Cinema

Addio a Terence Stamp, il “cattivo” per eccellenza

Icona degli anni Settanta col suo temibile Generale Zod, l'attore britannico è diventato una star grazie al suo sguardo enigmatico e a quella poca reticenza nell'interpretare ruoli "scomodi"

Se n’è andato con il massimo riserbo, lasciando che fossero i familiari a dare la notizia alle agenzie di stampa. Terence Stamp, volto magnetico del cinema britannico, è morto a 87 anni. Lo chiamavano “il maestro del cupo silenzio”, perché a lui bastava lo sguardo per imprimersi nella memoria. Non servivano parole, né gesti forzati: il suo physique du rôle gli permetteva di incarnare il male con sublime eleganza, rendendolo il cattivo per eccellenza nella storia del cinema.Muere Terence Stamp, a los 87 años - Paloma & Nacho

Terence Stamp il cattivo per eccellenza

Nella memoria popolare, il suo nome resta legato a un villain che fece scuola: il Generale Zod del primo Superman. Erano gli anni Settanta, e quel ruolo trasformò Stamp in una figura di culto internazionale. All’epoca i cinecomics non avevano ancora colonizzato le sale, ma il suo antagonista riuscì a sovrastare persino l’iconico Lex Luthor di Gene Hackman, in una contesa di bravura che arricchì il primo Superman con Marlon Brando nel cast. Stamp possedeva lo charme perfetto per rappresentare la minaccia: gelido, implacabile, crudelmente seducente. Quel personaggio gli restituì la ribalta dopo anni di smarrimento, diventando per lui ciò che Iron Man rappresenterà decenni più tardi per Robert Downey Jr.: un ritorno inatteso, la possibilità di rinascere.Muere Terence Stamp a los 87 años, conocido por interpretar al general Zod en Superman

 

Icona della Swinging London

 Il salto di qualità arrivò per Terence Stamp nel 1962, quando tuttavia l’allora giovane attore non aveva ancora lo sguardo duro proprio nel villain. Forse per questo a rivelarne definitivamente le qualità fu il ruolo di un personaggio puro e ingenuo, anche se colpevole di un omicidio per legittima difesa. Terence, figlio di un umile marinaio di rimorchiatore, trovò la sua affermazione professionale per ironia della sorte proprio interpretando un ragazzo che va per mare. Nei panni di quel Billy Budd raccontato in origine da Herman Melville, Stamp conquistò pubblico e critica, facendo capolino persino tra i candidati alla vittoria di Oscar e Golden Globe. Fu l’inizio dell’ascesa. Di lì a poco arrivarono le prove al fianco di monumenti del cinema e del teatro britannico, con Terence che si trovò a dividere la scena addirittura conil leggendario Sir Lawrence Olivier. Ma l’anima di Stamp era lontana da quella aristocratica, propria della precedente generazione di divi. Erano gli anni Sessanta e la Swinging London con la genuinità delle sue nuove star conquistava gli inglesi, mentre nelle orecchie di tutti passava quel rock che sapeva di rivoluzione. Anche suo fratello Chris Stamp d’altra parte era una figura di spicco in quel panorama, distinguendosi come manager di artisti come gli Who e Jimi Hendrix.Addio Terence Stamp, è stato il Generale Zod in 'Superman'

Classico ma working class

  Con Albert Finney, Caine e Tom Courtenay, Stamp si trasforma nella faccia della nuova working class. Diventa un’icona e persino i Kinks fanno riferimento a lui e alla sua fidanzata di allora nella loro hit Waterloo Sunset: sono Terence Stamp e Julie Christie quei “Terry e Julie” che attraversano il fiume. Una passione tanto forte quanto passeggera, in un mondo che cambiava in fretta e che rischiava di fagocitarti soprattutto se ne eri un effimero epicentro. Insieme Terry e Julie girarono pure, quando la fiamma dell’amore non si era ancora del tutto spenta, uno dei più belli e sfortunati adattamenti di Via dalla pazza follia. Un flop che l’attore stesso non si spiegherà mai davvero: “È stato il primo progetto veramente commerciale a cui ho preso parte, e sono rimasto piuttosto scioccato dalla reazione. Pensavo che avesse tutto”, raccontò anni dopo. Nel film Stamp doveva interpretare uno dei tanti spasimanti di Betsabea: “L’ho vista come Betsabea, il personaggio che interpretava, di cui tutti gli uomini del film si innamoravano. Ma non è stato difficile, con una come Julie”, disse una decina di anni fa al Guardian. La sua carriera in quel periodo era un pendolo che si muoveva tra il cinema condito di istanze sociali del primo Ken Loach e le versioni filmiche dei capolavori della letteratura di matrice anglosassone. Classico ma “sporco di polvere”, elegante e vero, cattivo ma magnetico. Questo era il profilo di Terence Stamp in una manciata di aggettivi volutamente contraddittori. Terence Stamp morto a 87 anni, l'attore britannico famoso come il Generale  Zod nei film di Superman

I no e la fuga, anche in Italia

 Venne a un certo punto provinato persino come nuovo James Bond, dopo l’addio di Sean Connery, ma la suggestione si esaurì nel tempo di una chiamata. Troppo fuori dagli schemi Stamp per entrare nell’elegante smoking di 007. Lo sapeva anche lui, che provò a ovviare al problema proponendo cambiamenti sostanziali a una maschera che tuttavia non poteva risultare diversa. Non fu l’unico ruolo per cui fu scartato in quel periodo, a dire il vero. Di punto in bianco il grande attore finì infatti presto nel dimenticatoio. Forse era davvero troppo irregolare per Hollywood e per quell’Inghilterra riscopertasi assai puritana. Si cercava già “il nuovo Terence Stamp” (come gli disse  il suo agente) ma nessuno sembrava volere più il vecchio prototipo, l’originale. “Era un mistero per me. Ero nel fiore degli anni. Quando gli anni ’60 finirono, finii con loro”, raccontò amareggiato decenni dopo. Scartato pure da Michelangelo Antonioni per Blow Up Stamp rimase comunque conquistato dal cinema del nostro Paese. Ormai rifiutato dalla madrepatria decise quindi di cercare fortuna in Italia, lì dove allora prosperavano i geni anarchici come lui. Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini si innamorarono in fretta di questo interprete altero ma al contempo “sporco” e gli diedero nuova luce in pellicole come Teorema o Toby Dammit (episodio del film collettivo Tre passi nel delirio). Stamp ricorderà anni dopo: “Pasolini mi disse: ‘Arriva uno sconosciuto, fa l’amore con tutti e se ne va. Questa è la tua parte’. Io risposi: ‘Posso farcela!'”. Fellini ne percepì invece tutta quell’irrequietezza sopita a fatica e lo indirizzò verso il misticismo indiano del maestro Krishnamurti. Un mondo in cui Stamp decise di immergersi completamente, tanto che a un certo punto arrivò a mandare al diavolo il cinema pur di seguire la via ascetica. Partì alla volta dell’Oriente e non si guardò più indietro, almeno finché qualcuno ad Hollywood non finì per ricordarsi a sorpresa di lui.

 

 

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