
Bravissima attrice, sia di cinema che di teatro, Claudia Vismara ha colpito nel segno con il personaggio di Caterina Rispoli, viceispettrice in “Rocco Schiavone”. Claudia Vismara è nata a Bollate (in provincia di Milano) il 25 febbraio 1987, è cresciuta con la sua famiglia e con la sorella Silvia, cercando di sfruttare appieno il suo talento. Fin da bambina ha infatti scoperto di essere attratta dalla recitazione e si è resa conto ben presto che quella era la sua strada. Ha studiato recitazione presso un teatro di Rho all’età di quindici anni, parallelamente agli studi liceali.Amante anche del ballo, ha potuto sperimentare anche il musical. Dopo gli studi di recitazione all’Accademia, Claudia si è trasferita a Roma. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per farci raccontare meglio il suo percorso artistico e qualche curiosità in più sulla sua vita.

Come inizia il tuo percorso attoriale?
È iniziato quando avevo 15 anni. Per caso, a scuola, lessi un volantino che sponsorizzava un corso di teatro, all’epoca si chiamava “Teatro dell’armadillo”, e assieme a un paio di mie amiche decisi di iscrivermi. Fu amore a prima vista. Ricordo come se fosse ieri quanto trovai meravigliosa l’esplorazione del corpo, dei sensi, del ritmo, della parola, della coralità. Studiavamo teatro da camera e portavamo i nostri spettacoli in “non-luoghi” che allestivamo per l’occasione: Cassandra, di Christa Wolf, l’abbiamo inscenato in un ex macello, La cosmetica del nemico, di Amèlie Nothomb, sotto il ponte di un’autostrada, tanto per fare degli esempi. Eravamo liberi, audaci e forse un po’ pazzi, come lo era il nostro insegnante e regista, Massimiliano Mancia. Li ricordo ancora come anni incredibili, dove si formavano la Claudia e l’attrice che sarei diventata più tardi.
Dopo il liceo mi sono iscritta all’accademia “MTS! Musical the school”, dove mi sono dedicata in modo approfondito allo studio della recitazione, del canto e della danza, e dopo quei due anni ho frequentato una scuola privata di metodo Stanislavskij-Strasberg.
Insomma, tanti anni di formazione, otto per la precisione; ma ancora mi chiedo se la mia vita sarebbe stata la stessa se non avessi trovato quel volantino a scuola, un pomeriggio di settembre…

Attualmente a quali progetti lavorativi ti stai dedicando ?
A marzo sarebbero dovute iniziare le riprese della quarta stagione di Rocco Schiavone, però a causa dell’emergenza sanitaria sono state ovviamente posticipate, dovrebbero iniziare per fine giugno nella migliore delle ipotesi. Inoltre dal 12 al 17 maggio sarei dovuta andare in scena al teatro Vascello di Roma con uno spettacolo diretto e interpretato da me e dal mio compagno, Daniele Pilli, che si chiama La consuetudine frastagliata dell’averti accanto. È un testo meraviglioso, scritto apposta per noi da Marco Andreoli, al quale siamo siamo molto legati, ma anche in questo caso, causa coronavirus, non credo sarà possibile metterlo in scena per quest’anno… speriamo nella prossima stagione!

Come stai vivendo questa quarantena?
Tutto sommato bene. Ho la fortuna di abitare in un condominio che ha un bellissimo giardino, che è diventato a tutti gli effetti un’oasi nella quale rifugiarsi.
Aprire la porta-finestra del soggiorno e uscire a respirare un po’ d’aria, ascoltare il cinguettio dei pappagalli verdi sugli alberi, prendere un po’ di sole, fare stretching sul prato… sono cose che si stanno rivelando particolarmente salvifiche in questo momento. Se dovessi stare tutto il giorno chiusa dentro casa, probabilmente sarei già impazzita. Inoltre bisogna dire che la categoria di noi attori è, suo malgrado, molto abituata a gestire lunghi periodi di vuoto, di disoccupazione; si può dire che ciascun attore è costretto sviluppare, durante la sua vita, una sorta di resistenza e di resilienza che in questo momento sono di fondamentale importanza. Siamo preparati a gestire le giornate auto-stimolandoci, a non essere spaventati dalla noia, a fare amicizia col tempo libero. Ovviamente non vedo l’ora che questo incubo finisca, come tutti, e che si torni alla vita di sempre, ma spero davvero che il mondo di domani possa essere più consapevole, più sano, più giusto, più etico.

