall’età di sei anni. Il calcio, tradizionalmente considerato un ambito prevalentemente maschile, l’ha affascinata sin dall’infanzia. Per lei è difficile parlare senza menzionare il Napoli. Il suo percorso professionale è stato lungo e impegnativo; ha dovuto superare la propria timidezza, le convinzioni limitanti secondo cui il calcio sia esclusivamente uno sport maschile e le varie difficoltà incontrate lungo il cammino. Nell’esclusiva intervista rilasciata a Twikie, Francesca offre un’analisi approfondita del proprio universo professionale, svelando i retroscena di un percorso lavorativo affascinante e complesso, arricchito da numerosi dettagli che consentono di comprendere appieno questa figura di rilievo nel panorama giornalistico campano e nazionale.
Come nasce la tua passione per il giornalismo?
“La mia passione per il giornalismo nasce da una passione ancora più antica: l’amore per il calcio. Fin da bambina il pallone era molto più di un gioco, era un universo da scoprire. E non mi bastava guardare le partite, volevo capire cosa c’era dietro, dentro e oltre il campo: le emozioni dei giocatori, le storie dei tifosi, i retroscena, le parole. Il calcio mi ha insegnato che ogni dettaglio ha un significato, e che raccontarlo può dare voce a chi voce non ha. Così ho iniziato a scrivere, a osservare, ad ascoltare”.
  Invece il tuo percorso professionale?

“È stato un percorso costruito passo dopo passo, con tanta dedizione e curiosità. Non sono mancate e non mancano ancora oggi le difficoltà, ma quelle le ritengo molto formative. Ho iniziato con un corso di giornalismo quando frequentavo il liceo, poi all’università ho collaborato con la radio di ateneo e poi ho iniziato a scrivere per poter diventare giornalista pubblicista. Ogni esperienza, anche la più umile, mi ha insegnato qualcosa. Ho capito che il giornalismo non è solo una professione, ma una responsabilità: quella di raccontare la verità, ma anche quella di ascoltare davvero. Ho lavorato in vari ambiti, a volte fuori dalla mia comfort zone, ma ogni volta ho portato con me la stessa curiosità che avevo da bambina”.

 Adesso a quale progetto artistico stai lavorando?
“Ci sono tanti sogni nel cassetto e qualche idea che prende forma, ma preferisco non svelare troppo. Ogni progetto ha bisogno del suo tempo per maturare”.
 Ci racconti un ricordo professionale che porti sempre nel cuore?

“Ne porto tanti, davvero. Ogni intervista mi ha lasciato qualcosa, un frammento di vita, un volto, una parola che si è incisa nella memoria. Ma una in particolare è stata molto speciale: l’intervista al mio cantante preferito. È stato un incontro vero, senza maschere. E quando riesci a creare un dialogo autentico con qualcuno che hai sempre ammirato, capisci che il tuo lavoro ti sta restituendo qualcosa di prezioso”.

 Un progetto futuro che vorresti realizzare?

“Anche qui preferisco tenermi sul vago. Ho tanti desideri professionali e personali, ma amo lasciare che le cose prendano forma nel tempo giusto”.

  Nella tua carriera professionale c’è un punto di riferimento?

“Non ho un solo punto di riferimento, ma diversi fari che mi hanno guidata nei momenti di dubbio o ispirazione. Persone che con la loro etica, la loro umanità e il loro stile mi hanno insegnato che il giornalismo può essere servizio, profondità e bellezza. Cerco sempre di prendere esempio da chi ha saputo rimanere fedele ai propri valori, anche quando era difficile”.

 Come trascorrerai questa torrida estate 2025?
“Quest’estate sarà dedicata al riposo e alla famiglia. Dopo mesi intensi di lavoro fuori casa, sento il bisogno di ritrovare i miei spazi affettivi, le radici, le persone che mi conoscono davvero. Ci sarà tempo per viaggiare, ma anche per fermarsi, ascoltare il silenzio, ricaricare cuore e mente. Ogni estate dovrebbe essere un piccolo rito di ritorno a sé”.

