Olga Prodan, esprime la propria autenticità attraverso una sensualità intensa e spontanea. Il suo profilo si distingue per una serie di caratteristiche peculiari, quali la tenacia e la dinamicità. Questa autenticità si manifesta mediante una sensualità intensa e naturale. In esclusiva per Twikie, condivide il proprio percorso professionale, arricchito da numerosi dettagli che consentono di approfondire la conoscenza di questa affascinante figura femminile.
Come nasce il tuo percorso di Fotomodella ?
“Il mio percorso come fotomodella è nato per caso, in uno dei momenti bui della mia vita.
Non era un sogno programmato, né un obiettivo inseguito: è arrivato come una piccola luce, timida ma ostinata, capace di farsi spazio anche dove sembrava non esserci più nulla”.
Quali sono i generi fotografici in cui adori posare ?
” I generi fotografici in cui adoro posare sono l’artistico e il sensuale.
Sono quelli in cui riesco a esprimermi in modo più autentico, perché mi permettono di raccontare non solo un’immagine, ma un’emozione, un’intenzione, uno stato d’animo .Non li vivo come semplice estetica, bensì come un linguaggio intimo e narrativo, capace di trasformare ogni posa in una presenza e ogni scatto in una storia”.
C’è un momento di questo percorso professionale che porti sempre nel cuore ?
“Sì, c’è un momento che porto sempre nel cuore. Nel mio percorso ho dedicato molta attenzione ai progetti personali, soprattutto a quelli di natura umanistica. Uno di questi progetti ha avuto l’onore di partecipare a una mostra collettiva a Firenze. Sentire che un lavoro così intimo e profondo potesse dialogare con il pubblico, in un contesto culturale così importante, è stato un riconoscimento potente. Ne vado profondamente fiera, perché rappresenta la conferma che quando l’arte nasce da verità e consapevolezza, riesce ad arrivare lontano — e a lasciare un segno, anche dentro chi la crea”.
Adesso a quale progetto lavorativo stai lavorando ?
“In questo momento mi sono concessa una piccola pausa, necessaria e consapevole.
Arrivo da un periodo intenso: le feste, la pubblicazione del mio libro, la chiusura di un anno importante come il 2025. Sentivo il bisogno di fermarmi un attimo, respirare, rimettere ordine dentro e fuori.Da febbraio però prevedo di ripartire in piene forze, con energia nuova e una visione ancora più chiara. Questa pausa non è uno stop, ma un momento di preparazione: serve a dare spazio alle idee, ai progetti che stanno maturando e che meritano di nascere con calma, presenza e intenzione”.
Invece c’è un progetto futuro che vorresti realizzare ?
“Sto progettando soprattutto idee e progetti che, se tutto andrà come sento, vorrei celebrare con consapevolezza e gratitudine. Uno dei progetti a cui tengo di più è la creazione di una mostra di emozioni: una mostra collettiva, nata dalla collaborazione tra più fotografi e più modelle. L’idea è quella di unire voci, sguardi e sensibilità diverse per trasmettere insieme — con più forza e più coraggio — un messaggio comune: il valore della persona, il rispetto del prossimo e l’importanza dell’empatia. Non sarebbe solo un’esposizione visiva, ma uno spazio emotivo e umano, in cui l’immagine diventa mezzo di dialogo, ascolto e verità. Un progetto che parla di noi, delle nostre fragilità e della nostra capacità di riconoscerci negli altri”.
Ci puoi raccontare come nasce invece l’idea del tuo libro ” Nel tramonto uno specchio” ?
“L’idea del mio libro nasce da molto lontano. Da sempre sentivo il bisogno di scrivere questa parte di me, di esternarmi davvero, ma per anni ho rimandato, lasciando quel desiderio chiuso nel cassetto più in basso, insieme ai sogni messi in pausa.Poi è arrivato un momento di malessere profondo, uno di quelli che ti costringono a fermarti e a guardarti dentro senza filtri. In quel momento ho sentito che non avevo più tempo da rimandare. Avevo bisogno di attivare la mente, di dare una speranza concreta al futuro, qualcosa a cui aggrapparmi. Questo libro è nato così: da un’urgenza, da una rinascita, dal bisogno di trasformare il dolore in parola e la parola in possibilità. È uno specchio, sì, ma anche un passaggio”.
Screenshot
Un libro autobiografico che serve a dare positività e voglia di fare?
