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PALESTRE CHIUSE, LO SPORT MESSO ALL’ ANGOLO

Scenari e problematiche di un settore ormai al collasso

Non si intravedono spiragli per le palestre in questo, che ormai, è un vero e proprio calvario. Migliaia di realtà sono ferme da mesi ed il futuro non promette bene. Per non bastare, da poco è stata approvata la Riforma dello Sport che lascia intravedere ulteriori oneri e lungaggini burocratiche per gli operatori sportivi.

Ma veniamo alla situazione di fatto. Le palestre continuano a restare chiuse, nonostante le svariate proteste, e nel frattempo si continuano a dover onorare i fitti, le utenze, etc. Il decreto sostegni ha praticamente tagliato fuori le ASD senza p.Iva che si ricorda rappresentano le principali realtà territoriali. Per le altre figure giuridiche non è che vada poi tanto meglio. Lo Stato ha praticamente condannato il settore dello Sport Amatoriale e Dilettantistico lasciandolo al proprio destino. Grandi sofferenze anche per i professionisti, tolto ovviamente il calcio e qualche altro sport privilegiato ad alti livelli, che si ritrovano a doversi giostrare anche con l’imposizione fiscale che non lascia tregua. Perché le tasse si continuano a pagare.

Chi scrive è a favore di una riapertura con senso logico e di responsabilità, ma a patto che ci siano i presupposti. Diversamente, se un’attività, qualsiasi essa sia, viene chiusa per imposizione dello Stato, deve essere sostenuta economicamente e non abbandonata a se stessa.
Il sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali ritiene i 700 milioni del Recovery Plan insufficienti a sostenere il mondo dello sport ed ha dichiarato di voler avviare un confronto con il Governo per una più equa distribuzione delle risorse. In particolare pare che la Vezzali sia propensa ad avviare con il Ministero dell’Economia e delle Finanze una manovra affinchè arrivino le giuste risorse alle società sportive.

Oltre gli evidenziati problemi economici, già sono sotto gli occhi di tutti gli effetti sulla salute per la prolungata mancanza di attività motoria. Sono sempre di più i soggetti con problematiche posturali, di peso, depressione, calo motivazionale, paura e di salute psicofisica in generale. Un corpo che non si muove tende ad “atrofizzare” quello che non usa. Prima del Covid, la tendenza alla sedentarietà, soprattutto per soggetti in età evolutiva, era un processo ormai già in atto. Oggi più che mai, il problema è acutizzato e quando sarà consentito, bisognerà fare un enorme lavoro di rieducazione motoria.

 

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