CinemaPersonaggi

Il Volto del Secolo

30 anni senza Greta Garbo, la Divina del cinema che disse addio a Hollywood

Il 15 aprile 1990 è una domenica di Pasqua e a Manhattan la primavera sta per esplodere, ma fa freddo. In una stanza del New York Medical Center, nel pomeriggio, una paziente di 84 anni muore per le conseguenze di una polmonite: è Greta Garbo, la Divina, “la grande reclusa” da quando cinquant’anni prima ha deciso di abbandonare Hollywood. Una scelta incomprensibile, ma tant’è. Il portavoce dell’ospedale non fornisce altri particolari. Così aveva raccomandato lei, riservata anche nella morte. Da decenni riceveva solo i pochi e fidati amici nella sua enorme casa-rifugio, al quinto piano di un palazzo vicino a Manhattan, fra libri rivestiti di marocchino rosso e verde e una collezione preziosa di quadri, fra i quali molti Renoir appesi a pareti rosa salmone, il suo colore preferito.

Aveva un innato senso per l’eleganza e la capacità di rendere sexy i ruoli da femme fatale con quel suo stile androgino, così glamour ancora oggi, ma il dono più raro era nello sguardo magnetico, indimenticabile. Nel corso della carriera Greta Garbo interpreta dieci film muti e quindici sonori, alcuni dei quali sono pietre miliari della storia del cinema, da Mata Hari e Grand Hotel (1932), a La Regina Cristina (1933), Anna Karenina (1935). Ma nel 1941, a 36 anni e al massimo della popolarità, fa i conti con il flop del suo ultimo film, Non tradirmi con me, e disperata pronuncia la sua più celebre frase “Let be me Alone”, lasciatemi sola. Il suo mito inizia qui.

Greta Lovisa Gustafsson nasce a Stoccolma 18 settembre 1905 da genitori poverissimi, il padre netturbino, ubriacone, violento e la madre lavandaia. Quando nel 1920 il padre muore, vittima dell’influenza spagnola, Greta ha 14 anni. La madre la manda a lavorare da PUB, un grande magazzino. Bionda, alta e formosa, è la commessa più bella: le chiedono di posare per un manifesto pubblicitario. La sua immagine colpisce Erik A. Petschler, regista di commedie, che la chiama per un piccolo ruolo in un film. Un’esperienza divertente: Greta si iscrive a recitazione e vince una borsa di studio per la Regia Accademia di Stoccolma.

Il colpo di fortuna arriva quando il regista finnico Mauritz Stiller le fa un provino. Greta ha 18 anni, Stiller più del doppio: è amore. Lui diventa il suo pigmalione e le fa cambiare il cognome nel più facile Garbo. Quando Hollywood li convoca, si imbarcano assieme e a settembre giungono a Los Angeles dove firmano un contratto con la MGM. Ben presto il regista capisce che è solo Greta a interessare. Nel novembre del 1925 Greta Garbo gira il primo film americano, Torrent. È il successo. ù

Da allora interpreta un susseguirsi di provocanti seduttrici avide e ciniche. Sono ruoli che detesta, così come non sopporta il sistema soffocante della MGM. E inizia con i capricci da diva: pretende dei separé sul set, vuole essere pagata sempre di più, non accetta giornalisti fra i piedi. Poi esige di interpretare un film sonoro, ma si scontra con i suoi stessi limiti: il suo inglese è tremendo. Passano anni prima di pronunciare in Anna Christie del 1930 la sua prima battuta, rivolta a un barman: «Gimme a whisky, ginger ale on the side, and don’t be stingy, baby», Dammi un whisky, ginger ale a parte, e non essere tirchio, amico!

Più La Divina si nega alla stampa e più dilagano i gossip sul suo conto, dalla sua presunta bisessualità e la sua refrattarietà al matrimonio, nonostante la nota relazione con John Gilbert, una delle più osannate star del cinema muto. Le memorie dell’ereditiera ispano-americana Mercedes de Acosta, dichiaratamente lesbica, che racconta di loro gite a seno nudo in Sierra Nevada, non fanno che accrescere l’idea di una Garbo assidua dei salotti dall’élite lesbo-chic di cui fa parte anche Marlene Dietrich. Greta Garbo alimenta queste voci con gli atteggiamenti anticonformisti e con un look che la vede spesso a suo agio soprattutto in abiti maschili.

Ma è la stessa Marlene, ormai sua rivale a Hollywood, a raccontare di averla sedotta anni prima nei camerini della Compagnia del Teatro di Berlino di Max Reinhardt «usando solo la bocca». Tutto questo ferisce Greta nel profondo. Non è dato di sapere se davvero il suo più grande dolore sia stato di aver amato ed essere stata abbandonata dalla Dietrich, come hanno detto in molti. Di certo, Greta Garbo era una creatura timida, non sopportava che si parlasse della sua vita privata, delle sue passioni, e forse proprio quest’ossessione per la segretezza spiega l’addio alle scene. Nel 1950 l’ex attrice prende la cittadinanza americana, si trasferisce a New York, e nel 1955, dopo quattro nomination per pellicole come Anna Christie, Romanzo, Margherita Gauthier, Ninotchka, ottiene un Oscar alla carriera. Che, ovviamente, non ritira.

Greta Garbo era maniaca della privacy: quasi impossibile avvicinarla. I fotografi dovevano accontentarsi di immortalarla da lontano e quindi iniziarono a inventare storie e ricamare su possibili relazioni dell’attrice, sulla sua bisessualità – mai confermata realmente dall’attrice – per quanto presenti in diverse biografie della divina. La più famosa fu quella con Mercedes de Acosta, poetessa statunitense di origine spagnola. Accertate invece sono le relazioni con il compositore Leopold Stokowsky e con l’attore americano John Gilbert, lasciato quando lui chiese di sposarlo. Nessuno è mai riuscito a riportarla sul set, né Fellini, né Visconti (nel ruolo della duchessa di Guermantes in una riduzione della Recherche di Proust mai realizzata). Il resto della sua vita l’ha vissuto come una donna qualsiasi.

Lo stesso Fellini di lei diceva: “È una fata severa: in cuor suo era, senza mezzi termini, la fondatrice di un ordine religioso chiamato cinema”.

Articoli correlati

Back to top button