Politica

SENATORI A VITA SALVERANNO CONTE?

Con i voti dei sei nominati da Napolitano e Mattarella l'esecutivo potrebbe arrivare a quota 162 a Palazzo Madama

(Roma)- Il conto della resa è su tutti i giornali. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte poggi alle ore 12 terrà alla Camera dei Deputati le Comunicazioni sulla situazione politica in atto. A cui seguiranno le votazioni. Il giorno dopo sarà decisivo con l’intervento a Palazzo Madama dove i numeri sono più incerti: prima della crisi il governo poteva contare su 166 voti rispetto a un’asticella di maggioranza assoluta fissata a quota 161.

Oggi i numeri ballano: ci sono 92 senatori del MoVimento 5 Stelle, 35 del Partito Democratico, 7 nel gruppo Per le Autonomie, 6 in Liberi e Uguali e 11 (su 14) nel misto, che comprende il Maie e altri raggruppamenti, che dovrebbero votare la fiducia. Il totale fa 151 e alla maggioranza assoluta mancano dieci voti. E non appare all’orizzonte, dopo che l’Udc si è sfilato, un gruppo di costruttori in grado di garantire una maggioranza assoluta al Senato, dove si giocherà la vera partita. I numeri certi a Palazzo Madama, secondo quanto emerge anche dopo un vertice di maggioranza con il ministro D’Incà e i capigruppo, parlano di 151 senatori. Ma bisogna aggiungere i reclutati dell’ultima ora, ovvero Sandra Lonardo Mastella e Gregorio De Falco che hanno detto che voteranno la fiducia. E quelli in bilico, ovvero due senatori renziani che secondo i giornali sarebbero orientati al sì (Eugenio Comencini e Leonardo Grimani) e Paola Binetti, anche lei descritta come pronta ad accordare la fiducia a Conte. Il conto, posto che si realizzino le cinque variabili, dà 156. I senatori a vita sono sei: il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e altri cinque di nomina presidenziale (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia, nominati da Napolitano, e Liliana Segre, nominata da Sergio Mattarella). Se il governo incassasse cinque voti su sei disponibili arriverebbe a 162, un voto in più della maggioranza relativa.

Ma i senatori a vita cosa hanno intenzione di fare? In realtà l’unica che ha dichiarato il suo sì al governo è stata Liliana Segre, che si è esposta oggi in un intervista al fatto quotidiano   . Monti sembra possibilista così come Elena Cattaneo, mentre Piano e Rubbia non sono spesso presenti a Palazzo Madama. Sempre il Fatto scrive oggi chel’architetto non è propriamente un frequentatore assiduo del Senato: “Lo abbiamo visto una volta negli ultimi anni: la sua agenda di impegni all’estero è fitta”, dicono da quelle parti. Mentre Carlo Rubbia dovrebbe essere in queste ore a Vienna, “ma chi lo ha sentito pare ottimista sulla sua presenza a palazzo Madama”. Napolitano, classe 1925, “la scorsa settimana è stato avvistato negli uffici del Senato riservati agli ex presidenti, dopo una lunga assenza”. Insomma, i voti possibili sono al massimo tre e non certo cinque: figuriamoci sei.

Nel frattempo da Lugi Di Maio è arrivato un vero e proprio appello tramite Facebook: “Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Siamo chiamati, oggi, a compiere una scelta davanti a un bivio che ci segnerà per sempre: la ripresa o l’immobilismo, la rinascita o la depressione economica e sociale. La via da seguire è molto chiara e passa per la condivisione dei valori europei più profondi: il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza, la solidarietà“.

Poi ci sono un paio di senatori eletti all’estero, grazie a una legge introdotta nel 2000 che ha generato nel tempo figure più o meno legate al centrodestra o al centrosinistra. Tra questi spicca il senatore Adriano Cario su cui è stata posta dal primo dei non eletti (Fabio Porta, Partito democratico) una indagine ancora aperta per brogli elettorali. Senza essere Donald Trump (che per fortuna sparisce per sempre tra tre giorni), sembra che il procedimento abbia qualche merito, leggendo le cronache. Difficile saperlo e la magistratura dirà la sua. Di certo si sa che il gruppo di interesse che rappresenta il senatore Cario ha un sottosegretario nel governo Conte.

Infine, per arrivare ai 28 necessari ci sono circa 12 transfughi dal Movimento Cinquestelle, chi perché non paga il contributo a Rosseau, chi per polemica, chi per battaglia identitaria e via con la maionese impazzita. Nessuna coerenza, nessuna opinione comune politica, solo persone che per una serie di variegati motivi hanno lasciato il gruppo Cinquestelle. Verrebbe da dire che difficilmente questi personaggi possano configurare una linea politica stabile, forte e coerente, visto che rappresentano tutto e il contrario di tutto.

 

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