Politica

SOS MASTELLA

Il premier ha ottenuto alcuni giorni di tempo da Mattarella.

(Roma)- Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri sera ha fatto smentire le voci che lo davano pronto a salire di nuovo al Quirinale dopo l’approvazione del decreto 13 gennaio che vieta gli spostamenti tra regioni fino al 5 marzo per l’emergenza coronavirus. E quindi ha così smentito anche i rumors che lo davano pronto a dare le dimissioni, magari in attesa del reincarico che potrebbe portare al Conte-Ter.

Il premier invece ha ottenuto alcuni giorni di tempo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima di lasciare l’incarico (c’è chi parla come data ultima di quella del 20 gennaio): ufficialmente gli serviranno per il decreto ristori e lo scostamento di bilancio da votare in Aula, in realtà sono necessari per altro. Ovvero per trovare in Senato i voti necessari per mettere su una maggioranza che tenga in piedi l’esecutivo senza Italia Viva, farsi votare la fiducia e chiudere così la crisi preparandosi però ad altri due anni (?) di guerriglia parlamentare all’ultimo voto per ogni provvedimento. Se alla fine l’operazione Responsabili non dovesse andare in porto, le alternative per Conte rimarrebbero sostanzialmente due:

  • la prima è l’apertura di un tavolo politico per siglare la pace con Italia Viva e tornare a Palazzo Chigi insieme a una robusta pattuglia di renziani a fargli da guardia per i prossimi anni, rimangiandosi così la presa di posizione di due giorni fa quando aveva fatto sapere che non sarebbe stato possibile un altro governo con Renzi in caso di dimissioni delle ministre: sarebbe il Conte-Ter;
  • la seconda è andarsene sbattendo la porta: ovvero presentarsi in Senato per prendere atto della dissoluzione della sua maggioranza e porre in stato d’accusa chi ha voluto la sua caduta, come ha fatto con Matteo Salvini all’epoca della crisi del Papeete.

Ma la seconda soluzione stavolta non gli aprirebbe così facilmente la strada per un reincarico, anzi: dopo le dimissioni il Quirinale dovrebbe aprire le consultazioni e guardarsi intorno per vedere se le forze politiche acconsentono alla costruzione di una nuova maggioranza su un nome a lui alternativo. E questo Conte, così come tutti i presidenti del Consiglio prima di lui, non lo vuole. Per questo l’unico piano B di Conte prevede la ricerca disperata dei numeri per rimanere in piedi. Per questo nei piani di Palazzo Chigi la road map della crisi di governo è un’altra. E prevede che il presidente del Consiglio assuma l’interim dei ministeri dell’Agricoltura e della Famiglia lasciati liberi dalle dimissioni delle esponenti di Italia Viva e porti il parlamento ad approvare le norme più importanti elencate ieri dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri durante il consiglio dei ministri che ha visto poi l’astensione di Bellanova e Bonetti sul Recovery Plan, prodromo della crisi in arrivo.

Oggi tutti i giornali scrivono che il nuovo gruppo in Senato per sostenere Conte è prossimo alla nascita. L’operazione, ribattezzata da Renzi come il Conte-Mastella, è assolutamente necessaria visto che attualmente a votare la fiducia senza Italia Viva ci sarebbero i 92 del Movimento 5 stelle, i 35 del Pd, i 17 del gruppo misto (compreso Leu e Maie), un paio di ex pentastellati (Martelli e Ciampolillo), poi i senatori a vita Rubbia e Piano ma comunque mancherebbero all’appello sei o sette voti. Intanto proprio Clemente Mastella, la cui consorte Sandra Lonardo ha votato in alcune occasioni la fiducia al governo dopo aver lasciato Forza Italia, gigioneggia sui media dicendosi pronto a fondare il Partito dei Responsabili: “Io da ora in avanti mi occuperò solo di questo: di mettere in piedi, vista la classe dirigente che sta fallendo, un movimento. Un Movimento di responsabili veri nel paese. Un partito. Lo farò insieme ad altri: sarà un movimento di ‘veterani combattenti'”, ha detto ieri alla radio. “Con il centro-sinistra che sta così com’è messo ora e con questo sistema elettorale e con i collegi già certificati, voglio vedere se al Sud i collegi li vincono senza di noi. Io l’ho già sperimentata questa cosa con l’Udeur. Prima o dopo, responsabili o meno, ci dovranno chiamare per forza” afferma l’ex ministro che sulle previsioni di successo del movimento fa notare: “In Campania io ho preso 105 mila voti, Renzi nella sua Toscana ne ha presi 65 mila. Fate i conti”. Il suo ruolo, assicura, sarà quello dell’allenatore: “Farò l’Inzaghi della situazione”. E sulle alleanze, una sola certezza: “con Salvini mai”.

Ma altri voti potrebbero arrivare in prima battuta dall’Udc (Cesa riunisce la segreteria domani), dai forzisti, da eventuali senatori di Italia Viva in dissenso. Questi voti uniti alle assenze e alla non belligeranza della parte responsabile delle opposizioni dovrebbe consentire di mettere al sicuro la fiducia. Nelle ipotesi di maggioranza questo sarebbe solo il primo step. Il numero di senatori a favore del governo potrebbe aumentare fino a superare la maggioranza assoluta. Il Messaggero oggi elenca altri nomi che possono aiutare Conte addirittura nella prospettiva di una lista per il voto: il gruppo “Italia 20-23” portato avanti con Lorenzo Cesa e Gianpiero Catone, che fa il paio con «Italia 23», fondata il mese scorso, logo e sito internet già attivi, ispirato dall’ex senatore forzista Raffaele Fantetti, professione avvocato, attualmente nel Misto. Con loro anche la senatrice Paola Binetti.

E così, mentre c’è chi spinge Conte per andare al Quirinale direttamente oggi per dimettersi, la data-limite adesso diventa quella del 20 gennaio, data in cui è stato fissato il voto sullo scostamento di bilancio. La Stampa spiega che questo vorrebbe dire una settimana di trattative, che potrebbero anche partorire un nuovo gruppo parlamentare dei “responsabili”.

 

 

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