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DE LUCA LA SMETTA COI SUOI MONOLOGHI E ABBIA IL CORAGGIO DI AVVIARE UN CONFRONTO PUBBLICO

Intervista all'avvocato e professore napoletano Severino Nappi, consigliere regionale della Lega in Campania.

Severino Nappi, classe 1965, napoletano, è avvocato e ordinario di Diritto del Lavoro. Professore nelle Università di Benevento, attualmente insegna Diritto del Lavoro presso l’Università di Napoli e “Diritto del Mercato del Lavoro” presso la Scuola di specializzazione in Diritto civile dell’Università degli Studi di Camerino. Nel 2009 affianca l’attività istituzionale a quella accademica diventando assessore all’Occupazione della Provincia di Napoli, nel 2010 la nomina ad assessore al Lavoro, Formazione e Orientamento professionale della Regione Campania. Oggi Nappi è consigliere regionale della Lega in Campania, qualcuno lo ha definito l’antagonista diretto del governatore Vincenzo De Luca, col quale entra spesso e volentieri in polemica. Di questo e di molto altro, abbiamo parlato nella nostra intervista.

 

Lei è un avvocato, un professore e anche un politico. Uomo dalle tante passioni, o solo “confuso”?

“Confuso, dice? (Ride, ndr). Dunque, diciamo che sicuramente sono una persona che ha sovrapposto una serie di interessi cercando di farli convivere. In realtà, esiste un filo conduttore che lega tutte queste esperienze; ho cominciato come avvocato e contestualmente anche la mia attività universitaria, l’esperienza politica, invece, che nasce da tecnico, è a sua volta una declinazione delle prime due. Ho iniziato come assessore alla Provincia e poi alla Regione, alla Politiche del lavoro e della formazione, argomento che in pratica era il mio pane quotidiano come professionista e giurista. Quindi ho traslato le mie competenze professionali e anche quelle accademiche in una dimensione istituzionale, la quale derivava poi da rapporti che avevo costruito negli anni, esercitando le mie professioni”.

Quella per la politica, è una “patologia”, un innamoramento a prima vista oppure un amore cresciuto e maturato nel tempo?

“È stato certamente un amore sbocciato nell’età della maturità. Fin da ragazzino ho avuto la passione per la politica che però ho dovuto accantonare perché mio padre mi aveva intimato di studiare, prima, di laurearmi, di portare a casa i risultati relativi alla mia formazione, e poi avrei potuto pensarci. Devo dire che sono molto grato a mio padre perché, senza questa base professionale, il mio contributo alla politica sarebbe stato molto più modesto, a mio avviso. La politica è una materia molto complessa, con regole, linguaggio, tempi e tematiche specifiche e se non sei sufficientemente strutturato, anche culturalmente, è difficile improvvisarsi politici, si rischia di risultare incompetenti. E infatti l’incompetenza è uno dei limiti maggiori della nostra politica attuale, nonché uno dei problemi maggiori di questo Paese”.

Lei è stato definito l’antagonista diretto del governatore campano Vincenzo De Luca col quale, infatti, entra spesso e volentieri in polemica. Si riconosce in questo ruolo?

“Io in realtà, a De Luca contesto di essere un pessimo presidente della Regione! Guardi, sarà anche un bravissimo uomo di spettacolo, un ottimo showman, persino un simpatico monologhista, però è totalmente fallimentare nella gestione pubblica. E non lo dico io, in veste di suo antagonista, piuttosto emerge dai dati drammatici che abbiamo: la Campania ha i più bassi tassi di occupazione a livello europeo, ha le peggiori ferrovie d’Italia, non ha misure per la formazione attiva! Di fatto, De Luca, quando il Covid ha cominciato a diffondersi pesantemente anche in Campania, al di là delle note sceneggiate col lanciafiamme, sostanzialmente non ha fatto nulla di incisivo, è soltanto venuto fuori tutto il dramma della sanità campana! Per non parlare della criticità relativa alla scarsa qualità dei servizi per i cittadini, per la quale oltretutto si spende meno rispetto a tutte le altre regioni italiane. La verità è che io e De Luca abbiamo una visione differente della politica, personalmente sono convinto che, oggi più che mai, avremmo bisogno di costruire insieme gli strumenti necessari alla risoluzione dei problemi, occorre confrontarsi, dialogare, a prescindere delle posizioni politiche, e provare a trovare strade condivise! Invece il nostro governatore continua ad andare avanti, come un uomo solo al comando, in una logica nella quale non è previsto alcun confronto. Fondamentalmente gli contesto l’arroganza, un vizio deprecabile per chiunque, e una certa inadeguatezza: De Luca vuol dare l’idea di essere un uomo capace e decisionista e invece è soltanto un colossale “mistificatore”, oltre che molto disinvolto nella gestione delle regole”.

