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“Quelli della notte”, festa per i 40 anni di un cult

Un evento che ha riunito protagonisti, critici e fan per ricordare un programma che ha cambiato il volto della televisione italiana

“Quelli della notte” non muore mai. Quarant’anni dopo la prima puntata resta uno dei programmi più amati di sempre dal pubblico. La televisione è stata perfezionata nel linguaggio, nella grammatica e nella velocità proprio da Renzo Arbore: artista poliedrico e amato in tutto il mondo. Foggiano doc. Spiccato senso dell’umorismo, conosce la musica in tutti i suoi generi, canta, suona, intrattiene il pubblico con aneddoti e sul palco – in giro per il mondo – fa cantare milioni di persone con l’Orchestra italiana. A La Sapienza di Roma, Arbore incontra gli studenti. Quando entra parte l’applauso. Sala gremita. Posti esauriti, come si dice in gergo: “tutto sold out”. Perché sentirlo parlare, raccontare gli anni d’oro della tv, resta una lezione imperdibile per tutti. Non solo per gli studenti. Anche per gli adulti. Arbore festeggia 40 anni del programma “Quelli della notte”: i personaggi arboriani, i modi di dire (lo slang), le musiche, i costumi, i balletti vivono sempre nella memoria degli italiani. E anche i più giovani continuano a scoprire la bellezza di quel programma grazie ai filmati originali degli anni Ottanta. Quando in tv andava in onda per davvero lo show.Quelli della notte”, quando la tv insegnava l'arte di vivere e di sorridere  - la Repubblica

Improvvisazione (tanta, come racconta da sempre Arbore), talento, voglia di divertirsi e divertire: uno come Arbore, poliedrico nel vero senso della parola, resta un genio della tv per antonomasia. La sua infanzia a Foggia, città del sud martoriata dai bombardamenti del 1943, diventa il banco di prova per affinare il suo talento. Prima con le canzoni cantate dagli americani che liberano l’Italia nel dopoguerra e poi il primo grande palco: “La Taverna del Gufo”, storico locale-laboratorio foggiano frequentato da chi ama il jazz. E Arbore, proprio lì nel cuore di Foggia, si è fa le ossa. Dopo il liceo classico si trasferisce a Napoli, la città che lo adotta. Studia Giurisprudenza, si laurea e si trasferisce a Roma: lì inizia la grande carriera radiofonica e televisiva. L’amicizia con Gianni Boncompagni, conosciuto ai tempi del concorso Rai, diventa un sodalizio professionale che segna la storia per intere generazioni. Quelle più recenti restano incantate dalla lezione del Maestro Renzo. Lui, con la sua inconfondibile voce e quel sorriso contagioso che rallegra tutti, racconta aneddoti di vita. Una vita vissuta all’insegna dell’arte.Quelli della notte - RaiPlay

 

Quelli della notte non era solo un varietà ma un’esplosione di improvvisazione. «È nato perché volevo fare un po’ di “ammuina”», ha detto Arbore durante l’evento. Puntualizzando: «Per noi era cazzeggio, improvvisavamo» .Dal programma sono nati personaggi indimenticabili: da Nino Frassica, nei panni di Frate Antonino da Scasazza con i suoi aneddoti surreali su sagre di paese, a Maurizio Ferrini, il comunista che proponeva un muro tra Nord e Sud. E poi Simona Marchini, regina del gossip, e Andy Luotto, il cui “arabo” suscitò persino un caso diplomatico con la Giordania. «Con Porcelli scovammo 40 talenti, 40”, ha ribadito Arbore, mentre sullo schermo scorrevano spezzoni che, ancora oggi, strappano risate.I 40 anni di “Quelli della notte” - La Stampa

Per Arbore, Quelli della notte rimane il “marchio” più legato alla sua carriera. «Sono molto contento perché con Porcelli abbiamo creato qualcosa che è nella memoria della gente», ha detto all’Ansa. Tra i momenti più cari, il ricordo di Luciano De Crescenzo, che chiuse l’ultima puntata cantando, rimane un’immagine vivida. Ma il programma non è solo nostalgia: ha aperto la strada a un modo nuovo di fare televisione, più informale e libero, influenzando generazioni di artisti.  Come sottolineato da Aldo Grasso e Roberto D’Agostino, Quelli della notte non fu solo intrattenimento, ma un fenomeno culturale che ha segnato gli anni ’80, rompendo gli schemi di una televisione ancora rigida e formale. «Dopo, la tv non fu più la stessa», hanno commentato.

 

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