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Bono Vox compie 60 anni

Personaggio carismatico, a volte discusso, ha segnato in maniera indelebile 40 anni di musica rock

(Dublino)- Tanti auguri Paul David Hewson, in arte Bono Vox: il 10 maggio il frontman degli U2, che qualche settimana fa ha dedicato una canzone all’Italia e ai medici che combattono il Coronavirus, compie 60 anni, la maggior parte dei quali trascorsi tra musica e impegno sociale. Tutto è cominciato nel 1976, quando vide il volantino lasciato dal batterista Larry Mullen (che cercava componenti per mettere su una band) sulla bacheca della scuola. Il giovane Paul si presentò alle prove come chitarrista, ma era già stato preceduto da Dave “The Edge” Evans e da suo fratello Dick. Così prese in mano il microfono, e il resto è storia.

Nato il 10 maggio del 1960 a Dublino, Bono ha dovuto fare i conti con un’adolescenza non semplice, tra alcuni lutti che lo segnano profondamente (il nonno e la mamma, morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra) e qualche frequentazione non esattamente tranquilla. Parte di una gang di quartiere, i Lipton Village, Paul riceve il suo soprannome che lo seguirà per tutta la carriera. Il nomignolo gli viene affibbiato da Fionan Hanvey, suo miglior amico e destinato a diventare Gavin Friday e a fondare i Virgin Prunes. A ispirarlo era stato un negozio di apparecchi acustici di Dublino, il “Bonavox”.

Solo dopo aver scoperto che in latino Bono Vox significava “bella voce” il giovane Hewson lo accetta di buon grado come nome di battaglia. Nel 1976 risponde all’annuncio di un volantino lasciato sulla bacheca di scuola da Larry Mullen per il gruppo “The Hype”. Bono si presenta a casa del batterista in qualità di chitarrista, ma di chitarre la band già ne aveva due, quella di Dave Evans (The Edge) e quella di suo fratello Dick. Bono allora si “ricicla” come cantante. Da lì a pochi mesi, con l’abbandono di Dick Evans e con il cambio del nome in U2, inizia la leggenda.

l primo album, “Boy”, esce il 20 ottobre del 1980, quarant’anni fa. Quarant’anni caratterizzati da diverse fasi, dagli esordi influenzati dalla new wave al passaggio a sonorità più rock e americane. Da gruppo di culto, con gli album “October” e “War”, si trasformano in band da stadio popolare in tutto il mondo, prima con “The Unforgetable Fire” (1984) e soprattutto con “The Joshua Tree”. (1987). Mano a mano che la popolarità del gruppo cresce e si diffonde, aumenta il peso di Bono anche come attivista politico. Da sempre in prima linea per la questione irlandese, nel corso degli anni partecipa a varie iniziative benefiche, con il gruppo o da solo: Band Aid, Live Aid, United Artists Against Apartheid, la sensibilizzazione sugli orrori della guerra nella ex Jugoslavia, la battaglia per la cancellazione del debito dei Paesi più poveri.

Intanto con il gruppo supera un confine dopo l’altro, allargando il proprio successo, cambiando genere ed esplorando nuovi territori musicali, allestendo spettacoli dal vivo tecnologicamente con un piede nel futuro. Sono gli anni 90 di “Achtung Baby” e “Zooropa”. Dal 2000 in avanti gli U2 entrano nella categoria dei classici, avendo costruito ormai un impero impossibile da scalfire persino con qualche disco non proprio riuscito. E al centro della scena c’è sempre un personaggio come Bono, un cantante fuori categoria, un leader assoluto, al punto da rischiare di diventare retorico nel suo ruolo. Le ultime uscite sono legate al Covid 19: la band ha donato 10 milioni di dollari al sistema sanitario irlandese, mentre Bono ha dedicato all’Italia la canzone “Let Your Love Be Known”, ricordando medici, infermieri e il personale in prima linea. La sua voce non poteva mancare in un momento come questo: l’ex teppistello di Dublino ha ancora molto da dire.

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