Musica

Sanremo 2021: le pagelle di tutte le canzoni in gara

Ragioni e cantonate della giuria demoscopica

Ho aspettato di ascoltare tutte le canzoni in gara prima di scrivere ufficialmente di Sanremo e soprattutto mi sono concessa un secondo, e anche un terzo, ascolto dopo i live del Festival, che purtroppo risentono di emozione e influenzano non poco il primo impatto. E’ il caso di Aiello, il cantante cosentino classe ’85, campione di ascolti in Italia, che alla prima serata del festival della canzone italiana ha, forse involontariamente, strafatto e il risultato sono stati tre minuti di urla e frasi incomprensibili (e la scrivente è una sua fan). 

Il giorno successivo, ho aperto il mio Spotify e ho riascoltato Ora. Un’altra canzone, certo non da alta classifica a Sanremo, neanche la migliore di quelle di Aiello, che ha praticamente scelto di copiare se stesso più che di rimanerlo, e che sulle stesse sonorità di “che canzone siamo” ha costruito “Ora”. Per due sere consecutive Aiello è ultimo nella classifica della demoscopica, galeotta la sua performance, ma in ogni caso, a mio modesto avviso potrebbe risalire al massimo fino alla ventesima posizione, mettendosi dietro canzoni oggettivamente peggiori.

Ermal Meta primo in classifica: non mi stupisce, non mi rammarica. E’ meritato. Ermal è il bel canto per eccellenza. Si capisce ciò che dice e si sente forte ciò che non dice. Sa emozionare anche se dopo un minuto ti manca pure il fidanzato che non hai mai avuto. Stesso dicasi per Annalisa, che con Dieci, ha praticamente portato a Sanremo il suo pop e lo ha coniugato al gusto sanremese. Quindi, indipendentemente dai gusti che ognuno ha, sarebbe tifo e anche eresia dire che la cantante ligure scavalchi altri in quanto prodotto di Amici, anche perché era il 2010, il mondo è andato avanti e Annalisa ha dimostrato di essere molto più che la vincitrice di un talent.

Alla terza posizione troviamo Irama, che aveva rischiato l’esclusione dal Festival per via della positività al covid di un membro del suo staff, ma Amadeus ha correttamente pensato che la situazione potrebbe riproporsi per altri cantanti in gara, e visto che non si è voluto rimandare Sanremo, ha proposto di tenerlo in gioco con la registrazione della prova generale, chiedendo ovviamente la disponibilità degli altri concorrenti ad accettare la proposta. Tutti i cantanti si sono mostrati solidali e hanno di buon grado accolto la richiesta di Amadeus e così ieri sera abbiamo ascoltato “La genesi del tuo colore”, canzone destinata a dominare un’altra estate, esattamente come Mediterranea. Se ci fosse stato il pubblico avremmo sicuramente visto qualcuno ballare, anzi direi che dopo l’atrofizzazione giunta per via dell’orario, Irama ha un attimo risvegliato i muscoli di noi stacanovisti che per la cinque giorni del Festival di Sanremo siamo fatti della stessa sostanza del sonno, quello perso ovviamente. 

In realtà il brano non mi fa impazzire, cioè per me non è da podio di Sanremo, ma Irama è un po’ come Nek a Sanremo, confonde non poco, anche se sai che ci sono canzoni migliori. Qualche malizioso ha già detto che Irama è terzo per via di ciò che gli è capitato, inficiando la sua presenza fisica all’Ariston. Se ora fosse in bassa classifica qualcuno avrebbe dato la colpa alla registrazione, insomma avremmo comunque assistito alla polemica du jour. Facciamo che alla prossima lo troviamo metà classifica e non se ne parla più?

Metà classifica dove fra l’altro troviamo i Maneskin con molta disapprovazione degli utenti di twitter e come dargli torto, ma non tanto perché sono i Maneskin e hanno portato sul palco di Sanremo qualcosa di diverso, ma perché davanti a loro troviamo Malika Ayane, Francesco Renga. Due big di tutto rispetto, sia chiaro, due voci indiscutibili e solitamente anche due performer impeccabili, ma Renga ha avuto qualche problema di intonazione alla sua prima esibizione, va detto. 

Il punto sono le canzoni, praticamente l’emblema del trito e ritrito, non solo al Festival, ma in generale nel panorama musicale e nella loro stessa discografia. Malika quarta comunque, per il momento. A seguire Noemi, Fasma, Michielin Fedez. Tre canzoni che meritano senza dubbio l’alta classifica, perché si fanno ricordare e cantare. “Parlami” di Fasma è la più furba, al di là dell’autotune che può piacere o no, ha trovato un sound che viene valorizzato dall’orchestra e stesso dicasi per Fedez e Francesca, che con “Chiamami per nome” ci hanno offerto un ritornello che è già un tormentone.

Noni e decimo Lo stato sociale e Willie Peyote. Io avrei invertito i posti, ma devo dire che i loro brani sono stati all’altezza delle aspettative, ironici e dinamici. “Mai dire mai” meriterebbe il premio della critica già solo per la citazione del monologo di Aprea in Boris “Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.