Ci racconti del film “My father Jack” del regista Tonino Zangardi?
My father Jack è un film davvero particolare, a metà tra una commedia, un gangster movie, un film d’azione e una farsa! Questa sua contaminazione è sicuramente dovuta al fatto che la sceneggiatura è passata da varie mani prima di prendere la sua forma definitiva. Girarlo è stato molto divertente, Pannofino e Branciamore erano un duo scoppiettante e io non ricordo di aver mai riso così tanto su un set; ma è stato anche molto interessante, “attorialmente” parlando, girare tutte le scene più action: pistolettate, esplosioni, vetri che s’infrangono e lunghe fughe su tacchi vertiginosi (me ne posso vantare, sì). Non capita molto spesso di avere la possibilità di girare scene così in Italia, e devo dire che sono state in assoluto la cosa più divertente del film.

A quale dei personaggi interpretati sei più legata?
Be’ non posso non essere eternamente grata a Caterina Rispoli, l’ispettrice che interpreto in Rocco Schiavone, creata dalla penna di Antonio Manzini. Caterina e io siamo molto simili, per certi aspetti: siamo entrambe forti ma fragili, femminili e maschili allo stesso tempo, pignole, attente e ipersensibili. Inoltre Caterina Rispoli ha tirato fuori la “sbirra” che è in me, quella più ligia al dovere, con un grande senso di giustizia, quella che lotta per quello in cui crede.
Ma sono molti i personaggi che amo, tra quelli che ho avuto la fortuna di interpretare. Elsa Tadini, per esempio, ne Il paradiso delle signore, è una donna straordinaria: ironica, sagace, moderna, provocatoria, intraprendente. E veste sempre con grande stile! Forse è in assoluto il personaggio che mi sono divertita di più a interpretare. A volte accade qualcosa di magico con i propri personaggi. S’impossessano di te. O tu t’impossessi di loro. Ti trasformano. Ti scopri a parlare in modo diverso, ad usare un’ironia, un tono della voce, una postura che non sono i tuoi ma quelli del personaggio, e questo è semplicemente strabiliante. Un corpo fasciato da una divisa si muove in modo completamente diverso da quello a cui si è abituati, così come quando si indossa un qualunque abito “d’epoca”. Alcuni elementi di un personaggio ti possono occupare e pervadere, ed è una convivenza davvero interessante, a volte inspiegabile. Ad esempio c’è un personaggio che ogni tanto interpreto per gioco e che solo i miei amici possono conoscere: Bernie. Bernie è una specie di alter ego. È un uomo dall’età imprecisata, molto brutto-direi quasi mostruoso- schietto, cattivo e presuntuoso. E lo adoro. E la cosa che stupisce tutti quando si trovano a parlare con lui, è che Bernie vive di vita propria. Non sono io a filtrare i suoi discorsi, anzi Bernie è totalmente senza filtro, e riesce incredibilmente a plasmare, in qualche maniera, il modo in cui io stessa ragiono. Vorrei saperlo fare con tutti i miei personaggi. Ma è una magia che o scatta oppure no, non sempre ci si riesce. E bisogna anche dire che, in Italia, la linea di pensiero più diffusa è quella di trovare attrici e attori che si avvicinino già di per sé, il più possibile, ai personaggi che si cercano. In questo modo non danno mai agli attori la possibilità di trasformarsi in qualcosa di lontano da loro e molto spesso si finisce per fare lo stesso ruolo per tutta la vita, etichettati per sempre come “il poliziotto”, “la madre”, “il mafioso”, “l’isterica”, “l’eroe”, “la donna tosta”. Insomma, se ci fosse un po’ più di coraggio, d’intraprendenza e di fantasia nel nostro settore, forse si scoprirebbe qualche talento in più.