” È un invito a conoscere se stessi, ad avere il coraggio di guardare anche le parti più scomode della propria storia. Non insegna a dimenticare il male — perché il male fa parte del percorso — ma a riconoscerlo, dominarlo, senza permettergli di tirare fuori la parte più brutta di noi. Il messaggio è questo: il dolore non va negato, va attraversato. Solo così può diventare consapevolezza, equilibrio e, alla fine, una forma di libertà interiore”.
Tre cose importanti nella tua vita a cui non puoi assolutamente rinunciare ?
” Le tre cose a cui non potrei mai rinunciare sono molto chiare per me. La prima, in assoluto, sono i miei figli. Sono una mamma, e tutto parte da lì: loro sono il mio centro, la mia forza più grande. La seconda è la mia pace interiore. I miei momenti con me stessa sono sacri: amo la mia solitudine, perché è lì che mi ritrovo, mi ascolto e rimetto ordine. La terza… senza dubbio il caffè. Non c’è niente da fare: il caffè è un piccolo rito quotidiano a cui non rinuncio mai”.
Oltre quello che fai a livello professionali, quali altri passioni coltivi ?
“Mi piace leggere, amo fare trekking, viaggiare, vivo con la musica 24su 24. E sì, lo ammetto senza problemi: mi piace anche andare a ballare, vivere ogni tanto quella mezza vita notturna, sentirmi leggera, libera, senza troppe sovrastrutture. Ci scherzo spesso, ma in fondo lo penso davvero: anche a 80 anni credo che andrò a ballare. Perché finché c’è musica, c’è vita”.
In cosa sei moldava e in cosa ti senti italiana ?
“Sono moldava quando, tra amici, mi scappa una parolaccia in moldavo e tutti mi guardano chiedendomi: “Ma cosa hai detto?” — sempre per ridere, mai per offendere. È una parte spontanea, istintiva, che esce senza chiedere permesso. Sono moldava in cucina: amo cucinare e lo faccio in modo generoso, con porzioni esuberanti, perché per noi cucinare è accogliere, è prendersi cura. È un’abitudine che mi porto dentro con orgoglio. E sono profondamente moldava nel mio legame con la natura. L’amore per la campagna, per le montagne, per quegli spazi aperti dove il silenzio ti rimette in ordine. È una parte di me che non morirà mai: quando sono a contatto con la natura, mi ritrovo davvero. La parte italiana per me è molto bella e profondamente trasformativa.L’Italia mi ha aiutata ad avere una mentalità più aperta, a costruire uno stile mio, un modo personale di vestire e di esprimermi, non solo fuori ma anche dentro. Qui ho ritrovato, dopo tanti anni di agonia, una parola fondamentale: casa. Mi sento italiana in tante cose, a dire il vero a volte mi sento più italiana che moldava. L’unica cosa che mi tradisce è l’accento, qualche cadenza che scappa fuori qua e là. Ma ormai fa parte di me, è il segno visibile di un percorso, di due mondi che convivono nello stesso respiro”.
Secondo te quale la tua parte più sexy ?
” Dipende da chi guarda. Per gli occhi esterni, probabilmente la parte più sexy di me è il fisico, o forse il rapporto armonioso tra fisico e viso, che sento molto allineati tra loro. Ma per me la parte più sexy è un’altra. È lo sguardo e soprattutto la mente. Non mi piace corteggiare con armi facili o immediate. Mi interessa andare oltre, arrivare a prendere una persona di cervello, sul piano mentale, emotivo, profondo. Quella seduzione silenziosa che non si impone, ma resta.È lì che mi sento davvero sensuale: quando c’è connessione, intelligenza e presenza”.
Per una serata galante cosa adori indossare e quale intimo ?
“Per una serata galante amo puntare su un’eleganza classica. Scelgo un abito nero, lungo e aderente, che valorizzi la figura senza bisogno di eccessi. Un tacco a stiletto. Gli accessori sono pochi ma curati: orecchini dorati, una collana minimal, un braccialetto, un orologio. Per quanto riguarda l’intimo, sono molto essenziale.
Il reggiseno non lo indosso quasi mai: mi sento più libera così. Per lo slip scelgo qualcosa in pizzo, fine, minimale. Nulla di urlato”.
Se diciamo la parola Amore, cosa rispondi ?
Rispondo in modo chiaro: amo amare. Amo amare in ogni forma.Amo amare la mia famiglia, amo amare il mio partner, amo amare il prossimo. Amo amare senza condizioni: i miei amici, gli animali, la vita stessa.