Una mia curiosità, lei e De Luca spesso non ve le mandate reciprocamente a dire, tuttavia lo fate prevalentemente a mezzo stampa o social media. Auspicherebbe un incontro-confronto diretto con lui?

“Magari! Io avrei molto piacere a partecipare a un confronto pubblico, sulle tematiche citate, con De Luca. Il problema è che lui è un uomo disabituato ai dialoghi, recita i suoi monologhi, pensi che si è creato una sorta di bunker presso la Protezione civile a Salerno (tra l’altro, a spese dei campani) dove si “trincera” e trascorre la maggior parte del suo tempo; lui viene pochissimo a Napoli. De Luca è abituato a scappare dal confronto, persino il Consiglio regionale ha dei tempi contingentati, immagini che di recente è stata approvata la Legge di stabilità regionale, una delle misure più importanti che attua una regione, una misura che impatta per 3 miliardi di euro, e in quell’occasione è stato stabilito un tempo massimo di 2 ore affinché potessero parlare tutti, ergo, pochi minuti ciascuno. Bisogna dire che, con quella legge, in pratica, sono state aumentate le tasse ai campani e il nostro presidente non si è manco degnato di spiegare perché! Ad ogni modo, sarei felice se De Luca avviasse un confronto pubblico, ma personalmente, non so voi, io non ho memoria di un’occasione nella quale lui si sia seduto con qualcuno per spiegare le sue ragioni. Abbia il coraggio di farlo! ”

Avvocato, ma a chi accusa che la Lega sia un partito populista, lei cosa risponde?

“Rispondo che è un partito popolare, non populista. La Lega è un partito concentrato sui problemi reali dell’intero Paese, infatti non è un caso che abbia sposato temi importanti come quello della sicurezza, dell’immigrazione e guarda caso, in questo momento, mentre tutti parlano di massimi sistemi, Matteo Salvini chiede di abbassare la bolletta dell’energia elettrica, un tema che riguarda il quotidiano delle piccole imprese, delle famiglie, del pensionato, della massaia. Questa è la differenza tra partito popolare e populista. Noi abbiamo bisogno anche e soprattutto di una politica di concretezza che deve servire a innervare prospettive, a dare fiducia”.

E a chi le ricorda che in passato la Lega sia stata ostile nei confronti del Sud, cosa replica?

“Replico che quella era la Lega Nord, un partito che non esiste più! Oggi ne è nato un altro, la Lega per Matteo Salvini ed è il risultato di un’altra organizzazione politica, composta da 20 federazioni regionali tra cui la Campania, con rappresentanti campani (esiste una Lega lombarda, una lega veneta, una campana, e così via…). Poi, se vogliamo fare ancora confusione, dopo tutto questo tempo… La Lega Nord nacque in Lombardia, in Veneto e Piemonte e mi pare ovvio che tutelasse, legittimamente, gli interessi di quei territori. Oggi invece, è un partito nazionale che fa politica nell’interesse dell’intero Paese. È un partito che, al contrario, nasce come espressione di interessi di un territorio, è un movimento che ha nel suo Dna la tutela del territorio, la difesa della propria terra… e chi, più di noi campani, dovrebbe apprezzare questo? Siamo gli abitanti di una regione abituata alla razzìa, ad essere depredata da tutti! “.

