Maria Pia Nocerino : ” Vi racconto Spire, l’amore adulto e consapevole “
La nostra intervista esclusiva con la giornalista e autrice del romanzo "Spire", Maria Pia Nocerino.

Maria Pia Nocerino, giornalista di riconosciuta esperienza e caporedattrice di Magazine Pragma, rappresenta una figura che emana energia e determinazione. Non sorprende, quindi, che oltre a brillare nella sua professione, sia anche un’appassionata maratoneta. Abbiamo avuto l’onore di discutere della sua opera prima, Spire. È stato un momento speciale in cui Maria Pia ha rivelato non solo la genesi del suo romanzo, ma anche alcuni aspetti del suo affascinante percorso di vita.
Com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo?
“Scrivo da sempre. Nel corso degli anni ho partecipato a diversi concorsi letterari ottenendo premi e riconoscimenti. Alcuni miei racconti e alcune mie poesie sono state pubblicate in antologie e raccolte collettive. Cimentarmi nella scrittura di un libro, invece, era una sfida che non avevo ancora affrontato.La storia di Paul e Marlena, i protagonisti di SPIRE, è nata quasi per gioco. Solo in secondo momento, quando la storia ha iniziato a emozionare me e chi la leggeva, ho maturato l’idea di trasformarla in qualcosa di più di un semplice esercizio di scrittura. L’incontro con Rossini è stato poi decisivo. Collaborando con la casa editrice per recensioni e interviste agli autori ho avuto l’opportunità di presentare loro il mio progetto. La loro risposta è stata entusiasta, e così, a giugno scorso, è nato SPIRE”.
In “Spire”, affronti tematiche complesse come la malattia, l’amore, la femminilità e la violenza. Qual è stata la tua strategia per intrecciare questi elementi in un’opera così straordinaria?
“SPIRE in poche pagine affronta alcune delle tematiche sociali più attuali. Al centro della narrazione c’è l’Alzheimer, una malattia che oggi colpisce un numero sempre crescente di famiglie. Viviamo in un’epoca in cui l’aspettativa di vita è più alta che mai, ma questo straordinario traguardo porta con sé anche sfide difficili e dolorose implicazioni. Nonostante la complessità e la durezza dell’argomento ho cercato di dare respiro alla storia, di intrecciare alla sofferenza anche sprazzi di luce. A giudicare dal riscontro dei lettori e della critica sembra che sia riuscita nell’intento di raccontare il dolore senza appesantire. Qualcuno ha definito il romanzo “arioso” per via della luce, del respiro, della speranza che trasuda dalle pagine”.
Puoi raccontarci la soddisfazione che hai provato nel realizzare questo romanzo?
“Vedere il proprio nome sulla copertina di un libro è un’emozione indescrivibile, un intreccio di orgoglio, timore e felicità difficile da definire con un’unica parola. È la concretizzazione di un sogno, ma anche l’inizio di una nuova avventura.Devo ammettere che, inizialmente, l’emozione era accompagnata da qualche insicurezza. Tuttavia, il riscontro positivo dei lettori e della critica ha dissipato molti dubbi. SPIRE sta percorrendo strade che non avrei mai immaginato, trovando un pubblico sempre più ampio. E ora, nuove prospettive si aprono all’orizzonte; ci sono anche progetti teatrali in cantiere a dimostrazione di quanto una storia possa continuare a vivere e trasformarsi oltre le pagine”.
Come nasce il tuo percorso professionale ?
“Diventare giornalista è stato un sogno coltivato sin dall’infanzia, ma la vita, con i suoi percorsi imprevedibili, mi ha portata altrove prima di concedermi questa possibilità. È stato un traguardo raggiunto in età adulta, dopo anni di attese e esperienze maturate in altri settori che, forse, hanno reso questo momento ancora più significativo.Quando ho stretto tra le mani il tesserino da giornalista ho provato una sensazione di completezza. Non era solo un riconoscimento ufficiale, ma il simbolo di un’identità finalmente ritrovata”.
Invece un ricordo professionale che porti sempre nel cuore?
“Negli ultimi anni il mio percorso è stato un crescendo di esperienze, passando da piccole partecipazioni a ruoli da protagonista in numerosi eventi. Ogni occasione mi ha regalato qualcosa, ma l’episodio più intenso è stato, paradossalmente, quello in cui non ero nemmeno prevista tra i partecipanti.Mi trovavo a teatro come semplice spettatrice quando all’improvviso mi è stato chiesto di sostituire un giornalista. In un attimo mi sono ritrovata con un microfono in mano e una telecamera puntata addosso per intervistare un grande critico teatrale di cui non sapevo nulla. Non avevo mai parlato ad una telecamera prima. Il tempo per prepararmi? Solo i pochi metri che separavano l’ingresso del teatro dal salottino dove lui aspettava il giornalista.In quei pochi istanti ho dovuto raccogliere il coraggio e trovare le parole giuste per accogliere con professionalità un ospite di spicco nel panorama teatrale. Chi ha visto quelle immagini ha pensato che fossi lì apposta, perfettamente a mio agio. La verità? Tremavo come una foglia”.

Un progetto futuro che vorresti realizzare ?
“Ho tanti progetti in cantiere, idee che prendono forma tra le pagine che scrivo. Attualmente mi sto dedicando alla letteratura per l’infanzia e ho un giallo da terminare, oltre a una serie di piccoli grandi progetti che spero possano regalarmi soddisfazioni”.

C’è un punto di riferimento a cui tenti d’ispirarti ?
“Leggere è per me linfa vitale. Divoro oltre cinquanta libri l’anno. Sono tanti gli autori che ammiro, ma tra i tanti, Viola Ardone, Donatella Di Pietrantonio e Michela Murgia occupano un posto speciale”.
Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non puoi rinunciare?
“Le giornate di sole, il caffè al mattino e il sorriso delle persone alle quali voglio bene”.
Come ami trascorrere il tuo tempo libero ?
“Qualche anno fa il mio tempo libero era scandito dagli allenamenti. Correvo a livello agonistico. Oggi, invece, mi lascio ispirare da nuove passioni. Frequento salotti letterari, mostre, teatri, gallerie d’arte e, quando posso, viaggio”.
Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?
“Se non avessi intrapreso questo percorso professionale probabilmente sarei comunque una persona che lavora con le parole. Forse un’attrice di teatro, magari una speaker radiofonica; ruoli che, in fondo, hanno lo stesso scopo della scrittura, quello di dare voce alle storie perché scrivere non è solo un mestiere, è un modo di essere”.



