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DOPO LA PANDEMIA, RITORNO IN TV CON UNA SIT-COM DI SUCCESSO

Intervista a Claudio Insegno, regista di musical famosi e di grande successo, attore di teatro e doppiatore. Attualmente è impegnato su Canale 8 con la seguitissima sitcom Vita, ideata da Ciro Ceruti, con un cast di attori eccezionali.

Claudio Insegno è noto, nel mondo dello Spettacolo, come il regista di famosi musical di successo quali: “Jersey Boys”, “Hairspray” con Giampiero Ingrassia, “Spamalot” con Elio come protagonista, “La febbre del sabato sera “, “Francesco il musical ” e altri ancora, tutti con cast eccezionali. Ha recitato in svariati spettacoli teatrali, in alcuni dei quali è stato anche e contemporaneamente regista. Da molti anni insegna recitazione in una scuola co-fondata con il fratello: l’attore comico e presentatore Pino Insegno. Qualche curiosità? È sua la voce del dott. Julius Hibbert de I Simpson e di Rizzo il Ratto nei Muppet. Attualmente è impegnato nella regia e recitazione della seguitissima Sit-Com “Vita” che approda in tv, sulla emittente campana Canale 8, dopo lo straordinario successo raggiunto sul web: innumerevoli consensi e milioni di visualizzazioni, conquistando numerosi premi tra cui un riconoscimento in Brasile per il My Movies Award e finalista del Digital Media Fest, il festival creato e diretto da Janet De Nardis, nella sezione Comedy. Ideata da Ciro Ceruti, attore di televisione, cinema, teatro ma anche autore, regista e sceneggiatore, “Vita” vanta la presenza di artisti del calibro di Sandra Milo, Gianfranco D’Angelo e Milena Miconi, Ernesto Lama. Claudio è certamente un artista eclettico e poliedrico con una lunga carriera di successi ma che, a suo dire, ha ancora molti cassetti che strabordano di sogni. L’ho raggiunto alla vigilia della partenza per Napoli, dove registra la sit-com, e devo dire che mi ha davvero contagiato con la sua simpatia e la forte energia positiva che emana.

Claudio, tu sei il regista di tanti famosi musical di successo. Ma tanti tanti eh…

“Eh sì, ne ho fatti molti, alcuni con protagonisti  importantissimi e in teatri spettacolari! Un periodo bellissimo, che purtroppo è stato interrotto dalla pandemia”.

Sarei curiosa di sapere quale musical è stato più complicato da dirigere, o quale ti ha dato più soddisfazioni…

“Ma sai, il musical è assemblato da tante persone: dal coreografo al direttore di orchestra, passando per la costumista. Dunque sono sempre stato aiutato nel mio lavoro di direzione, anche perché ho avuto la fortuna di circondarmi di professionisti grandiosi. Diciamo che quello che mi ha dato più soddisfazioni, era il 2000, è stato “Francesco il musical”: pensa che le scenografie erano di Dante Ferretti, premio Oscar dei film di Scorsese, i costumi di Gabriella Pescucci, anche lei Oscar in film americani, la sceneggiatura di Vincenzo Cerami oscar per la Vita è bella . Ero circondato da nomi eclatanti e io ero così giovane, mi sentivo in dovere di fare qualcosa di importante. E così è stato!”

Tu però sei anche attore, di teatro soprattutto. In alcuni progetti, reciti e dirigi contemporaneamente. Eclettico o solo indeciso?

“No, non sono affatto indeciso! Il problema è che questa cosa di provare ruoli diversi, in Italia è ancora insolita, a differenza di altri Paesi tipo l’America. Io sono convinto che se ti piace questo mondo, questo mestiere, ti puoi cimentare in tutte le sue forme d’arte e non farti relegare in solo ruolo. Perché dovrei decidere tra una cosa o un’altra, se sono bravo in entrambe?”

Nella tua biografia ho letto almeno tre chicche curiose, che forse non tutti conoscono. La prima è che sei stato persino conduttore in un’edizione estiva di Luna Park su raiuno nel 1996, la seconda: un insegnante nella famigerata scuola di Amici della De Filippi…

“Vero! Come conduttore ho fatto anche altro, intendo presentare eventi o spettacoli. Quella di Amici, invece, è stata un’esperienza stranissima, non faceva per me. Era la prima edizione, allora si chiamava Saranno famosi, e fu difficile per me perché non mi sentivo rappresentato da ciò che facevo. Probabilmente non ho capito bene cosa fare in quel contesto, i reality non mi appartengono, credo non rappresentino mai davvero la realtà o quantomeno come la intendo io”.

