Personaggi

Michael Jordan compie 60 anni:

I primi 60 anni di una delle superstar Nba più forti e amate di sempre

(Chicago)-Compleanno speciale per Michael Jordan, nato il 17 febbraio 1963 e storica icona del basket NBA (e non solo) sia dentro che fuori dal campo: un giocatore che riuscì da subito a farsi spazio in mezzo alle stelle del mondo della pallacanestro, ricordato in questo estratto dello speciale di Federico Buffa per quella che è la miglior prestazione individuale di sempre ai playoff – 63 punti segnati a Boston contro i Celtics. Giocate che portarono al tributo di Larry Bird: “Ho visto Dio ed era vestito da Michael Jordan”.

Michael Jeffrey Jordan è nato il 17 febbraio 1963, figlio di James e Deloris Jordan. Dopo una breve parentesi newyorchese la famiglia si sposta a Wilmington, North Carolina. È un luogo di basket, soprattutto universitario. North Carolina University, Duke, Wake Forest, Davidson, tra le tante. La Tobacco Road, percorso di culto, che collega assi, cesti e imprese. Micheal inizia a giocare a basket sulle orme del fratello. Entrambi con la maglia 45. Per questo, a volte, il più piccolo è costretto a sceglierne un altro. Opta per il 23, la metà arrotondata. Quel numero è oggi storia e lo identificherà sempre, per tutta la carriera.

La sua è una gioventù ribelle “raddrizzata” dal padre che lo toglie dalle compagnie pericolose, obbligandolo a dedicarsi, anima e core, allo sport. Dopo l’high school ottiene una borsa di studio alla North Carolina University. È un College rinomato con una delle squadre con più tradizione della Ncaa (il campionato universitario). Essere scelti lì, indossare quei colori, è un privilegio.

Nel 1982 Micheal guida la squadra alla vittoria del titolo nazionale con un canestro, in sospensione, marchio di fabbrica, contro Georgetown. Gli scout Nba hanno già il suo nome nei loro taccuini. Ora lo sottolineano con la matita rossa. “Quella vittoria mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno per eccellere nel gioco”, ricorderà. Mike, insomma, è diventato Micheal. Il suo legame con quell’Università resterà sempre fortissimo tanto da farlo scendere in campo, in Nba, tenendo sempre sotto quelli dei Bulls anche i calzoncini celesti dei ‘Tar Heels’.

Ma Jordan non è stato solo uno degli atleti più incredibili della storia dello sport. Senza social o altri strumenti digitali, è diventato una “macchina da soldi” legando il suo nome a quello della Nike prima e, dal 1997, dando vita alla sua azienda. Nel primo anno di contratto con “il baffo” ha sfiorato i 130 milioni di dollari di prodotti venduti. Un ragazzino dalle uova d’oro. Tutti indossavano le sue scarpe, le sue canotte, i suoi cappellini. Persino i polsini, griffati Jordan, erano usati nelle palestre di tutto il mondo. Ogni ragazzino mostrava la lingua dopo aver segnato un canestro, sognando di diventare come lui. Le sue scarpe, in molteplici edizioni, vengono ancora battute all’asta per cifre a cinque zeri. Una maglia della North Carolina ha superato, e di molto, il milione di dollari. Una dei Bulls, i 10 milioni.

E poi c’è la carriera da attore. Space Jam, uscito nel 1996, è una pietra miliare dell’animazione hollywoodiana. L’incasso supera i 90 milioni di dollari. Canzoni come “I believe I can fly” di R Kelly, uscito quello stesso anno, diventa iconica legandosi alle aspirazioni dell’adolescente Jordan, palla in mano, davanti a un canestro di periferia, sotto lo sguardo benevolo del padre.

Le sue prodezze sul parquet dal 1984 al 2003 sono state la linfa e il traino della sua narrazione una volta diventato imprenditore, proprietario di uno dei marchi sportivi più riconoscibili al mondo e anche colui che gestisce gli Charlotte Hornets – la franchigia del North Carolina che fatica però a trovare la strada giusta da imboccare per inseguire il successo. In testa e in fondo al pezzo sono dunque riportati due estratti dei primi anni della carriera di Jordan – sapientemente raccontato da Federico Buffa in uno speciale prodotto da Sky Sport – quando arrivato nella lega riuscì da subito a far capire a campioni dello spessore di Magic Johnson e Larry Bird quale fosse la sua pasta, nonostante la giovane età. Una cavalcata che lo ha portato a vincere sei titoli NBA e infrangere record individuali e di squadra: numeri che raccontano soltanto in parte però la grandezza di un personaggio difficile da limitare e restringere all’interno del recinto delle statistiche. Meglio approfittare di una ricorrenza del genere per celebrarlo e dire: tanti auguri Michael!

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