Personaggi

Sono nato e vissuto a Milano ma a Radio Deejay porto (anche) la mia napoletanità.

Intervista a Nicola Vitiello, Voce di Radio Deejay, speaker, autore e giornalista lanciato da Claudio Cecchetto.

Lui è una delle voci più famose di Radio Deejay dal 2001.
Nicola Vitiello, classe 1969, speaker e giornalista, nasce a Milano nel 69 e inizia la sua carriera radiofonica nel 1987 a Drb. Nel 92 la svolta quando Claudio Cecchetto crede fortemente nelle sue potenzialità e lo lancia a Radio Capital dove resta cinque anni prima del passaggio a Deejay sotto la direzione artistica di Linus, che lo vede debuttare come autore di Ciao Belli, programma ancora oggi in onda. Per Nicola tantissime esperienze anche come speaker pubblicitario, animatore, dj, autore televisivo e perfino Iena nella fortunata trasmissione di Italia1. Appassionato di cinema ha condotto anche Cinema Deejay. Nel 2007 conosce un suo omonimo, Gianluca Vitiello, e nasce subito una grande sintonia radiofonica. Tante le collaborazioni, la più costante quella di Dee Notte. Ho avuto il piacere, di conoscere e interagire con Nicola, durante il lockdown a Marzo, in una diretta sulla piattaforma Instagram. Quella lunga ed empatica chiacchierata mi ha lasciato una sorprendente sensazione di intimità, come quella che può esserci fra due amici che si conoscono da sempre, ad esempio. O forse tra persone accumunate da una affine ironia. La stessa con cui celano, accuratamente, la propria melanconia.
Ciao Nicola! Tu sei nato e vissuto per oltre 50 anni a Milano, mi confermi?
Confermo! Precisamente alla Barona, zona periferica e degradata negli anni 70, ora assolutamente rivalutata, data la sua vicinanza ai Navigli. Però le mie vacanze, fino a 16 anni, le fatte a Napoli (Boscoreale per l’esattezza).
Ecco appunto. È per questo che quando parliamo a telefono, il campano sembri tu e non la sottoscritta? Conosci perfettamente il napoletano…
Non solo parlo il Napoletano, io penso pure in Napoletano! Con tutte le sue sfumature, le ironie, le contraddizioni di quella terra. Merito di papà, partenopeo doc, che fu decisamente controcorrente negli anni ’70, ad insegnarmi e a spingermi a parlare in napoletano, a casa, nella Milano dell’epoca dove, se arrivavi dal Sud, non sempre eri ben visto.
Una parente rimproverava mia madre per questa : “Poi si possono trovare male a scuola” diceva. Oggi mia madre dice che la sua più grande soddisfazione è avere una figlia insegnante e un figlio “ca parla int’ a radio” (che parla in radio n.d.r.)
Ecco appunto, la radio. Tu sei una delle voci famose di Radio deejay. Quanta gavetta hai fatto per arrivare là?
Tanta, molta, e con pochissimi aiuti e consigli (i pochi consigli li metto ancora in pratica e ricordo bene chi me li ha dati). A volte mi sembra di vivere ancora questo esordio, i cosidetti “primi tempi”. Invece poi, mi accorgo del tempo che è passato quando giovani radiofonici dicono di approcciarsi al microfono ispirandosi ad alcune mie caratteristiche. Credimi, lo scrivo e sembra strano anche a me. Eppure…
Ho letto in alcune tue interviste che sei assai riconoscente a Linus perchè ti permette di esprimere al meglio le tue peculiarità……
Esattamente! Io lo ringrazierò sempre perchè in Radio Deejay mi ha sempre permesso di esprimermi liberamente e di scegliere i contenuti che volevo. E non è scontata questa cosa,  credo sia sinonimo di grande intelligenza e lungimiranza anche…
Conosci e intervisti numerosi personaggi delle Spettacolo e della Musica. Ma chi sono i tuoi amici, quelli “veri”?
I miei amici posso contarli su una mano. Purtroppo questa mano inizia a perdere delle dita importanti (perdona la metafora pulp), ma questo momento storico non ci sta affatto rendendo migliori. Tuttavia ho tanti conoscenti nel mondo dello spettacolo. Qualcuno lo stimo molto. A qualche altro voglio veramente bene.
Metti che io domani decida di diventare una deejay: che consigli pratici mi daresti ma , soprattutto, una evidente  cadenza tipo la mia, potrebbe rappresentare un ostacolo o un punto di forza?
La tua cadenza campana penso che, nelle mani del giusto editore, potrebbe essere un valore altro che ostacolo. Dipende davvero dalla radio in cui vorresti lavorare. Guarda, nel mio caso, esaltare alcuni tratti della napoletanità, è un tratto distintivo. Mentre per quel che riguarda un consiglio pratico, e dando per scontata la conoscenza della tecnica radiofonica, una cosa che dico sempre e che raramente viene citata è la “simpatia”. Quella o ce l’hai naturalmente, come dono personale, e te la porti in onda, oppure devi riuscire a simularla, senza sforzi. In fondo, davanti al microfono, siamo tutti un po’ attori.
Raccontami cosa ti piace di più del tuo lavoro e cosa meno…
