Cinema

TENEBRE

Tenebre, a 40 anni dall’uscita del thriller di Argento, un libro svela i segreti del film

(Roma)-Si sa Lucifero, il principe delle Tenebre, era un angelo. E il suo nome, etimologicamente, significa “portatore di luce”. Forse per questo in Tenebre, distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 27 ottobre del 1982, anche le scene ambientare di notte risultano, magicamente luminose. Dopo “Inferno”, Dario Argento sospende il suo viaggio alchemico e metafisico , iniziato con “Suspiria”. Il regista si congeda dall’ horror e abbraccia di nuovo il thriller perché nulla è più terrificante e oscuro dell’animo umano.  E “Tenebre – Sotto gli occhi dell’assassino”, scritto da Roberto Lasagna e Antonio Tentori  illumina questo abisso cinematografico in cui albergano le pulsioni psichiche più primitive, arcaiche e brutali. Il libro, pubblicato da Shatter Edizioni, è una guida indispensabile per scoprire le stanze segrete, gli angoli più bui di un’opera cartina di tornasole degli anni Ottanta, ma al tempo perpetuo affresco stesso della follia umana. Da un accurato e suggestivo tour delle location del film, ai ricordi di Michele Soavi e Lamberto Bava, sino alle testimonianze di chi non c’è più come John Steiner e Daria Niccolodi, il tomo è una sorta di lettera d’amore nei confronti di un’opera fondamentale per comprendere il percorso artistico di Argento.

 

“La nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo”. Con questa metafora, Goethe ci ricorda che la filosofia e talvolta la verità si manifestano solo al tramonto di una giornata, o di una società. E in fondo “Tenebre” è l’elegia funebre di un mondo in cui, attraverso preziose testimonianze come quella al direttore della fotografia Luciano Tovolo, comprendiamo la scelta di Argento di realizzare una pellicola, algida, fredda, euclidea in cui gli omicidi vengono consumati spesso in pieno giorno. Non abbiamo più il delirio espressionista annegato tra ombre ammonitrici di “Profondo Rosso”, ma il braccio amputato di Veronica Lario, artista suo malgrado che trasfigura  con il suo sangue un muro bianco in una tela di Jackson Pollock. E La bellezza del libro è raccontarci tutto questo attraverso la voce di chi ha partecipato al film. A partire dall’attrice Mirella D’Angelo che in “Tenebre” interpreta la giornalista Tilde. Lo sguardo del suo personaggio prima di morire, cattura tutta la forza perturbante della pellicola e pietrifica lo spettatore parimenti a Medusa.

Come raccontato nel libro, durante un suo soggiorno a Los Angeles dopo le riprese di “Inferno”, Argento venne perseguitato da uno stalker attraverso una serie di telefonate e di minacce di morte. Un ricordo che si è trasfigurato nel brodo di coltura dell’ossessione che spinge il serial killer, in “Tenebre”,  ad alimentare il suo istinto mortifero. E ci si perde volentieri fra le pagine di un libro che ricostruisce l’incredibile sequenza girata con la Louma (la gru snodata per riprese video, in cima alla quale è fissata una macchina da presa munita di controllo a distanza) e ci ricorda  l’aforisma di Conan Doyle: “Eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità.“ Il volume, pubblicato da Shatter, con la precisione di un entomologo e la creatività di un artista, ci restituisce tutta la potenza e l’originalità di un thriller che, come certi vini di pregio, ha acquisito valore e spessore nel tempo. Dalla colonna sonora firmata da Claudio Simonetti, Fabio Pignatelli e Massimo Morante, con quel vocoder che trasforma la parola “Paura” in un inquietante mantra, ai flashback con Eva Robbins e i suoi tacchi a spillo rossi, letale arma di seduzione, gli occhi dell’assassino ci osservano da 40 anni. Perché le tenebre sono eterne. Come certi film. Ed è meraviglioso e gratificante che ci siano certi libri a ricordarcelo.

 

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