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Monica Bartolucci: ” Adoro affrontare sempre nuove sfide”

La nostra intervista esclusiva con la brillante produttrice cineamtografica Monica Bartolucci

Monica Bartolucci, produttrice cinematografica ed executive producer, in un’intervista esclusiva rilasciata a Twikie, offrirà un’analisi approfondita del proprio percorso professionale, rivelando i retroscena di una carriera tanto affascinante quanto complessa, arricchita da molteplici elementi che permettono una completa comprensione di questa figura di rilievo nel panorama cinematografico italiano.

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Un progetto futuro che vorresti realizzare?

“Vorrei realizzare un film internazionale capace di unire l’anima italiana a uno sguardo globale. Un progetto che viaggi nel mondo senza perdere le proprie radici. Credo fortemente che la nostra identità culturale possa dialogare con ogni pubblico, se raccontata con autenticità e qualità”.

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Nella tua carriera professionale c’è un punto di riferimento?

“Più che una persona, il mio punto di riferimento è un principio: l’etica del lavoro. Rispetto, coerenza, disciplina. Ho incontrato professionisti che mi hanno insegnato che la credibilità si costruisce nel tempo, con i fatti. E io ho scelto di costruire il mio percorso così”.

C’è un ricordo professionale che porti nel cuore?

“Ogni prima proiezione è un’emozione che non si può spiegare. Quando le luci si spengono e il pubblico entra nella storia, lì capisci che tutto il lavoro, la fatica e le notti insonni hanno avuto un senso. Ma se penso a un ricordo che porto nel cuore più di tutti, è il mio primo film, “Nonna ci produce un film”, diretto da Walter Garibaldi. Rimane il mio primo amore. È stato l’inizio di tutto, il momento in cui ho capito che questa non era solo una professione, ma la mia strada. Quel progetto mi ha insegnato cosa significa credere davvero in un sogno e difenderlo fino alla fine”.

Com’è cambiato il mondo della produzione cinematografica in Italia rispetto alla metà degli anni ’90?

“È cambiato profondamente. La tecnologia ha accelerato i processi e aperto nuove possibilità, soprattutto con l’arrivo delle piattaforme streaming e delle coproduzioni internazionali. Oggi il mercato è più veloce e competitivo. Ma proprio per questo serve ancora più identità, ancora più qualità. La sfida è restare riconoscibili in un mondo che corre”.

Come si è evoluto il mestiere del produttore negli ultimi anni?

“Il produttore oggi è una figura strategica, quasi visionaria. Non si occupa solo di gestione economica, ma deve anticipare i cambiamenti, comprendere il mercato, costruire relazioni solide e credere nei progetti anche quando sembrano rischiosi. È un ruolo che richiede coraggio e responsabilità”.

Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non puoi rinunciare?

“Mio figlio Reyson, che è il mio cuore e la mia forza. Ogni mia scelta parte da lui. Chopper, il mio cagnolino, che mi ricorda ogni giorno la purezza e la lealtà dell’amore incondizionato. E il mio lavoro, insieme alla mia indipendenza. Perché essere libera di costruire il mio destino è la conquista più grande che potessi fare”.

Come ami trascorrere il tuo tempo libero e quali passioni coltivi?

“Amo leggere, andare al cinema, visitare mostre d’arte e trascorrere tempo con le persone che amo. Il tempo libero per me non è evasione, ma nutrimento. È lo spazio in cui nascono nuove idee e si rigenera la creatività”.

Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?

“Sarei comunque una donna creativa. Non riesco a immaginarmi lontana dall’arte, dalla comunicazione, dall’espressione. La creatività non è una scelta professionale: è una parte della mia identità”.

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