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Auguri a Renato Pozzetto. Il ragazzo di campagna compie 80 anni

Con Cochi ha formato una delle coppie più popolari della tv. Sarà Giuseppe Sgarbi in Lei mi parla ancora, il nuovo film di Pupi Avati, tratto dall'autobiografia del padre di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, di cui inizieranno a breve le riprese

(Milano)- Protagonista di film indelebili come “Il ragazzo di campagna”, interprete (con Cochi) di brani storici come ‘E la vita, la vita’, ‘Canzone intelligente’ e autore di tormentoni linguistici come “Taaac” e “Eh… la madonna!”, Renato Pozzetto spegne 80 candeline. Attore, cantante, comico, regista, cabarettista, sceneggiatore per il teatro, il cinema e la tv, ha spesso preferito definirsi “saltimbanco”, connotazione low profile che omaggia i suoi primi passi nel cabaret. Oltre 60 film in carriera da attore e cinque da regista, Pozzetto, figlio di una coppia di milanesi ha trascorso la sua infanzia a Gemonio, teatro dell’incontro fatale col socio e sodale Cochi Ponzoni, dove le loro famiglie si erano rifugiate dopo i bombardamenti a Milano. I due hanno poi condiviso anche l’istituto tecnico per geometri ‘Carlo Cattaneo’, dove Pozzetto seguiva l’indirizzo per geometra e Cochi, di un anno più giovane, quello per ragioniere. Le loro prime esibizioni cabarettistiche sono andate in scena, nel ’62, all’Osteria dell’Oca di Milano, una “trattoria degli artisti”, dove c’erano nomi come Lucio Fontana e Piero Manzoni e loro due intrattenevano i clienti con qualche canzone popolare.

Cochi era la mente, lui il braccio o meglio la faccia con la sua mimica, il suo sorriso ingenuo da ragazzone e la sua verve comica. La prima vera paga arriva dai proprietari di un locale accanto all’osteria, Velia e Tinìn Mantegazza, che in via Santa Sofia aprirono il ‘Cab 64’ invitando i due ragazzi a esibirsi con le loro scenette improvvisate tra i tavoli dell’osteria. Salario: 3.500 lire, ma con la condizione che in sala ci fossero almeno dieci spettatori. Tra i frequentatori del locale insieme a Giorgio Gaber, Dario Fo, Bruno Lauzi c’era anche Enzo Jannacci, poi diventato grande amico della coppia nonché co-autore delle loro più celebri canzoni.

Il vero esordio arriva pero’ nel ’65 al Derby di Milano, quando nasce ufficialmente la coppia ‘Cochi e Renato’ con il suo genere di comicità surreale e poetica, a cui oggi si rifanno dichiaratamente comici di nuova generazione come Lillo e Greg, e i due si decidono a lasciare anche i mestieri ufficiali che affiancavano all’hobby da cabarettisti: Pozzetto era contitolare di un’impresa di impianti di ascensori, Cochi era impiegato interprete di francese, inglese e russo all’aeroporto di Linate. Da lì si aprirono in fretta le porte della tv con ‘Quelli della domenica’ nel ’68 e quindi ‘Il buono e il cattivo’ e anche ‘Canzonissima’.

La carriera da solista di Pozzetto, che nel ’67 ha sposato Brunella Gubler, da cui ha avuto due figli e che è scomparsa nel 2009, comincia al cinema nel ’74 con l’esordio in ‘Per amare Ofelia’ di Flavio Mogherini film dove interpretava un trentenne bamboccione e mammone, che gli è valso il Nastro d’Argento come miglior attore esordiente, a fianco di Giovanna Ralli e Francoise Fabian. Prosegue la sua carriera diretto da Steno, Clément, Risi, Corbucci, Bolognini e Festa Campanile da solo o insieme ad altro mostri sacri della comicità come Celentano, Abatantuono, Boldi e De Sica o Paolo Villaggio: quando l’interprete di Fantozzi è morto, tre anni fa, Pozzetto ha scritto un toccante necrologio: “Ciao Paolo, ci vediamo là. Salutami gli altri”. Un freddo professionalmente ma mai dal punto di vista dell’amicizia, dal 2000 è tornato anche ad esibirsi in coppia con Cochi. Lo scorso anno è stato ospite al Festival di Sanremo, per cantare ‘E la vita la vita’ con il gruppo lo Stato sociale. E adesso tornerà al cinema, diretto da Pupi Avati, in un film ispirato alle opere di Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi.

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