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IL SIGNOR DIAVOLO – DI PUPI AVATI

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

IL SIGNOR DIAVOLO – DI PUPI AVATI – Il ritorno di Avati al Grande Horror. Perchè questo E’ un Grande Horror.Che balla sul sottile crinale anche del thriller. Parrà strano ai più, che lo conoscono soprattutto come autore di commedie e film leggeri/brillanti ma Avati è un vecchio Maestro anche del genere Horror e le sue tre precedenti incursioni nel genere (“La casa dalle finestre che ridono”, “Zeder” e “L’Arcano incantatore”) sono perle d’annata. Soprattutto “La casa dalle finestre che ridono” è un tale cult che lo mette quasi a pari con Argento (il Dario Argento degli anni d’oro naturalmente…) e il suo “Profondo rosso” per la palma di miglior horror italiano di sempre. E lo mettono sul podio dei registi dell’orrore nostrano. Qui torna alle atmosfere cupe,ovattate, sulfuree e diaboliche proprio della “Casa…” e stravince. Non per niente ci sono due degli attori-feticcio di quel film a fare da co-protagonisti anche in questa pellicola : l’ottimo Lino Capolicchio e il Grande (Grandissimo, Granderrimo) Gianni Cavina.
Calli Veneziane: due adolescenti al centro di un’oscura vicenda di morte e superstizione: l’uno uccide l’altro perchè, afferma “era posseduto dal diavolo” (anzi dal Signor Diavolo!). La magistratura apre un’inchiesta. La chiesa ci finisce di mezzo. La politica pure: la madre, del ragazzo morto (la SPETTACOLOSA Chiara Caselli) è la plenipotenziaria di una potentissima famiglia locale e dà la colpa dell’omicidio alla chiesa; la D.C. vuole evitare processi e perdita di voti per un processo-scandalo. Manda sul posto un’ispettore del Ministero della Giustizia, (Gabriel Lo Giudice/Furio Momentè) per coprire lo scandalo.
Ma il funzionario è un’idealista, la copia carbone del Lino Capolicchio di 40 anni ne “La casa delle finestre che ridono”: vuol scoprire la verità: c’è veramente Il (signor) Diavolo dietro gli omicidi (che in realtà sono due…) al centro dell’inchiesta o è tutta credulità popolare ? Tra puzza di zolfo, casolari abbandonati, notti illuni da brivido, superstizione popolare, influenze diaboliche, chiese maledette, preti e suore quantomeno ambigui, e creature demoniache in agguato nell’ombra, Avati dirige un supercast tra cui spiccano anche attori del calibro Haber, Andrea Roncato e Massimo Bonetti. Tutti perfettamente in parte. La puzza di zolfo si sente potentissima dappertutto, e il Male è dietro l’angolo. Ma da quale parte arrivi REALMENTE e chi abbia ragione davvero, beh questo è tutto da scoprire. Fino all’ultimo fotogramma. C’è tanto “old Avati” qui ma, per me, anche la lezione del Bido di “Solamente nero”. Forse non spaventa come negli anni ’70 l’epoca è diversa, ma inquieta assai. E’ la quarta CHICCA di Avati. Il re dell’Horror all’italiana.
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