 Come ami trascorrere il tuo tempo libero?
“Il tempo libero per me è una forma di cura personale, uno spazio necessario per riconnettermi con me stessa e con le cose che amo. Adoro fare lunghe passeggiate, soprattutto quando posso staccarmi dai ritmi frenetici della quotidianità: camminare mi aiuta a pensare, a lasciar fluire le emozioni, a rimettere ordine nei pensieri. È un modo per respirare a pieni polmoni, ma anche per ascoltare ciò che spesso, nella fretta, si perde. Amo anche dedicarmi alla cucina: non solo mangiare bene, ma anche cucinare. La cucina è, per me, una forma di affetto, un modo per raccontarmi senza parole. Preparare un piatto con cura è quasi un gesto d’amore, e spesso mi rilassa più di qualunque altra cosa. E poi, naturalmente, amo viaggiare. Non tanto per il desiderio di collezionare luoghi, quanto per il bisogno di scoprire, osservare, immergermi in realtà diverse dalla mia. Ogni viaggio mi arricchisce, mi cambia, mi apre prospettive nuove. Che sia un weekend fuori porta o un’esperienza più lunga, cerco sempre di portare con me non solo immagini, ma anche emozioni, storie, incontri. Il mio tempo libero, in fondo, è fatto di piccole cose vere: una cena tra amici, una valigia da preparare, una ricetta da sperimentare. Non ho bisogno di grandi eccessi, ma di autenticità. È lì che trovo la mia pace”.
 Che rapporto hai con la fotografia e con i social network?
“La fotografia è un linguaggio che mi appartiene. Mi piace sia osservare che essere osservata. Amo farmi fotografare se il momento racconta qualcosa di vero, di spontaneo, di pulito. Non sopporto la volgarità o la costruzione artificiale dell’immagine. Anche sui social cerco sempre di mantenere uno stile sobrio, personale, coerente con quello che sono. La visibilità non dovrebbe mai compromettere l’autenticità”.
  Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non puoi rinunciare?
“Al primo posto metto senza esitazione la libertà. È il filo conduttore della mia vita, il valore che guida ogni scelta, grande o piccola. Libertà di pensiero, di espressione, di movimento. Libertà di sbagliare, di ricominciare, di cambiare idea. Proprio per questo, il viaggiare è una delle cose a cui non potrei mai rinunciare: è la mia forma preferita di libertà. Viaggiare per me significa uscire dagli schemi, confrontarmi con il diverso, nutrire la mia curiosità e tornare ogni volta un po’ diversa, un po’ più consapevole. Ogni viaggio è una lezione, un’apertura, un atto d’amore verso il mondo.Infine, non potrei fare a meno del tempo per me stessa. È lì che ritrovo equilibrio, ascolto il mio ritmo interiore, coltivo sogni e idee. Anche la solitudine, quando scelta e non subita, può essere una forma preziosa di libertà”.

Il tuo lato sexy secondo te?
Credo che il mio lato sexy stia nei dettagli, più che nell’apparenza. In uno sguardo che dice molto senza bisogno di parole, in una pausa al momento giusto, in un gesto spontaneo. Forse anche nella voce, quando parlo con convinzione o sussurro qualcosa con dolcezza.Per me la sensualità non è mai esibizione, ma un’energia sottile che si percepisce, si intuisce, si sente… senza bisogno di mostrarla troppo. Il vero fascino è sempre una questione di equilibrio tra ciò che si vede e ciò che si immagina”.

Per una serata galante quale intimo adori indossare?
“Preferisco non rispondere. Penso che l’intimità abbia un valore anche nel non essere mostrata. Il fascino, dopotutto, vive nel non detto”.

Ci racconti una “monellata” realizzata?
“In realtà sono sempre stata una ragazza piuttosto tranquilla. Mai eccessi, mai ribellioni plateali. Ma ho sempre avuto un’anima curiosa, sensibile, un po’ sognatrice. Forse la mia “monellata” più grande è stata credere ostinatamente nei miei sogni, anche quando sembravano troppo grandi”.

 Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?
“Oggi sto lavorando anche per diventare una professoressa a tutti gli effetti. È un obiettivo che sento profondamente mio, perché ha molto in comune con il giornalismo: ascolto, dialogo, voglia di raccontare e di far crescere pensiero critico. Amo i ragazzi, amo la scuola. Vedo nell’insegnamento un modo per restituire qualcosa, per essere presente nella vita delle persone in un momento fondamentale. E forse, sì, anche questo è un modo di fare informazione, ma con il cuore rivolto al futuro”.

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