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CONTE LASCIA PALAZZO CHIGI

Conte lascia palazzo Chigi tra gli applausi. Casalino in lacrime I dipendenti della presidenza del Consiglio, affacciati alle finestre, hanno omaggiato Conte con un lungo applauso

(Roma)- “E’ stata una grande esperienza, spero di essermi migliorato anche come persona. E’ stata una giornata sobria ed efficace”. Lo ha detto Giuseppe Conte, dopo aver lasciato palazzo Chigi. Il premier uscente ha poi aggiunto: “Non ho rammarichi, bisogna sempre guardare avanti sempre”.   Dopo il saluto del picchetto d’onore nel cortile della sede del governo, Conte è stato salutato anche da un lunghissimo applauso dei dipendenti del Palazzo che si sono affacciati dalle finestre sul cortile d’onore. Saluto ricambiato dall’avvocato, che prima di allontanarsi mano nella mano con la compagna Olivia Paladino, ha sorriso commosso per il tributo applaudendo a sua volta.

Oggi Giuseppe Conte ha lasciato palazzo Chigi. Ha accolto il suo successore, proveniente dal giuramento del Quirinale, ha partecipato alla nota cerimonia della campanella, quindi è uscito dal palazzo che ospita la sede del governo. È uscito nel cortile dove lo attendeva il picchetto d’onore ed è stato applaudito dai dipendenti di Palazzo Chigi, che lo hanno salutato affacciandosi dalle finestre. Conte li ha ringraziati e, insieme alla compagna Olivia Paladino, è salito in macchina. Fuori dal Palazzo ha trovato una piccola folla, che si era riunita dall’altro lato della piazza e che ha intonato anche un coro “Conte Conte”.

“Da oggi non sono più Presidente del Consiglio.” ha poi scritto l’ex premieri in un lungo messaggio postato su facebook. “Torno a vestire i panni di semplice cittadino. Panni che in realtà ho cercato di non dismettere mai per non perdere il contatto con una realtà fatta di grandi e piccole sofferenze, di mille sacrifici ma anche di mille speranze che scandiscono la quotidianità di ogni cittadino .È davvero necessario – si legge ancora nel messaggio dell’e premier – che ognuno di noi partecipi attivamente alla vita politica del nostro Paese e si impegni, in particolare, a distinguere la (buona) Politica, quella con la – P – maiuscola, che ha l’esclusivo obiettivo di migliorare la qualità di vita dei cittadini, dalla (cattiva) politica, intesa come mera gestione degli affari correnti volta ad assicurare la sopravvivenza di chi ne fa mestiere di vita”, si legge nel messaggio dell’ex premier.

Poi un saluto accorato, a tutti, dalla sua pagina Facebook: “Sono grato – si legge in un lungo post – a Voi cittadini per il sostegno e l’affetto, che ho avvertito forti e sinceri in questi due anni e mezzo. Ma vi sono grato anche per le critiche ricevute: mi hanno aiutato a migliorare, rendendo più ponderate le mie valutazioni e più efficaci le mie azioni”. Finisce così l’ultimo atto della “strategia” di Renzi. Che per la verità il leader d’Italia viva non ha portato avanti tutto da solo. Da tempo i principali settori di potere italiano bombardavano il governo Conte. Già nell’inverno scorso Italia viva aveva cominciato una guerra a bassa intensità: avrebbe probabilmente portato a una crisi con dodici mesi di anticipo, se non fosse scoppiata la pandemia. All’epoca il casus belli era la riforma della prescrizione, eterno campo minato che aveva già convinto Matteo Salvini a buttare giù il governo gialloverde. Dopo la pandemia, invece, la giustizia è stata soltanto uno dei prestesti utilizzati dai renziani per indebolire ogni giorno la maggioranza di cui facevano parte. Gli altri sono noti: la delega ai Servizi segreti che Conte non voleva cedere a un sottosegretario, il Mes, la cabina di regia del Recovery plan, la divisione dei fondi in arrivo da Bruxelles.

E conclude con quello che sembra più un arrivederci che un addio: “Insieme a tanti preziosi compagni di viaggio abbiamo contribuito a delineare un percorso a misura d’uomo, volto a rafforzare l’equità, la solidarietà, la piena sostenibilità ambientale. Il mio impegno e la mia determinazione saranno votati a proseguire questo percorso. La chiusura di un capitolo non ci impedisce di riempire fino in fondo le pagine della storia che vogliamo scrivere”.

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