Ovviamente mi piace andare in onda: a volte in momenti particolari, alchimie sfuggenti, creano ancora emozioni, pelle d’oca, commozione, la canzone inaspettata, l’intro preso bene, l’ascoltatore che ti sorprende. Mi piace la valanga di affetto degli ascoltatori che ti travolge e che non do mai per scontata, anche dopo tanto tempo.
Mi piace meno invece la parte burocratica, politica in un certo senso, del vivere in una radio.
Inoltre non mi piace la carenza di talento. E penso che l’improvvisazione totale se la possano permettere in pochi.
Sono curiosa: che musica ascolta, nel tempo libero, un deejay? Non mi dirai il neomelodico… 
No, non te lo dirò infatti!( ride).
Beh… io ascolto davvero di tutto. E’ ancora sorprendente anche per me l’accostamento di generi che faccio: passo davvero da un pezzo dei Kings of Convenience, a Bjork, a Dr. Dre, alla musica italiana con Niccolo Fabi e Baglioni, Sting, Morrissey, gli Smiths, i Cure, i Depeche Mode e poi il funky che secondo me è molto meglio del Prozac e di qualsiasi anti-depressivo.
Cosa ha in più la radio rispetto alla tv?
La tv ti da una popolarità immediata, ma non sempre l’affetto del pubblico.La gente che ti sente alla radio ti vuole bene ed è convinta di conoscerti.
Cosa che è in parte vera, anche se poi, attraverso il microfono, filtra solo la parte che decidiamo di mostrare.
Sai, mi tornano in mente le parole di mia madre quando mi sente eccessivamente malinconico :  “ma pecchè, nun si, comm a chill int’ a radio”? (ma perché non sei come quello in radio? n.d.r.)
E dimmi, hai mai pensato di lavorare in tv? Ti piacerebbe?  
Ho fatto poche cose in Tv, intendo in video, sono stato anche una “IENA” ItaliaUno (ancora nel vecchio Millennio). Mi piacerebbe fare la tv, mai come la radio, ma non credo avrei la fortuna di fare quello che piace a me, piuttosto qualcosa in cui non credo e nella quale, penso, non risulterei credibile.
So che ami anche scrivere e pare tu abbia persino iniziato a farlo … quando lo terminiamo, ‘sto libro? 
Per il momento ho accantonato quell’idea, che comunque mi sembra ancora valida. Mi ripeto spesso che è da stupidi non continuare, visto che c’è ancora un editore interessato a quelle prime pagine che ha letto. Però per scrivere è necessario, nel mio caso, avere la testa libera, sgombra da pensieri…
Io e te abbiamo fatto una diretta durante il lockdown e mi raccontasti di essere piuttosto provato dalla situazione. Ora pare siamo alle porte di un nuovo “stop”. Manco il tempo di farci riprendere… 
Esattamente, quello stato di frustrazione legata all’emergenza che stiamo vivendo rimane, come per molti. La mancanza di libertà, l’impossibilità di viaggiare, cosa che facevo con una certa frequenza, penso che sia la limitazione più grande. Al di la di problematiche più serie, più drammatiche che, empaticamente non sottovaluto, e che riguardano milioni di persone, penso che siano venuti meno anche quei piccoli premi, quelle distrazioni, quei bonus che regalavamo a noi stessi e che ci facevano vivere meglio.
Tu hai un grande amore nella tua vita, il tuo cane che è  spesso co-protagonista dei tuoi scatti Social. No niente, mi chiedevo se eravate impegnati sentimentalmente, tu e il tuo amico…ecco.
Heisenberg ha cinque anni, gioca come un cucciolo, si diverte a fare i tick tock e no, non ha mai conosciuto le gioie dell’amore canino, ma non sembra risentirne. Io invece ho una compagna da quasi dodici anni, conviviamo da tre. In tre.
Da bambino cosa sognavi di fare da grande? 
Io sono nato nel 1969, c’è ancora in giro una cassetta registrata col mio registratore portatile in cui annuncio i cantanti di “Canzonissima 71”… Mi raccontano che se veniva a casa il tappezziere, il muratore, l’idraulico io li intervistavo… Ecco la mia vera fortuna: faccio quello che avrei voluto fare “da grande”.
Ma del nuovo decreto che vuole teatri e cinema chiusi e chiese aperte che ne pensi tu?
Le chiese ultimamente, almeno da queste parti, sono vuote, forse per questo le hanno lasciate aperte. Le chiusure dei cinema e teatri sono invece totalmente sbagliate in quanto ad oggi non è risultato un solo contagio proveniente da una sola sala. Andare al cinema, ad esempio,  è assolutamente sicuro: biglietti prenotati on line, distanziamento garantito, mascherina e ricircolo d’aria.
Io poi conduco un programma di cinema su Radio Deejay e trovo assurdo e riduttivo seguire un capolavoro in tv e non in sala.
Ce l’hai un progetto in un cassetto?
No, niente di particolare. Continuare a fare quello che faccio è stato il progetto che mi è riuscito meglio nella vita (perdona il mio vizio della sincerità).
Beh, per quel che vale la mia opinione, trovo che il tuo, sia un vizio bellissimo Nicola…
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