Economia

Bankitalia: nel primo trimestre del 2020 l’emergenza coronavirus costerà 5 punti di Pil

Secondo il bollettino di Via Nazionale, il Pil registrerà il -5% nel primo trimestre a causa della pandemia e delle conseguenti misure di restrizione per contenerne la diffusione. Banca d’Italia: impatto negativo marcato nel settore dei servizi

(Roma)- Ogni settimana di blocco costa un calo del Pil dello 0,5%, nel primo trimestre del 2020 si stima un crollo del 5% e si prevede un crollo anche nel secondo trimestre. Nessun dubbio, il coronavirus ha trascinato l’Italia in una situazione di crisi, ma la nostra economia è più forti di quanto fosse nel 2008. E’ quanto dichiara Bankitalia, che comunque precisa che la crisi “ha colpito il sistema produttivo quando era già in atto un rallentamento dell’attività economica e in presenza di un alto debito pubblico”.

Crollo del Pil del 5%
Le stime prevedono comunque una caduta del Pil attorno al 5% nel primo trimestre dell’anno, che ha impattato “in misura rilevante alcuni comparti dei servizi”, mentre la produzione industriale avrebbe subito un ribasso del 6%, e del 15% nel solo mese di marzo. Secondo il bollettino economico di Via Nazionale, “nel terziario le misure hanno pressoché azzerato il fatturato di gran parte del commercio al dettaglio non alimentare, di alberghi, bar e ristoranti e delle aziende del turismo” mentre si sono arrestate le attività edili. Si rileva inoltre che il protrarsi delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 “comporterà una significativa caduta del Pil nel nostro paese anche nel secondo trimestre, cui farà verosimilmente seguito un recupero, che potrà anche essere sostenuto”. I tempi e l’intensità della ripresa dipenderanno, oltre che dalla durata e dall’estensione geografica del contagio, su cui vi è ancora molta incertezza, da diversi fattori interni e internazionali, nonché dall’efficacia delle politiche economiche”.

Cassa integrazione
Bankitalia parla anche di cassaintegrazione e chiarisce che il ricorso alla cig “dovrebbe avere attenuato” nel mese di marzo l’impatto dell’emergenza Covid-19 sul numero di occupati. Nel secondo trimestre l’occupazione potrebbe però contrarsi “in misura più marcata, risentendo del mancato rinnovo di una parte” degli oltre 400 mila contratti a termine in scadenza tra marzo e aprile. I settori maggiormente a rischio sono quello ricettivo-alberghiero, dei viaggi e trasporti, dei servizi ricreativi, culturali e personali e del commercio al dettaglio non alimentare.

Famiglie più solide
Nonostante la forte caduta del Pil nel primo e nel secondo trimestre, si evidenziano anche alcuni dettagli positivi. Le imprese partono “da una struttura finanziaria più solida rispetto all’avvio della precedente recessione”. “Il settore delle famiglie affronta l’attuale congiuntura con una solidità finanziaria maggiore rispetto a quella che aveva alla vigilia della crisi del debito sovrano. L’impatto della pandemia sui redditi può essere significativo, ma è mitigato dal basso debito, dal livello molto contenuto dei tassi di interesse e dalle misure di contrasto attuate dalle autorità”.

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