Invece qualche episodio curioso capitato in carriera?
Una volta ho rischiato un infarto. Davvero. E sa in quale film? Proprio in My father Jack! Ma non per via delle sparatorie di cui accennavo prima. Se si ricorda il film, tra le prime scene ce n’è una in cui Clara, il personaggio che interpreto, aspetta il suo amato Matteo a bordo piscina e prima che lui arrivi, decide di farsi un piacevole bagnetto. Peccato che l’acqua della piscina, considerando che il film è stato girato nel mese di ottobre a Trento, aveva circa 5-6 gradi! Il produttore esecutivo era molto preoccupato e intenzionato a tagliare la scena, mi aveva fatto capire chiaramente che fare un bagno a quelle temperature rischiava di procurare uno shock al cuore. Ma Tonino mi aveva implorato di girarla lo stesso perché il risultato sarebbe stato bellissimo (il panorama che si ammirava da quella piscina era veramente spettacolare) e in fondo la scena sarebbe durata pochissimo. Be’ insomma, per farla breve, decido di fare questo bagno e che Dio me la mandi buona. Nel bel mezzo di un tramonto mozzafiato, mi tuffo con la grazia di una ballerina verso quello specchio d’acqua incandescente… ma non appena tocca l’acqua il mio corpo viene trafitto da milioni di spilli, sento il cuore contorcersi e il respiro mancare. Emergo come una foca zoppa e mi metto a bordo piscina, dove, secondo le indicazioni di Zangardi, avrei dovuto guardare il tramonto pensando all’amore; ma ovviamente non c’è neanche un centimetro del mio corpo che risponda agli ordini, non riesco a tenere la bocca chiusa dal tanto che mi battono i denti e se provo a spiegare che mi trovo vagamente in difficoltà nel guardare ammaliata l’orizzonte, mi escono dalla bocca solo parole singhiozzate e incomprensibili. Quindi, mi tirano immediatamente fuori dall’acqua e mi danno della pazza – non Tonino ovviamente-, e per quel giorno sospendono le riprese! Cosa non si fa per l’arte…

Se non avessi intrapreso questa professione oggi chi saresti?
Se non fossi diventata un’attrice avrei sicuramente studiato psicologia, per diventare poi una psicoterapista o una criminologa. Sono incredibilmente affascinata dal mondo introspettivo di ciascuno, dall’inconscio, dall’onirico, specialmente quando si manifesta in maniera fortemente patologica. Sono particolarmente predisposta all’ascolto, all’empatia e amo mettermi a disposizione degli altri. Insomma, credo che sarei potuta diventare una buona dottoressa.

Come ami trascorrere il tuo tempo libero?
Deve sapere che sono una donna piena di contraddizioni, a volte attraversata da grande caparbia, da pensieri totalizzanti, che mi occupano incessantemente; altre volte, vinta da una grande pigrizia. Questi due mondi sono perennemente in lotta tra di loro. Quindi, per rispondere alla sua domanda, nel mio tempo libero mi vedrebbe fare le cose più diverse: potrei avere improvvisamente voglia di fare il classico cambio dell’armadio nel momento più inopportuno e invadere la stanza che gentilmente mi ospita; oppure dedicarmi per due-tre ore a degli inutili giochini sul mio ipad e avere la sensazione di star completamente sprecando il mio tempo libero; potrei appassionarmi ad una lettura tanto da dimenticarmi di avere fame; oppure lobotomizzarmi davanti a una serie Netflix per ore; potrei subire “attacchi creativi” e cominciare spasmodicamente a montare video promozionali del mio spettacolo, a dipingere scenografie, a scrivere cortometraggi, poesie e canzoni; oppure stare seduta su una sedia pensando che se non si trova una soluzione al climate change andremo incontro alla sesta estinzione di massa; potrei ammazzarmi di addominali, di GAG e di esercizio fisico, ricordandomi che i miei polpacci non devono diventare più grandi di quello che già sono; oppure rimanere immobile a guardare fuori dalla finestra il mio compagno che si allena in giardino e pensare: “Ci vuole molta autodisciplina per avere cura di se”.

Tre cose nella vita a cui non puoi rinunciare?
Amore. Famiglia. Realizzazione di me.
Ma non bastano tre cose. Non potrei nemmeno rinunciare agli amici, alla passione, al lottare per quello in cui credo e alle melanzane fritte.

Progetti futuri da realizzare?
Io e il mio compagno progettiamo di diventare presto una famiglia. Questo è sicuramente il primo punto da realizzare. Vorrei che poi seguisse un salto di carriera, poter prendere parte a qualcosa di davvero stimolante. E l’ultima tappa della mia vita la vorrei dedicare agli altri, a questo povero pianeta maltrattato, a combattere per ciò che ritengo giusto. Vorrei sicuramente diventare parte più attiva del cambiamento che presto attraverserà il nostro mondo in modo radicale.

Photo Credits: Ph Andrea Ciccalè – ph Riccardo La Valle – ph Riccardo Riande – Fabrizio Cestari – ph Pierpaolo Redondo




