150 anni fa nasceva Marcel Proust
Nasceva il 10 luglio 1871 a Parigi, al 96 di rue La Fontaine (16° arrondissement), lo scrittore e intellettuale che più di ogni altro ha saputo incarnare la contemporaneità

(Parigi)- Marcel Proust nasceva 150 anni fa, il 10 luglio 1871, a Neuilly-Auteuil-Passy in Francia. Se dovessimo stilare una lista di autori le cui opere nel corso del tempo hanno attirato su di sé un’attenzione quasi feticistica, in cima ci sarebbe sicuramente Marcel Proust con l’opera monumentale che è Alla ricerca del tempo perduto. Bastino due esempi: in francese l’espressione madeleine de Proust designa per antonomasia un oggetto che evoca ricordi del passato, mentre il paese di Illiers, in Normandia, ha cambiato nome in Illiers-Combray per aderire meglio al suo alter-ego letterario, ovvero il luogo in cui il narratore trascorre l’infanzia.
In occasione dell’anniversario della nascita di Proust, sono molte le iniziative che lo ricordano: in Italia Garzanti Ha pubblicato Il corrispondente misterioso, una raccolta di novelle finora rimaste inedite, mentre al museo Carnavalet di Parigi turisti e cultori potranno visitare una ricostruzione della stanza in cui fu scritta la Recherche (soltanto per citarne due). Ecco cinque motivi per i quali, a un secolo di distanza, l’“opera cattedrale” di Proust non ha perso smalto e anzi merita ancora una lettura appassionata.
Se dovessimo misurare l’eredità proustiana nella cultura di massa dovremmo senza dubbio partire dalla madeleine, il celebre dolcetto dalla consistenza soffice e spugnosa che il protagonista intinge nel tè a casa della zia Léonie, diventato ormai il motore simbolico della Recherche.
“Proust è contemporaneo della crisi della rappresentazione a inizio Novecento, della scoperta dell’inconscio da Freud, della relatività del tempo teorizzata da Einstein, di tante innovazioni tecnologiche che hanno rivoluzionato i rapporti tra gli uomini e dell’uomo con il suo ambiente – spiega Henrot a Il Bo Live –. Proust intuisce queste scoperte, le esplora e approfondisce con la sua acutissima intelligenza e le incorpora nel suo romanzo integrandole alla sua visione dell’essere umano nel mondo. Ci fa vivere questa evoluzione del pensiero fenomenologico facendoci capire dal di dentro cosa cambia in noi e come necessariamente si modifica la nostra percezione”.

Il riferimento è soprattutto all’opera maestra, quella che da sola sembra racchiudere non solo l’arte ma anche l’intera vita dello scrittore francese: “À la recherche du temps perdu viene, con sempre più ammirata convinzione, annoverata tra le opere maggiori delle grandi letterature – continua la docente –. È IL capolavoro della letteratura francese e ha ferventi lettori e studiosi in tutto il mondo, dal Brasile al Giappone. Pochi anni fa ho voluto indagare sulle traduzioni complete dell’opera nelle varie lingue del mondo: ne sono state reperite una buona trentina, compresi il cinese, il giapponese, il coreano, l’arabo… ma anche il basco, il croato. Eppure tradurre la Recherche è un’impresa particolarmente ardua e rischiosa, che difficilmente darà luogo a un bestseller per l’editore perché corposa e di difficile lettura, ma viene comunque percepita come un atto di devoto apostolato artistico, meritevole di qualsiasi impegno”.



