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Gaia Nanni: l’arte di vivere tra palcoscenico e realtà

La nostra intervista esclusiva con la brillante attrice Gaia Nanni

Gaia Nanni è un’attrice poliedrica e appassionata, la cui carriera teatrale è caratterizzata da una vasta gamma di ruoli e collaborazioni che hanno messo alla prova il suo talento e la sua versatilità. Con un’abilità innata nel trasformarsi e immergersi in mondi lontani, Gaia riesce a infondere vita a personaggi complessi e diversificati, dal teatro alla scrittura. La sua dedizione non si ferma al palcoscenico; è profondamente coinvolta nel volontariato e nell’attivismo politico, portando storie di lotta e speranza attraverso le sue performance. In questa intervista, Gaia condivide con noi il suo percorso artistico, l’importanza della comunità teatrale e i progetti futuri che mirano a promuovere l’inclusione attraverso l’arte. Prepariamoci a scoprire l’anima di un’artista che non smette mai di reinventarsi e di cercare il cuore pulsante della vita.

Gaia, la Sua carriera teatrale è stata segnata da una vasta gamma di ruoli e collaborazioni. Qual è stato il ruolo più impegnativo che ha interpretato e perché?

Mi sono tolta tante soddisfazioni, sempre in bilico tra ruoli tanto diversi tra loro: dalla Bambola Meccanica all’Escort Balbuziente, passando per la servetta bergamasca e la Badante dell’est. La parte più impegnativa è ogni volta immergermi in mondi lontanissimi da me, imparare la musicalità di un nuovo dialetto, indossare un’età che non è la mia e andare in scena. Questa è la fatica più grande e più bella del mio percorso da attrice. Dimenticarmi finalmente di me per fare spazio ad altro.

Nel Suo racconto teatrale “La notte dei bambini”, si esplora il tema della comunità e della solidarietà. Come crede che il teatro possa contribuire a rafforzare questi valori nella società?

Il teatro è la comunità vivente per eccellenza. Prendiamo, usciamo di casa, dai nostri nidi confortevoli, sfidiamo il freddo e la pigrizia e ci troviamo insieme tra vivi a vedere qualcuno che è altrettanto vivo sul palco ed è lì in quel momento solo per noi. E noi per lui. Il teatro è ancora oggi una comunità possibile e rivoluzionaria.

È coinvolta nel volontariato e nell’attivismo politico. In che modo queste esperienze influenzano il Suo lavoro artistico?

Il mio lavoro teatrale parte sempre da un lavoro di indagine. Incontro i testimoni, ascolto e raccolgo le loro storie e le metto in scena. Credo sia molto importante prestare la nostra voce alle storie di chi lotta ogni giorno. Negli anni ho ascoltato e messo in scena migranti, operai, badanti, infermieri. C’è un mondo là fuori che merita di essere raccontato.

La scrittura è una parte importante della Sua vita, come dimostrano i Suoi articoli per “La Repubblica”. Come riesce a bilanciare l’attività di scrittura con quella di attrice?

Sono sempre più spesso autrice e attrice nei miei lavori. La scrittura è una presenza che mi accompagna da sempre. Fonderle insieme nell’attività teatrale è un passo che ho avuto il coraggio, o la sfacciataggine, di compiere solo da qualche anno.

Ha fondato l’associazione Jambo per promuovere l’inclusione attraverso l’arte. Quali sono gli obiettivi futuri di questa iniziativa?

Ci dedichiamo a progetti culturali a sostegno delle fasce sociali più vulnerabili. Oggi abbiamo molti corsi di teatro gratuiti dedicati ai giovanissimi. Nel 2026 partiranno incontri scolastici sui temi della resistenza femminile e sui diritti nel mondo del lavoro.

Se la Sua vita fosse un’opera teatrale, quale sarebbe il titolo più adatto e perché?

“Io, speriamo che me la cavo”, il perché mi sembra evidente.

Ha lavorato con molti registi e attori famosi, fra cui il grande Leonardo Pieraccioni. C’è un aneddoto divertente che può condividere su una delle Sue collaborazioni?

Leonardo è uno di quelli che non ci si crede. Potrebbe iniziare così questa risposta. È uno di quelli che, per quanto ha ricevuto, poteva sciuparsi. Avrebbe potuto avere assistenti terrorizzati, confondere i nomi di tutti ed essere insopportabile. Invece te lo trovi lì, sul set a 40 gradi e col golf di lana, a ridere con le tasche piene di parole per tutti. Leonardo è una brava persona prima di essere quello che tutti sanno di lui e ce lo ricorda ogni giorno. E io sono così felice di averlo trovato e felice di sapere che arriva prima o poi qualcosa di assurdo da fare insieme. Qualcosa che inizia con “oh Nanni” prosegue con “dimmi Leo” e finisce col cuore inebetito: il mio e il mio ennesimo “sì, facciamolo”.

Come attrice, ha mai avuto un’esperienza divertente o imbarazzante durante una performance live?

Ho dovuto spogliarmi nuda in scena, per me che temo anche di mettermi in costume al Bagno Augusta di Lido di Camaiore, non è stato semplicissimo.

Qual è la Sua routine preferita per rilassarsi dopo una lunga giornata di prove o spettacoli?

Stare con i miei figlioli, mangiare schifezze sul tappeto del salotto e urlare, sempre sul tappeto, di non ungere il tappeto. La casa è la mia più grande trasgressione quando torno dalla tournée.

Qual è il consiglio più buffo che le è stato dato nella Sua carriera e che ancora oggi ricorda con un sorriso?

Ogni volta che sento dire un regista ai propri attori poco prima di andare in scena “Divertiamoci” mi viene sempre da sorridere. Perché in quei momenti lì, prima del debutto, gira tutto nella testa di un attore tranne divertirsi. Si pensa di morire, di non farcela, di scappare, di stare sul pezzo nonostante tutto. E allora mi viene in mente questa frase che sento più mia e che mi venne detta da un’attrice anziana e molto più esperta di me: “Ascolta Nanni, su quel palco o si muore o ci si reincarna. Vai”. Per ora ci siamo sempre reincarnati, per fortuna.

Un momento professionale che porta sempre nel cuore?

L’incontro con Giuliana Musso, la mia regista, che ogni giorno mi ricorda che devo portare con me tutti i miei cromosomi. Tutti. Che le cose a metà non hanno senso. E l’incontro con Massimo Sgorbani che oggi non c’è più ma che continua ad esserci, sempre.

E se non avesse intrapreso questo percorso, oggi cosa sarebbe?

Oggi probabilmente sarei una lampredottaia di primo livello, a ridere in una piazza e a fare star bene la gente dietro a un baracchino sempre aperto.

Che cos’è per Lei la sensualità?

Per me è trovare una bambina che ride di sé e fa ridere gli altri nel corpo di una donna. È contenere molti strati. Forse la sensualità altro non è che una bellissima donna matrioska.

 

I prossimi spettacolo di Gaia Nanni:

 

Marzo 2026

  • 6 Marzo 2026
    La Notte dei Bambini
    Teatro Giotto, Vicchio (Fi)
  • 20 Marzo 2026
    La Notte dei Bambini
    Teatro Montegrappa, Rosà (Vi)

Maggio 2026

15 Maggio 2026
Water & Fire, la storia di Pascarella
Teatro Maggio Musicale Fiorentino, Firenze

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