La terza curiosità è che è tua la voce di due personaggi famosi dei cartoni animati. Sei anche doppiatore?

“In realtà sono le uniche due eccezioni di doppiaggio che ho fatto, per il resto lo lascio fare a chi è più bravo di me tipo mio fratello Pino. Ebbene sì, ho prestato la voce al dott. Julius Hibbert dei  Simpson e a Rizzo il Ratto dei Muppet, mi sono divertito molto, sono prodotti fatti benissimo per cui ne sono orgoglioso”.

A proposito di tuo fratello, Pino Insegno, parliamone. Cosa avete in comune voi due e in cosa siete diametralmente opposti?

“Non abbiamo nulla in comune e siamo completamente opposti su tutto: diverso il carattere, gli affetti, le necessità. Lui non ama fare le prove e io sì, io voglio sperimentare spettacoli nuovi e lui no, a lui piace la televisione e io la odio, io non sopporto il calcio e lui lo ama, lui ha 4 figli e io ho solo un cane! ( ride, ndr). Diciamo che ci  resta il legame fraterno, sicuramente una grande stima per la reciproca arte, ma per il resto ci siamo un po’ scansati negli ultimi tempi, ecco. Forse un giorno ci riuniremo, chissà! Se succederà, in scena saremo ancora più divertenti soprattutto  perché probabilmente non ricorderemo le battute, considerando che saremo entrambi troppo vecchi. Per il momento è così, a volte ci sentiamo a telefono e a Natale ci vediamo pure, pensa! ( ride, ndr)”.

Prima hai detto che la Pandemia ha bloccato il tuo lavoro. Come hai vissuto quel periodo?

“Diciamo che mi ha salvato il cane e non solo perché, grazie a lui, potevo uscire eh…(ride, ndr). Mi ha salvato perché ho capito quanto si possa amare un essere così piccolo e peloso e quanto questi riesce a darti!. Quando ho preso il Covid solo lui poteva, giustamente, starmi vicino e non è stato un bel periodo. Inoltre, ero abituato a prendere un treno al giorno e poi all’improvviso il blocco, senza lavoro per 2 anni. Dover modificare tutte le mie abitudini, alla mia età poi, è ancora più difficile da accettare”.

Ora però hai ricominciato e anche alla grande. So che sei alle prese con un nuovo progetto, ce ne parli?

“Per questo progetto io devo ringraziare Ciro Ceruti, comico incredibile, un grande sceneggiatore ma soprattutto un amico straordinario. Ci siamo ritrovati, dopo aver lavorato insieme 15 anni fa, in una sitcom molto divertente che stiamo girando a Napoli, con un gruppo di lavoro eccezionale: Sandra Milo, Gianfranco D’Angelo, Milena Miconi, Paco De Rosa, Ernesto Lama. Si parla della vita, di tre fratelli che vivono sotto lo stesso tetto perché il padre (morto) l’ha lasciata in eredità a tutti loro. E dunque accadono litigi vari, problemi quotidiani,  ma anche amori e coppie improbabili. Va in onda su Canale 8 e sta avendo un grande successo di pubblico, numeri equiparabili a quelli Mediaset. E noi ne siamo fieri e felici, ovviamente”.

Ma tu, ce l’hai ancora un sogno professionale nel cassetto?

“Beh, i miei cassetti sono pieni di voglie e di progetti da realizzare, ma il mio sogno assoluto, da sempre, è arrivare alla fine dei miei giorni avendo fatto tutto bene. Ecco, spero di lasciare un bel ricordo di me…”

E qualche rimpianto, professionale o privato?

“Il mio rimpianto professionale è quello di non aver mai studiato uno strumento, considerando che amo la musica. Nella mia vita privata mi spiace solo che mia madre non ci sia più, e che  non abbia potuto vedere ciò che ho fatto e realizzato”.

Come e dove ti vedi tra cinque anni?

“Sono pochi cinque anni!(ride,ndr). Mi vedo ancora col mio cane, con più capelli bianchi e magari a dirigere un film importante per il Cinema”.

C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho chiesto?

“Potresti chiedermi se sono felice, per esempio…”

Claudio, sei felice?

“Credo di sì, sai? Mi rendono felice tante piccole cose: stare col mio cane, pranzare con un amico oggi, partire domani per Napoli a girare la sit-com. Mi rende felice stare su questa  Terra, lavorare ed essere considerato. La pandemia mi ha costretto a rimboccarmi le maniche ma mi ha anche dato la possibilità di ricominciare, ed esserci riuscito mi rende felice…”

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