Lei vive a Napoli, una città che ha definito “meravigliosa e terribile “. Cosa intende?

“Napoli è tra le più belle città del mondo, viverci è straordinario come straordinari sono i suoi colori, i sapori e le bellezze, tuttavia è altrettanto terribile perché piena di occasioni sprecate. Se c’è una colpa che i napoletani hanno fortissima è il loro sfrenato individualismo, l’incapacità di fare squadra e sistema. Ciascuno crede di poter fare il proprio piccolo interesse che gli consente di tirare avanti. Questa visione del bene comune come modo per dare forza al bene individuale, è sicuramente un grande limite di questa città. Napoli meriterebbe semplicemente di essere all’altezza della sua bellezza”.

A proposito di Napoli e delle sue bellezze, ho letto di un’interessante iniziativa che riguarda la Galleria Umberto I. Ce ne parla?

“Con piacere! La Galleria Umberto I nacque  negli ultimi decenni dell’800 all’interno di un progetto di  risanamento di una zona importante di Napoli, Via Toledo, un’opera colossale che è stata per molti anni un luogo di rilevanza nazionale e internazionale. Al suo interno c’erano il Salone Margherita, i caffè letterari, molti ritrovi di artisti e figure di rilievo. Poi, a un certo punto, è cominciato un degrado inquietante, diventato drammatico nei dieci anni di gestione di De Magistris. Oggi cade a pezzi e, nell’indifferenza delle Istituzioni, ci dormono i clochard. Ora, la scelta qual è? Continuare a far finta di niente, con strafottenza e ignavia, come è accaduto negli ultimi 10 anni, limitarsi ad un semplice maquillage o fare un salto di qualità? Io ho scelto la terza opzione e ho lanciato una petizione, un concorso internazionale di idee (link per firmare la petizione: https://www.change.org/p/bando-di-idee-contro-il-degrado-della-galleria-umberto-i-di-napoli) che ambisce a restituire alla città di Napoli una Galleria che sia un reale attrattore. Mi piacerebbe coinvolgere le più importanti griffe e i nomi internazionali che oramai a Napoli non ci sono più, ospitarli nei locali sfitti della Galleria affinché si impegnino a contribuire alla rinascita anche materiale della struttura e a portare in giro, in modo positivo, il nome di questa città. Bisogna restituire alla Galleria il suo antico splendore! “,

So che ama molto viaggiare, ovviamente la pandemia ha momentaneamente messo in pausa la sua passione, come quelle di noi tutti. Senza parlare di tutte le pause che hanno sofferto svariate categorie di lavoratori: dal barista all’attore teatrale. La famosa luce in fondo al tunnel, lei la vede?

“La vedo, sì. Io credo che la vicenda del Covid sia stata imprevista e drammatica, ha spezzato molte nostre certezze. Personalmente credo che questo virus sia destinato inevitabilmente a ridurre la sua portata, già la nuova variante si è manifestata in modo molto meno aggressivo. Il danno vero resta quello che ha subìto l’economia, la paura del domani che persiste in tutti. Qui dovrebbe intervenire il Governo contrastando queste paure con la capacità di offrire risposte nell’immediato, di tracciare il percorso che verrà,  immaginare politiche del lavoro capaci di disegnare percorsi occupazionali più solidi e stabili per rasserenare. Occorre far ripartire il sistema economico”.

Avvocato, come e dove si vede fra cinque anni?

“Innanzitutto mi voglio vedere, considerando che del domani non v’è certezza. Fra cinque anni non so se farò ancora politica attiva. Comunque sarò sempre disponibile a dare il mio contributo al benessere della mia terra. Credo sia un preciso dovere di tutti mettere a disposizione, nelle modalità e coi tempi che ciascuno crede, le proprie energie per il bene comune. Ne abbiamo davvero bisogno. Qui più che altrove”.

 

Per saperne di più:

www.severinonappi.it 

Facebook. : SeverinoNappiOfficial

Instagram : severino_nappi

 

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