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Dieci anni senza Raimondo Vianello, il gentiluomo della risata

Da solo e in coppia con Sandra Mondaini è stato un vero mostro sacro della televisione e non solo e ha lasciato un vuoto incolmabile

(Roma)- Il 15 aprile 2010 si spegneva a Milano Raimondo Vianello. Attore brillante, autore, sceneggiatore e conduttore, è stato uno dei personaggi più amati della storia della tv e del cinema italiano. Con la moglie Sandra Mondaini ha formato la coppia più longeva del mondo dello spettacolo: 52 anni insieme. E’ stato uno dei padri fondatori del varietà televisivo insieme a Ugo Tognazzi, con il quale ha spesso lavorato in coppia.

Nato a Roma il 7 maggio 1922, inizia la carriera nel teatro di rivista, passando poi al cinema, negli anni 50, come caratterista al fianco di grandi comici come Totò e Ugo Tognazzi. Ma è proprio in coppia con Tognazzi che la grande popolarità arriva grazie alla televisione. “Un due tre”, andato in onda dal 1954 al 1959, è uno dei primi varietà della tv italiana e un successo clamoroso. Come altrettanto clamorosa è la sua chiusura, dovuta a una battuta politica che fa infuriare i vertici Rai. In uno sketch Vianello toglie la sedia da sotto il sedere a Tognazzi che cade per terra, mentre Raimondo commenta “Ma chi ti credi di essere?”. Il riferimento è a un incidente analogo occorso al presidente della Repubblica Gronchi qualche giorno prima. Al rientro nei camerini i due comici trovano le lettere di licenziamento e il programma viene cancellato.

Nel frattempo, nel 1958 Raimondo ha incontrato Sandra Mondaini, che sposa quattro anni dopo. Insieme a Gino Bramieri compongono un trio che s’impone con successo in “Sayonara Butterfly” (1959) di Marcello Marchesi, Puntoni e Terzoli, parodia dell’opera pucciniana. Ma sono gli ironici drammi quotidiani di una coppia qualunque a coronare il successo di Sandra e Raimondo in tv negli anni 70 con varietà di grande successo come “Sai che ti dico?”, “Tante scuse”, “Di nuovo tante scuse” “Noi… no!” e “Stasera niente di nuovo”. E’ qui che la comicità di Vianello si sprigiona in tutta la sua originalità: il suo essere garbato, mai volgare e mai sopra le righe gli permette al tempo stesso di essere feroce e molto poco politcamente corretto nel rappresentare vizi e debolezze dell’essere umano.

Nel 1982, Mondaini e Vianello sono tra i primi a lasciare la Rai per passare alle reti Fininvest che non hanno mai abbandonato. Il varietà di debutto è “Attenti a noi due”, dove replicano la fortunata formula dei varietà precedenti. Per tutti gli anni 80 Vianello conduce da solo quiz a premi della fascia preserale di Canale 5 come “Zig Zag” e “Il gioco dei 9”, ma il 1988 è un anno decisivo. Debutta infatti “Casa Vianello”, sit-com realizzata espandendo quelli che erano i classici sketch di coppia all’interno dei varietà con la Mondaini. Il successo è clamoroso: con 16 stagioni è la sit-com più longeva e di maggior successo della tv italiana, e la frase della Mondaini, “Che barba, che noia”, che chiudeva ogni episodio, è rimasta un cult.

Negli anni 90 riesce poi a coniugare la sua ironia e la sua professionalità con la grande passione per il calcio, conducendo “Pressing”, il talk show sportivo della domenica sera di Italia 1, per nove stagioni, dal 1991 al 1999. Nel 1998 invece c’è il suo unico ritorno in Rai, per condurre il Festival di Sanremo affiancato da Eva Herzigova e Veronica Pivetti. Nello stesso anno Canale 5 lo celebra, insieme a Mike Bongiorno e a Corrado, in uno speciale intitolato “I tre tenori”.

L’ultimo lavoro con Sandra è sempre per Canale 5: il tv movie “Crociera Vianello”, andato in onda nel 2008, mentre nello stesso anno la coppia viene premiata da Pippo Baudo al Festival di Sanremo con il Premio alla creatività assegnato dalla SIAE. Raimondo Vianello muore il 15 aprile del 2010 all’età di 88 anni. Cinque mesi dopo, il 21 settembre, sempre al San Raffaele di Milano, si è spenta la Mondaini. Ed entrambi hanno lasciato un vuoto incolmabile.

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