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È morto Alberto Alesina, economista italiano che ha conquistato Harvard

Colpito da un attacco cardiaco durante un’escursione in montagna negli Usa, aveva 63 anni. Professore nella celebre università americana ha scritto saggi molto influenti

(New York)- E’ morto Alberto Alesina, l’economista e docente dell’Università di Harvard: aveva 63 anni. E’ accaduto negli Stati Uniti, dove è stato colpito da un malore mentre camminava in montagna con la moglie.
Alesina, uno degli economisti italiani più prestigiosi, era un volto noto anche al grande pubblico televisivo ed editorialista autorevole sulla stampa, in particolare sul Sole 24 ore ed il Corriere della Sera. Aveva partecipato a numerose edizioni del Festival dell’Economia di Trento. E’ stato uno dei massimi esperti di politica economica e tra i pochi italiani ad essere indicato negli ultimi anni come possibile vincitore del premio Nobel per l’economia.


Nato a Broni in provincia di Pavia nell’aprile del 1957, nel 1981 era stato uno dei primi laureati del Des, quel corso di Discipline Economiche e Sociali nato nel 1974 che ha reso famosa l’Università Bocconi nel mondo intero. Cinque anni più tardi ottenne il dottorato di ricerca in economia (PhD) ad Harvard, dove ha trascorso gran parte della sua vita professionale costruendo l’intera carriera. Dal 2003 al 2006 è stato il direttore del dipartimento economico della celebre università americana.
Nel suo curriculum spiccano l’affiliazione a National Bureau of Economic Research e al Center for Economic Policy Research; è inoltre membro della Econometric Society e dell’American Academy of Art and Sciences. Era considerato uno dei maggiori esperti mondiali di politica economica, tanto che L’Economist nel 1990 lo aveva inserito tra i migliori otto economisti under 40 e papabile per un futuro premio Nobel.In Italia era “visiting professor” all’Università Bocconi. In più di un’occasione aveva collaborato a libri o articoli con l’economista Francesco Giavazzi, che considerava il suo migliore amico, con cui scriveva spesso sul Corriere della Sera parlando frequentemente dei vantaggi del libero mercato e della riduzione delle tasse per aziende e cittadini.

ALBERTO ALESINA PROFESSORE HARVARD UNIVERSITY
Quello dell'”austerità espansiva” era uno dei cavalli di battaglia dell’economista di Harvard, che già nel 2009 l’aveva teorizzata in uno studio, poi criticato dai nemici dell’austerità come il premio Nobel Paul Krugman. La teoria espressa negli ultimi lavori, sintetizzata da Favero, uno dei coautori di Alesina nell’ultimo libro, è che “l’austerità può essere capita paragonandola a una medicina necessaria che dà effetti collaterali, che vanno minimizzati. Per l’economia, la malattia è l’alto debito pubblico. Si tratta di un male che viene ereditato dalle generazioni future, su cui manifesta i propri effetti più perniciosi. L’austerità basata sulla riduzione della spesa pubblica è meno costosa in termini di crescita ed è più efficace nella stabilizzazione del rapporto debito/Pil rispetto all’austerità basata sull’aumento delle entrate del settore pubblico”.

Tra gli altri lavori di Alesina, da citare anche The Size of Nations, Fighting Poverty in the US and Europe: A World of Difference, Goodbye Europa, un saggio scritto a quattro mani con l’amico Giavazzi, e Il liberismo è di sinistra.La morte di Alesina è stata confermata dall’Istituto Bruno Leoni. “È scomparso Alberto Alesina – si legge nel messaggio – Un grande economista che l’IBL ricorda con stima e affetto. Ci uniamo al dolore della famiglia”.
Nel suo curriculum spiccano l’affiliazione a National Bureau of Economic Research e al Center for Economic Policy Research; è inoltre membro della Econometric Society e dell’American Academy of Art and Sciences. Era considerato uno dei maggiori esperti mondiali di politica economica, tanto che L’Economist nel 1990 lo aveva inserito tra i migliori otto economisti under 40 e papabile per un futuro premio Nobel.

Quello dell'”austerità espansiva” era uno dei cavalli di battaglia dell’economista di Harvard, che già nel 2009 l’aveva teorizzata in uno studio, poi criticato dai nemici dell’austerità come il premio Nobel Paul Krugman. La teoria espressa negli ultimi lavori, sintetizzata da Favero, uno dei coautori di Alesina nell’ultimo libro, è che “l’austerità può essere capita paragonandola a una medicina necessaria che dà effetti collaterali, che vanno minimizzati. Per l’economia, la malattia è l’alto debito pubblico. Si tratta di un male che viene ereditato dalle generazioni future, su cui manifesta i propri effetti più perniciosi. L’austerità basata sulla riduzione della spesa pubblica è meno costosa in termini di crescita ed è più efficace nella stabilizzazione del rapporto debito/Pil rispetto all’austerità basata sull’aumento delle entrate del settore pubblico”.

Tra gli altri lavori di Alesina, da citare anche The Size of Nations, Fighting Poverty in the US and Europe: A World of Difference, Goodbye Europa, un saggio scritto a quattro mani con l’amico Giavazzi, e Il liberismo è di sinistra.
Nel novembre 2009 ha pubblicato, sempre con Andrea Ichino, il libro L’Italia fatta in casa, nel testo gli autori si soffermano sull’importanza che riveste, per il benessere del sistema Paese, il lavoro fatto in casa dalle mamme, dai nonni, dai papà, un lavoro spesso invisibile nelle statiche sulla ricchezza del Paese ma che contribuisce, in maniera significativa, in Italia più che in altri Paesi, al benessere generale della popolazione.

Moltissimi i messaggi di cordoglio e rimpianto diffusi sui social network fin dal momento in cui si è diffusa la notizia della scomparsa dell’economista, molto apprezzato anche per i modi gentili e l’empatia. Lo ricordano colleghi e ex allievi in Italia e Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, oltre che le numerosissime istituzioni con le quali ha collaborato nel corso dei decenni della sua attività.

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