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L’Arte non si sperperare , è l ‘ espressione della più grande necessità della quale la vita è capace.

Intervista alla brillante attrice Elena Spiniello

Elena Spiniello lavora in teatro da molto tempo, la sua formazione in continua evoluzione è stata segnata in particolar modo dalla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano e dalla scuola internazionale di Teatro Jacques Lecoq di Parigi, ha inoltre frequentato workshop con Antonio Latella, Studio Festi, Jos Houben, Maria Consagra, Alessandro Baricco, M. Santanelli ,AnnaPaola Bacalov. In teatro ha lavorato con Gigi Savoia, Enzo Toma, Francesco Niccolini e in numerose produzioni di teatro contemporaneo. E’ socia fondatrice del Teatro di Gluck, compagnia che nasce storicamente nel 1991 e che da allora ha partecipato a festival e rassegne nazionali ed internazionali, sviluppando un proprio modo di fare teatro e di rapportarsi al pubblico. Conduce da molti anni laboratori teatrali presso scuole di ogni ordine e grado, teatri e associazioni . Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per conoscere meglio il suo percorso professionale e non solo quello.

Come nasce la tua passione per la recitazione?
Per rispondere a questa domanda è doverosa una premessa. Io nasco in una famiglia dove non appassionarsi all’arte in genere e a quella teatrale nello specifico sarebbe stato difficile!
La mia Bisnonna Tina Castigliano era cantante e attrice della compagnia di Viviani e di Eduardo De Filippo. Casa mia, quella d’infanzia e anche quella in cui vivo ora è tappezzata delle sue foto di scena, di cartoline autografate e film d’epoca. Fin da piccola ho sentito narrare le sue vicende teatrali e conosciuto le opere da lei interpretate. Diversi componenti della famiglia hanno avuto ruoli come lavoratori dello spettacolo. Dallo scenografo al costumista. Ho sempre respirato e vissuto nei racconti che mi narravano, l’atmosfera romanzata delle vecchie commedie napoletane, ne ho sentito il sapore e l’odore tanto da divenire per me quotidiane, vicine, parte della mia vita, delle mie radici più intime e profonde.
Il mio lavoro come attrice nasce ufficialmente all’età di 15 anni, quando per gioco partecipo a un provino e lo supero. Da lì ho iniziato con il teatro per ragazzi, poi quello di ricerca e poi anche il teatro di tradizione. Non mi sono fatta mancare nulla, e ho ancora tanto da scoprire!

C’è un punto di riferimento nella tua carriera?
Certamente la figura, quasi mitizzata della mia bisnonna che se ne sta lì dalle sue foto a guardarmi, spesso con aria insoddisfatta, come a dire che posso sempre far meglio. Mi porto dietro questa convinzione. Ogni personaggio, ogni palcoscenico, ogni copione merita un nuovo volto, una nuova ricerca, nuovo studio. Ricominciare daccapo con un bagaglio di consapevolezze che cresce e rende leggeri invece di farsi pesante.
Un momento di grande crescita che ricordo in questi anni di continua formazione artistica è stato l’incontro con Maria Consagra attrice dell’odin teatret e insegnante dell’ Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, molti degli allievi che erano con me nel corso hanno intrapreso carriere televisive, altri sono restati ancorati al teatro, come me. Il lavoro fatto con lei, l’ allineamento dinamico del corpo con il sostegno del respiro, le creazioni che attraversano lo spazio, l’ analisi del movimento, sono diventati capisaldi della mia didattica come conduttrice di gruppi teatrali.

Un personaggio tra i tanti interpretati che porti ne cuore?
Li porto tutti nel cuore, nella mente e sul mio corpo. Ho la voce di Strong di Al di là del Mare, il modo di camminare della Vedova degli Imbianchini non hanno Ricordi, la giovinezza di una Giulietta Bionda, l’innocenza di Estragone in Circo Pozzo, la dolcezza della mamma in Corto Circuito, l’aggressività di una popolana di Socrate sono io, la frustrazione dell’abuso di Omnes Omnes…e tanti altri al punto da non poter e saper rispondere, forse il personaggio che diverrà per me ricordo indelebile non l’ho ancora interpretato, forse ancora non è stato scritto, forse resterà nelle pieghe di un copione. Un’esperienza diversa è stata quella televisiva in Rai. Una parentesi lontana dal teatro, per i tempi di preparazione e realizzazione stringati. Faticosa e divertente al tempo stesso.

Invece, l’avventura lavorativa con il teatro 99 posti di Mercogliano?
l Teatro 99 Posti mi ha accolto venti anni fa; non era ancora un teatro. Si creò un grande gruppo di lavoro che rimboccatosi le maniche iniziò a lavorare per dare l’aspetto teatrale a quella sala dai colori improbabili. Lavorammo per mesi, imparammo disparati mestieri, dalla sartoria alla falegnameria. Diventammo muratori, imbianchini, decoratori. Il risultato finale fu bellissimo. Realizzammo un gruppo di lavoro e di amici che ancora oggi resiste e si arricchisce di nuove collaborazioni, pur a volte dovendo lasciar andare con profonda tristezza delle colonne portanti. Come il maestro Federico Frasca che ci ha lasciato da pochi giorni e che ci ha tenuto a battesimo molte volte nei debutti dei suoi lavori.

Come ami trascorrere il tuo tempo libero?
In famiglia, mi piace stare a casa tra i miei affetti più cari. Non sono una persona che fa vita mondana. Per lavoro incontro e conosco tante persone ma sono caratterialmente portata a rintanarmi nel mio rassicurante guscio appena mi è possibile.
Ho tante passioni. Il disegno, la scrittura, la lettura, la cucina, in particolar modo mi piace fare dolci. Amo la natura e gli animali, mi piace andare a cavallo e passeggiare in campagna.

Un progetto futuro da realizzare?
Innanzitutto capire come e quando poter continuare ciò che è stato bruscamente interrotto da questo male che ha sospeso le vite di tutti. Con Il teatro di Gluck, Assud Teatro e il Co.c.i.s. associazioni di cui faccio parte avevamo molti progetti che al momento non sappiamo quando potranno andare avanti. Altrettanti nel cassetto, pronti ad essere imbastiti. Diverse produzioni estive e progetti per le scuole. Quest’anno era iniziato con tante nuove collaborazioni artistiche e istituzionali che ci avevano arricchito di idee e spunti. Il lockdown ha fatto naufragare tutto. Adesso mi sembra quasi utopico avere progetti.

Se non avessi intrapreso questa professione oggi chi saresti?
Sarei Elena, con la stessa voglia di conoscere, gli stessi dubbi esistenziali e la medesima vena creativa. Forse farei la Veterinaria. Ho sempre amato gli animali. Ho cinque cani e tre gatti.

Tre cose nella vita a cui non puoi rinunciare?
La famiglia, La riservatezza, l’arte.
“L’arte non si può separare dalla vita. È l’espressione della più grande necessità della quale la vita è capace.” Robert Henri

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