Cinema

Il cattivo poeta, Sergio Castellitto è Gabriele D’Annunzio

Il 20 maggio esce al cinema il biopic che racconta gli ultimi anni della vita del poeta e scrittore italiano soprannominato "Il Vate"

(Milano)-Prima biografo di Gabriele d’Annunzio, poi presidente della meravigliosa casa che donò agli italiani, negli ultimi anni ho dedicato molte energie per rendere la casa e il parco sempre più belli e visitati. E per liberare l’immagine del poeta dalla patina di pregiudizi che lo avvolge (sempre meno). Figurarsi la mia allegria quando, nel 2018, arrivò la richiesta di girare un film su d’Annunzio proprio al Vittoriale degli Italiani.

Le carte che la produzione metteva sul tavolo erano eccellenti. Sergio Castellitto è un attore colto, e sa interpretare i personaggi da dentro. Il regista Gianluca Jodice, giovane e all’esordio con un lungometraggio, aveva già dato prova di maestria. Il produttore Matteo Rovere aveva appena girato, anche come regista, lo straordinario Il primo re, racconto non convenzionale e realistico della nascita di Roma. Restava da leggere la sceneggiatura, ma alla fine mi brillavano gli occhi, come in trasparenza al testo luccicavano le tesi che avevo esposto in D’Annunzio, l’amante guerriero e in La mia vita carnale.

1936. Giovanni Comini è stato appena promosso federale, il più giovane che l’Italia possa vantare. Ha voluto così il suo mentore, Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime. Comini viene subito convocato a Roma per una missione delicata: dovrà sorvegliare Gabriele d’Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere.

Già, perché il Vate, il poeta nazionale, negli ultimi tempi appare contrariato, e Mussolini teme possa danneggiare la sua imminente alleanza con la Germania di Hitler. Ma al Vittoriale, il disegno politico di cui Comini è solo un piccolo esecutore inizierà a perdere i suoi solidi contorni e il giovane federale, diviso tra la fedeltà al Partito e la fascinazione per il poeta, finirà per mettere in serio pericolo la sua lanciata carriera.

“Il Cattivo Poeta è un film sull’inverno della vita di un poeta, e di una nazione intera. Racconta l’ultimo anno di Gabriele d’Annunzio. E lo fa da un punto di vista particolare, quasi come fosse una storia di spie, basato però rigorosamente su fatti storici accertati. Un biopic, un film storico ma anche un thriller… ”  Cosi il regista Gianliuca Jodice ha definito la sua opera

Il regista del film ha dichiarato: ” La lunghissima clausura, quasi un auto-esilio, di d’Annunzio dentro il Vittoriale volge al termine. La sua età avanzata, i suoi malanni, i suoi vizi, lo hanno portato a una depressione finale. Solo il rapporto che verrà a instaurarsi con la giovane spia, mandatagli lì da Mussolini, gli procureranno l’ultimo sussulto di vitalità e lo spingeranno a desiderare di contare ancora qualcosa. E come nel più classico dei noir, si fronteggiano mondi contrapposti”.

Gianluca Iodice aggiunge “Le immagini che fin da subito mi si sono presentate davanti agli occhi avevano le tonalità degli interni del Vittoriale, colori “pesanti”, profondi, gialli, neri, verdi… tonalità che creano la patina del tempo, così essenziale a dare credibilità a un racconto storico. Naturalmente, ho pensato a molti film… cercando di non pensare mai a Il Conformista. Un film troppo fatato, troppo importante, troppo inavvicinabile. “Vicino” soltanto per l’epoca che racconta e per la scelta di raccontare il regime dall’interno ”

Nel film il Cattivo Poeta, Clotilde Coreau nei panni di Amelie Mazomier, governante e amante di Gabriele D’annunzio. Nel film il Cattivo Poeta Massimiliano Rossi veste i panni del Commissario Rizzo. In il cattivo poeta Francesco Patanè è Giovanni Comini giovanissimo federale. Francesco Patanè con Tommaso Ragno che nel film Il cattivo poeta interpreta  Francesco Patanè, Tommaso Ragno.

Il Vate venne bollato come perversamente stravagante dalla borghesia piccina e provinciale dell’epoca per i suoi amori liberi, la sua passione per il lusso, il suo passaggio politico di fine Ottocento da destra a sinistra. Il marchio gli è restato, anche se era, da bravo genio, un precursore: noi oggi amiamo il consumismo, desideriamo il lusso e rivendichiamo la libertà sessuale anche grazie a lui. Quanto ai passaggi politici.

Nel 1921 quando arrivò in quello che sarebbe diventato il Vittoriale, cento anni fa d’Annunzio era anche stato un supereroe di guerra, aveva conquistato una città senza sparare un colpo e l’aveva tenuta per sedici mesi, primo e unico poeta al comando di uno Stato, sfidando il mondo intero e tentando una rivoluzione globale. La costituzione che scrisse per Fiume è una delle più avanzate e democratiche del Novecento. Ma Mussolini lo tradì e Giolitti lo prese letteralmente a cannonate.

Decise di ritirarsi, e assistette incredulo al trionfo del duce, che lo considerava «come un dente guasto, o lo si estirpa o lo si copre d’oro», mentre d’Annunzio gli ricordava che «sei vetro contro acciaio». La sua presunta adesione al fascismo è un falso storico: rispetta il duce, il demiurgo che ha saputo conquistare il potere, ma non ama i fascisti («camicie sordide») e detesta il fascismo, accettandolo soltanto per il comune nazionalismo e perché lo onora in ogni modo. Però la misura è colma quando, nel 1937, si avvia l’alleanza con la Germania nazista. Il Vate definisce Hitler «ridicolo imbianchino».

Articoli correlati

Dai un'occhiata anche
Close
Back to top button