LINEAPELLE rilancia il calendario fieristico internazionale. Bacchi (UNIC): “Settore in sofferenza, ma pronto a ripartire con slancio e nuove azioni industriali”.
Dopo l'appuntamento in Giappone, si aprono le tappe Londra, New York e Milano.

Dottoressa Fulvia Bacchi, da direttore generale di Unic-concerie Italiane e Ceo di Lineapelle come procede per il settore conciario l’andamento sui mercati internazionali in generale e rispetto ai tre distretti industriali (Campania, Toscana e Veneto)?
“Il settore conciario italiano sta attraversando ancora una pesantissima congiuntura. Qualche segnale positivo si era registrato durante Lineapelle di febbraio, ma questi segnali, per molte delle nostre aziende, non hanno poi avuto concretezza. I dati del preconsuntivo 2024 segnano ancora delle criticità. Questa situazione è generalizzata per tutti i distretti, forse con l’eccezione del Veneto, dove l’arredo sta registrando qualche incremento. Calzatura sempre in difficoltà, così come la pelletteria, mentre l’abbigliamento rimane una nicchia seppure positiva. Le cause sono diverse, ma la situazione geopolitica e l’impulso dei consumatori giocano il ruolo più importante in questo momento negativo”. 
Unic e Lineapelle è da poco rientrata dall’expo di Osaka, com’è andata. Sono emerse delle prospettive future per il settore?
“La nostra presenza a Osaka è stata più di un’azione di comunicazione che un evento di carattere commerciale. Il Giappone rappresenta un mercato importante per gli accessori in pelle made in Italy e sottolineare il valore della nostra pelle con cui questi accessori sono fatti era importante ed è un messaggio che è stato ben recepito, così come quello dell’artigianalità della produzione dei guanti del napoletano”.
E adesso, dottoressa Bacchi quali sono i prossimi impegni e scadenze per Unic e Lineapelle?
“Lineapelle si mette in moto e riaccende i motori del suo circuito fieristico globale. Archiviata Tokyo dove sono state portate le tendenze per la primavera/estate 2026. Ora le prossime tappe sono Londra, New York e Milano dove sarà presentata la stagione autunno/inverno 2026/27”. 
La politica americana dei dazi incide sul settore conciario?
“La questione dei dazi resta ancora tutta da definire. Attualmente viene applicato un dazio aggiuntivo del 10% a quelli già in vigore. Nel caso aumentassero potrebbe esserci precluso un mercato importantissimo per noi. Per noi, importatori di pelli dagli Usa, sarebbero impattanti anche i dazi che l’UE potrebbe applicare per ritorsione”.
E come va per il settore in Europa, rispetto alle normative più stringenti in termine ambientale, tra vari aspetti c’è la deforestazione, quanto incide?
“La bulimia normativa europea, che tutti ci auguriamo si attenui, è sicuramente un grosso problema per il settore. Il tema della deforestazione è quello che ci ha visti più impegnati perché così come era stato impostato inizialmente avrebbe potuto portarci davvero alla chiusura di molte delle nostre aziende. Sono intervenute delle semplificazioni che rendono più semplici le procedure, anche se non smettiamo di ripetere che la pelle dovrebbe essere esclusa dal provvedimento in quanto non è un driver della deforestazione. Martedì 3 giugno siamo stati al Parlamento Europeo per presentare lo studio dell’Università Sant’Anna di Pisa che lo documenta in maniera efficace”. 
Oggi si parla più di crisi strutturale o ciclica, e c’è una ricetta per recuperare i mercati o per essere più competitivi?
“Siamo di fronte a cambiamenti epocali nella società, nell’economia, nella politica e il settore saprà adeguarsi come ha sempre fatto nella sua lunga vita. Innovazione e ricerca saranno fondamentali, potranno rendersi necessarie aggregazioni tra imprese e sarà necessario continuare a educare i consumatori, specie i giovani, sulle caratteristiche naturali, sostenibili dei nostri prodotti. Questo l’Unic lo sta facendo da tempo e continuerà a farlo”.



