Senza categoria

Oscar 2023, sarà “Nostalgia” di Martone

La Commissione di Selezione ha puntato sul film per concorrere al premio come miglior film straniero

(Roma)-Sarà “Nostalgia” di Mario Martone il film che rappresenterà l’Italia agli Oscar 2023 nella sezione “Miglior film straniero”.“Nostalgia” concorrerà per la shortlist che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy e che sarà resa nota il 21 dicembre 2022. L’annuncio delle nomination (la cinquina dei film nominati per concorrere al premio) è previsto per il 24 gennaio 2023 mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 12 marzo 2023. “Sono felice e onorato, per me, per noi che l’abbiamo realizzato e per tutto il piccolo universo così umano in cui è nato ‘Nostalgia’ – ha commentato Martone -. A Cannes avevamo capito che dalla Sanità il film sapeva parlare al mondo, ringrazio la commissione che ci dà la chance di continuare questo dialogo”.

Ennesimo inno d’amore a Napoli da parte di Mario Martone il film, vincitore di quattro Nastri d’argento e presentato al festival di Cannes, racconta di un ritorno, quello di Felice Lasco (interpretato da Pierfrancesco Favino), che, lasciata Napoli quando era un ragazzi, vi rimette piede a 50 anni per rivedere l’anziana madre. Tutto è cambiato nel frattempo e nel rione in cui è nato, la Sanità, Felice si sente perso, quasi non capisce la lingua. I ricordi del passato tuttavia, un amico d’infanzia ritrovato, Oreste (Tommaso Ragno), e la “nostalgia” lo inducono a fermarsi, sebbene al Cairo, dove vive, ad aspettarlo ci sia la sua vita da ricco imprenditore e l’amata moglie. Nel quartiere, dove la criminalità è aumentata c’è un sacerdote (Francesco Di Leva) che prova a tenere lontani i ragazzi dalla leva della camorra.

Tratto dal romanzo di Ermanno Rea “Nostalgia” parte con una citazione pasoliniana: “La coscienza sta nella nostalgia/Chi non si è perso non ne possiede”. L’estrazione letteraria del film è stata una molla per Martone. “Per la prima volta pur domandandomi il senso di questa vicenda non ho trovato risposte, mi sono affidato a Ermanno Rea e al suo labirinto. Mi sono perso, volutamente”.

E’ stato anche, per il regista napoletano, un ritornare. “Luoghi del cinema, luoghi dell’anima”, dice. “Mi affascinavano tante cose del romanzo di Rea certamente la possibilità di fare un film tutto in un quartiere, una enclave come la Sanità che gli stessi napoletani conoscono poco e che è stata una terra di nessuno, un far west della camorra. L’ho immaginato come un labirinto, una scacchiera, forme borgesiane in cui si immagina che dei personaggi facciano un percorso nel passato e nel presente. C’era in tutto questo una forma cinematografica che mi tentava, l’idea di fare un film non con una messa in scena tradizionale ma come cinema del reale buttandomi in strada come nel neorealismo italiano e incontrare le persone vere”.

Gli fa eco Favino che ha detto: “Ognuno di noi dentro di sé ha un sud di un mondo, come un magnete interno, un luogo che forse rappresenta il suo se più intimo forse quello dei suoi avi. La Sanità in questo senso rappresenta qualsiasi luogo del mondo, Napoli come Il Cairo, come l’altrove e il fatto che nell’altrove ritrovi se stesso è incredibile. Ritornare: quel gesto lì diventa più importante dell’approdo”.

 

Articoli correlati

Back to top button