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Poirot, che centenario!

Il grande personaggio di Agatha Christie ha una storia lunga un secolo ma non invecchia mai

Aveva sentito parlare di Monsieur Hercule Poirot, il celebre investigatore, ma era la prima volta che lo vedeva in carne e ossa. L’aspetto comico, quasi ridicolo, che egli offriva non confermava il concetto che aveva di lui. Come poteva quel buffo ometto, con la testa a uovo e gli enormi baffi, compiere veramente le imprese meravigliose che gli venivano attribuite? Ciò che stava facendo in quel momento le pareva particolarmente infantile. Stava disponendo dei blocchetti di legno colorato l’uno sull’altro e sembrava molto più interessato al risultato di quell’attività che non alla storia che lei gli stava raccontando. (“Il mondo di Hercule Poirot”, Agatha Christie).

Il 2020 è l’anno di un compleanno speciale, quello di Hercule Poirot, il geniale e raffinato investigatore nato dalla penna di Agatha Christie, la Regina del delitto universalmente riconosciuta come l’autrice di alcuni dei libri più venduti della storia della letteratura.

Protagonista di 33 romanzi e 54 racconti (raccolti in 5 antologie), dal 1920 – anno di Poirot a Styles Court – fino al 1975 – anno di Sipario, l’ultima avventura di Poirot – il personaggio ha indagato nei contesti più disparati, dalla campagna inglese al Nilo e alla Transgiordania, trovando soluzione a casi che richiedevano un’attenzione e una finezza psicologica che solo lui era in grado di dimostrare.
Poirot è talmente iconico da essere il primo personaggio immaginario a cui il New York Times abbia dedicato un necrologio.
Poirot è un detective belga di mezza età, maniaco dell’eleganza, della cura del corpo, lui così goffo, e di altre cose, pieno di tic, na­turalmente intelligentissimo, la famose e sempre dichiarate “celluline”. Non è un eroe e non è un seduttore. Non è competitivo. Insomma non è Bond. Ma la Christie gli attribuisce caratteri precisi, una conoscenza dell’animo umano profon­da e una sovrumana capacità di mettere in relazione gli elementi della vicenda criminale. Certo la scrittrice non pensava al cinema durante la stesura delle sue prime storie, ma in realtà già scriveva per il cinema. Prosa essenziale, dialogo efficace, costruzione del­la trama a puzzle che il detective smonterà pezzo per pezzo alla fine.

E poi i personaggi. Gente cosmopolita che gira il mondo. Gentiluomini che la sera si cambiano per andare a tavola, su un traghetto sul Nilo, camicia bianca e farfalla con 40 gradi di tem­peratura. Oppure la cattivissima matriarca dal destino segnato sin dall’inizio del racconto.

Poirot: carta d’identità letteraria di un detective di straordinaria intuizione

NAZIONALITÀ: Belga
Poirot arriva in Inghilterra dal Belgio, fugge da un paese invaso. Per tutta la sua vita si sentirà uno straniero, un esule, un uomo in cerca di rifugio, aspetto che a volte lo avvicinerà di più ai personaggi dei suoi casi perché come loro ha fatto esperienza del dolore e del male.
Poco o nulla si sa della sua famiglia d’origine, se non il ricordo accorato che conserva della madre, una delle poche donne di cui non è sospettoso.

PROFESSIONE: Ex ispettore di polizia, poi investigatore privato
La precedente carriera in polizia ha reso larghe le spalle di Poirot in quanto a situazioni affrontate.
Ma la sua più grande dote è la capacità di indagine dell’animo umano, dono straordinario che i numerosi casi da investigatore privato affinano sempre di più.

SEGNI PARTICOLARI: Bassa statura, occhi verdi, baffi e “minuscole mani fastidiosamente curate”
Curatissimi e rigorosamente arricciati, i baffi di Poirot sono più di un segno estetico distintivo: rappresentano il suo modo di essere nel mondo, vigile, attento.
I vivaci occhi verdi scrutano tutto e tutti dietro un paio di occhialetti tondi.

ABBIGLIAMENTO: Elegante e curato
Poirot ama il lusso e i dettagli, perché sa che è proprio lì che si nascondono la verità e l’anima delle cose.
Per questo non trascura mai il proprio look, ricercato ed eccentrico: giacca nera, pantaloni a righe, gilet, farfallino, bastone e ghette sempre lucidissime sono solo alcuni dei suoi tratti più caratteristici.
Per proteggersi quando sente freddo (cioè spesso) indossa un cappotto e una sciarpona. Ah, e l’immancabile cappello.

TEMPERAMENTO: pignolo, arrogante, metodico, rigoroso, eppure incredibilmente intelligente e umano
Poirot è la precisione in persona. Adora la pulizia e l’ordine: non a caso di frequente lo vediamo intento a raddrizzare gli oggetti e la sua casa è il regno delle simmetrie (con i libri ordinati rigorosamente per altezza).
Per lui sono proprio le cose fuori posto a rivelare particolari importanti in un’indagine.

Poirot è arrogante, pomposo, pignolo fino al grottesco e a volte pieno di sé fino a rendersi ridicolo. A sua volta, con il suo modo di fare si prende un po’ gioco degli inglesi.
Ha un’intelligenza brillante, e della cosa è perfettamente consapevole. Una delle sue celebri frasi è: “Ammetto liberamente, e senza ipocrisia, di essere un grande uomo.”

Sente particolare partecipazione interiore per i crimini di passione, crede nel male come nella giustizia. Ha un’indole romantica e spesso nei romanzi finisce per diventare il Cupido di alcuni personaggi.

GUSTI E PASSIONI: i castelli di carte, i luoghi lussuosi e il tè
… I primi soprattutto quando deve concentrarsi.
Predilige viaggiare in treno e soggiornare all’Hotel Ritz.
È un amante dell’alta cucina e dei liquori, al caffè preferisce il tè nero, le tisane e gli sciroppi. La sua colazione ideale? “Hot chocolate with brioche.”

LINGUE: inglese e francese
Spesso pensa in inglese, ma se deve esprimersi in modo più efficace usa il francese (“Mon Dieu!”).

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