Per me l’amore è qualcosa di profondamente soggettivo, ma allo stesso tempo così grande e universale che diventa impossibile non provarlo.È una forza che attraversa tutto, che cambia forma ma non intensità.
Se c’è amore, c’è senso.
Se invece diciamo Sesso ?
Se diciamo sesso, per me non è mai solo una parola.
Anzi, sento il bisogno di affiancargliene un’altra, magari più intima, più nativa.
Parliamo di passione, di fuoco, di immaginazione. Di un mondo a sé, profondo e personale, che ognuno vive e interpreta a modo proprio. Per me quel mondo è fatto di connessione, libertà, presenza. È talmente bello, intenso e vivo che non potrei farne a meno.
Ci racconti una modellata che hai realizzato ?
“Eravamo brilli, non ubriachi. Fidanzati da due anni. Salimmo in Tesla, con ancora la musica della discoteca addosso e le luci che mi rimbalzavano negli occhi. Non parlavo, sorridevo. Guidava piano.
Ci fermammo senza un vero motivo. Le mani si sfiorarono, come per caso.
Uno sguardo lungo, complice. Non successe niente di eclatante.
Ma quella notte, lì dentro, si sentì tutto”.
Invece c’è una modellata che vorresti realizzare ?
“Non ho una modellata precisa che vorrei realizzare, perché non amo preludere né programmare queste cose.
Mi piace la spontaneità. Può succedere ovunque: in un ascensore, su una spiaggia, o anche in un luogo apparentemente banale. Il posto, per me, non è mai il punto centrale. Non sento il bisogno di idealizzarlo o costruirlo a tavolino. Quello che conta davvero è l’alchimia, il vibe, l’intensità del momento.
Quando quella connessione c’è, quando succede davvero qualcosa di autentico, smetti di pensare a dove sei. Rimane solo ciò che senti”.
Quale il posto più simpatico e strano dove hai fatto l’amore?
“Nel mare, di notte. L’acqua scura, il silenzio rotto solo dalle onde, la luna come unica luce.
Un momento rubato, libero, istintivo.
Più che il luogo, ricordo la sensazione: sentirsi vivi, senza confini, completamente presenti”.
Invece la location più strana è simpatica in cui vorresti fare l’amore?
” Forse sceglierei un cinema all’aperto, di notte, con quelle luci super addobbate, un po’ kitsch, un po’ romantiche. Quelle lampadine calde che rendono tutto irreale, quasi finto… e proprio per questo divertente.
Mi piace l’idea di un luogo inaspettato, dove nessuno penserebbe a qualcosa di intimo, e invece nasce lì, per gioco, per complicità.Più che il posto in sé, sarebbe il contrasto a renderlo speciale: luci accese, mondo intorno… e quell’alchimia che fa dimenticare tutto il resto”.
Un complimento che ti fa sempre evincere ricevere ?
“In realtà ricevo molti complimenti, e lo dico senza mettermi su un piedistallo.
Ma sono arrivata a un punto della mia vita in cui l’attenzione esterna, anche quando è un complimento, non mi tocca più come prima. Non mi attrae, non mi sposta. Quello che desidero davvero non è sentir dire “sei bellissima” o “sei incredibile”. Vorrei qualcosa di mio, di più profondo.
Credo che il complimento più grande sarebbe incontrare qualcuno che mi guardi e mi dica:
“Hai dei ritmi pazzeschi… però io ci sto.” Altro che complimenti.
Quella, per me, sarebbe una scelta. E vale molto di più”.
Se non avessi intrapreso questo percorso chi saresti oggi ?
“Se non avessi intrapreso questo percorso, probabilmente oggi sarei stata una persona che avrebbe continuato a mettersi da parte, pur di non dire no. Avrei sentito ancora quel bisogno costante di essere per tutti, ovunque, sempre disponibile, sempre pronta ad aiutare, quasi per dimostrare qualcosa attraverso la mia presenza.
Un bisogno disperato di esserci, anche a costo di dimenticarmi.
La fotografia e la scrittura per me sono state una vera terapia.
Mi hanno insegnato la resilienza, mi hanno aiutata a rimettere insieme i pezzi, a riconoscermi, a scegliere me stessa senza sentirmi in colpa. Spero — e sento — che continueranno a esserlo.
Che io possa migliorare, crescere, e arrivare, passo dopo passo, all’apice della mia parte migliore.
Non quella perfetta, ma quella più vera”.
Photo Credits: Ph Giuseppe Balzano- Ph Alex Nero- Ph Stefano Sticca- Ph Carl Stacey – Ph Federico Stivala.
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