Perché andare a Sanremo per fare la morale a Sanremo durante il covid? No, Peyote non ha fatto questo, o meglio ha messo in luce tutte le contraddizioni delle polemiche social e no di quest’ultimo anno. Anche il riferimento agli stadi è stato poco apprezzato, qualcuno su twitter ha sottolineato che gli stadi sono chiusi esattamente come i teatri, ma Peyote ci stava semplicemente raccontando una verità, ossia che nel nostro Paese politici e comuni cittadini si sono espressi molto di più sugli stadi che su cinema e teatri. Poi la citazione di Morgan “le brutte intenzioni…che succede?” ha chiosato perfettamente su uno dei momenti più iconici dello scorso Sanremo, quando fra l’altro il lockdown non sembrava neanche uno spettro ipotizzabile. 

Non a caso sui social si parla degli ultimi momenti “felici” prima della pandemia e molti di noi hanno scaramanticamente sperato che la presenza di Bugo al Festival funzioni praticamente da invertitore della sfiga.

Renga decimo. Troppo su. A essere buoni starebbe bene ventiquattresimo, ma chi sono io per contraddire la demoscopica? Quindi resterò a predicare sui social come tutti gli altri. Arisa appena undicesima, vergognoso, o almeno vergognoso che sia undicesima dopo i nomi suddetti. La sua “Potevi fare di più” scritta da Gigi D’Alessio è una Canzone con la c maiuscola e anche  io che preferisco altro e che non riesco a essere conquistata perché abituata da Arisa a livelli come quello de “La notte”, trovo che comunque la cantante genovese meriti di più. 

Dodicesima Gaia, altro “ni” di questa edizione. Lei è bravissima,  “Cuore Amaro” è carina, ma il punto è che la freschezza senza originalità paga poco. Le sonorità sono il calco dello stile di Mahmood, cosa che manda in adorazione molti di noi, ma sul palco volevamo Gaia, magari con qualche contaminazione, ma non con qualcosa di già sentito.  A seguire Fulminacci, La rappresentante di Lista, i Maneskin, Max Gazzè, Colapesce Dimartino e Comacose. Scusate la carrellata di posizioni, ma qui il discorso consente. Fulminacci resta indie ed è già una buona notizia, bestemmia per la sottoscritta che venga prima dei nomi che seguono ma vediamo come andrà.  Il duo La rappresentante di lista con “Amare” ha letteralmente indovinato la canzone. Per i Maneskin posso solo stendere nuovamente un velo pietoso sulla demoscopica e sperare che alla fine si posizionino meglio o almeno dopo canzoni che dicano davvero di più della loro “Zitti e buoni”. Gazzé è sedicesimo ma per me ha vinto, non Sanremo, ma nella vita. Ogni volta la sua sperimentazione musicale e i testi che propone fanno breccia e luce in un panorama che si è semanticamente impoverito a favore del lessicalmente ricercato. E detto da me che ascolto l’indie, vale doppio. Colapesce e Dimartino non mi hanno amareggiato come dopo il primo ascolto, ma continuo a guardar male chi li accosta a Battisti. Sono altro e non solo per un fattore anagrafico, perciò per me Musica leggerissima è un grande parac*lata. I Comacose bradipi al punto giusto, nel senso che “Fiamme negli occhi” è un bel brano, ma sarà dura per loro scalare la classifica con le altre canzoni in gara.

Extraliscio e Toffolo diciannovesimi non posso commentarli, non ne capisco abbastanza, non è il mio genere e se mi attengo al mio gusto direi che stanno più o meno bene dove stanno. Le mie note dolenti cominciano ora con Madame ventesima. Cosa non ha capito la demoscopica? “Voce” è da podio senza se e senza ma, quindi per cortesia il prossimo anno ingaggiate qualcuno dagli scranni di twitter se no qui ci corrodiamo sempre il fegato.

Gio Evan ventunesimo giusto, forse anche più in basso. Anche in questo caso sono sua fan, ma il suo brano a Sanremo non mi dice niente di che rispetto ad altri. Orietta Berti ventiduesima è un insulto pure per me che sono contro i festival della restaurazione. Random non mi è piaciuto, dal cantante rap mi aspettavo ben altro, per di più anche nel suo caso la performance vocale ha lasciato a desiderare e credetemi è faticoso scriverlo, perché lo ascolto molto. Semplicemente penso che a Sanremo devi andare con quello che sei, prima ancora di quello che hai. 

Ultimi tre Bugo, Ghemon e Aiello. Concordo su Bugo e Aiello, anzi a Bugo farei recuperare qualche posizione, ma su Ghemon credo che la demoscopica abbia preso una cantonata pazzesca. Senza alcun campanilismo, “Momento perfetto” del cantante avellinese è un’infusione di ottimismo e contiene un messaggio bellissimo per le nuove generazioni e per chi si accinge a calarsi nella folle competizione della nostra società. Non da podio, ma solo per via di altre proposte più convincenti, ma almeno da metà classifica. 

 

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