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Gravina sfida il Governo: “Non firmerò mai per lo stop dei campionati, ce lo imponga”

ll presidente federale: "Io sto tutelando gli interessi di tutti, vi immaginate quanti contenziosi ci saranno in caso di blocco? Tutti lo invocano, lo faccia il Governo, io rispetterò le regole"

(Roma)- “Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con ‘è finita’ dico che, finché sarò Presidente della Figc, non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano”. Lo ha dichiarato il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina nel corso del primo meeting online, virtuale, dell’Ascoli Calcio, alla presenza dei massimi dirigenti del club bianconero.

ATALANTA – VALENCIA 19-02-2020 CHAMPIONS LEAGUE. MORONI/SULPRESS
RISCHIO RICORSI— “Io sto tutelando gli interessi di tutti – ha continuato Gravina – quindi, ripeto, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori, ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti”. “Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? – ha continuato -. Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole. Ogni giorno devo rintuzzare attacchi e la gente non capisce o fa finta di non capire. Ribadisco ancora una volta il concetto: io la firma su un blocco del campionato non la metterò mai”.

DANNO ECONOMICO— “Il tempo lavora a nostro favore – ha detto ancora il presidente federale – il danno economico è diviso per categorie: con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro, se si dovesse giocare a porte chiuse la perdita sarebbe di 300 milioni, se si ripartisse a porte aperte la perdita ammonterebbe a 100-150 milioni, anche se quest’ultima ipotesi non è percorribile. Dobbiamo fare una riflessione: non è il caso di fare una riforma, intesa come modalità di sviluppo sostenibile e non solo per quanto riguarda il format playoff/playout? È questo il tema su cui dobbiamo concentrarci: siamo gli unici in Europa ad avere cento squadre professionistiche e non si possono più sostenere”.

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